Si fa più concreta per le imprese la possibilità di fare affidamento anche sulla cartolarizzazione quale strumento di liquidità aggiuntivo e per banche e investitori di poter scommettere su nuove classi di attivi. Lo renderebbe possibile una norma contenuta nel ddl pmi, che è all’esame del Senato dopo l’approvazione della Camera.
Concretamente l’intervento di modifica della legge del 1999 supera quindi «una lettura della cartolarizzazione legata esclusivamente ai crediti e consente di monetizzare le giacenze di magazzino senza interrompere l’attività operativa attraverso la costituzione di un patrimonio destinato ovvero con la cessione di tali beni a società veicolo d’appoggio o anche direttamente al veicolo di cartolarizzazione», ha spiegato a MF-Milano Finanza Annalisa Dentoni-Litta, partner di Hogan Lovells.
Il ddl pmi interviene poi sul fenomeno delle recensioni online (il 65% degli italiani le consulta prima di acquistare) per contrastare la pratica dei falsi. Ma secondo Marco Berliri, socio del dipartimento Tmt dello studio legale Hogan Lovells, tali misure «non colgono nel segno rischiando di far diminuire le recensioni negative più che quelle false». Innanzitutto la nuova normativa prevede che recensioni pubblicate dopo 30 giorni dall’esperienza effettiva o che abbiano più di due anni siano illegittime e possano essere cancellate su richiesta del soggetto recensito.
«Non può essere il passaggio del tempo a definire come illegittima una recensione, ma soprattutto il risultato finale sarà che i proprietari delle strutture recensite dopo due anni chiederanno di cancellare solo le recensioni negative alterando così il punteggio complessivo». Inoltre la normativa vieta una recensione che sia «il frutto della dazione o della promessa di sconti, benefici o altra utilità da parte del fornitore: questo divieto può conciliarsi con l’attività degli influencer? Sarebbe bastato vietare le recensioni a pagamento non espressamente indicate come tali», suggerisce Berliri. C’è però la possibilità di «correggere in parte il tiro con le linee guida a cui lavora l’Antitrust».
ll ddl Pmi poi per incentivare il ricambio generazionale conferma per il 2026 e il 2027 un meccanismo di part-time incentivato, per consentire ai lavoratori senior vicini alla pensione di ridurre l’orario di lavoro (tra il 25% e il 50%) senza subire una decurtazione integrale della rendita futura, grazie a benefici contributivi coperti dallo Stato. Per fruirne, le imprese con meno di 50 dipendenti avranno però l’obbligo in parallelo di assumere giovani under 34 a tempo indeterminato per favorire il passaggio di competenze. Un doppio binario «interessante e che rappresenta un oggettivo incentivo al ricambio generazionale» ma i benefici «sono subordinati al ricorrere di diversi requisiti (dimensionali dell’azienda, posizione previdenziale del dipendente, obbligo del datore di assumere un altro dipendente a tempo indeterminato e limiti di numero massimo di beneficiari e comunque entro un determinato tetto di spesa per lo Stato) che, nel concreto, potrebbero limitare l’effetto incentivante» hanno precisato Vittorio Moresco, partner e Elena Pellicano, Senior Associate di Hogan Lovells. (riproduzione riservata)