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Dbrs: il mercato assicurativo italiano sta recuperando, attenzione alla qualità del credito
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Dbrs: il mercato assicurativo italiano sta recuperando, attenzione alla qualità del credito

di Marco Vignali
03 marzo 2021, 12:55

Il calo delle valutazioni delle attività e dei prezzi dei titoli di Stato italiani ha portato a una flessione dei coefficienti di solvibilità del ramo non vita. Tuttavia, i grandi player hanno retto grazie agli utili 2019 e alla resilienza del modello di business. Per la ripresa, molto dipenderà dall'andamento dell'economia e delle aziende

L'Italia è stata tra i Paesi europei più colpiti dalla pandemia di Covid-19, tanto in termini di portata della crisi sanitaria quanto di impatto economico, e anche il settore assicurativo non vita ha avvertito gli effetti della pandemia in diverse circostanze. Come evidenziato da Dbrs Morningstar, il calo delle valutazioni delle attività e, in particolare, il calo dei prezzi dei titoli di Stato italiani nel marzo 2020, in risposta alle preoccupazioni per la diffusione globale del virus, hanno portato ad un sostanziale calo dei coefficienti di solvibilità nel settore assicurativo italiano nel primo trimestre dello scorso anno, come diretta conseguenza di una quota significativa dei titoli di Stato italiani nei portafogli di investimento e un'elevata sensibilità dei coefficienti di solvibilità agli spread di tali titoli, in particolare per gli assicuratori focalizzati a livello nazionale.

Tuttavia, mentre i dati sulla solvibilità del settore nel secondo semestre del 2020 non sono ancora disponibili, Dbrs evidenzia che alcuni dei grandi player focalizzati sul mercato interno hanno riportato solidi rimbalzi per ciò che concerne la loro solvibilità durante la seconda metà dell'anno. La ripresa è stata supportata da una normalizzazione degli spread dei titoli di Stato italiani e da aggiustamenti effettuati dalle autorità di regolamentazione nel 2020 verso alcuni meccanismi specifici della disciplina Solvency II, fattori determinanti per mitigare l'impatto che la volatilità delle obbligazioni ha sui coefficienti di capitale.

“Notiamo che la solvibilità del settore è stata positivamente influenzata dalla disponibilità degli utili conseguiti nel 2019, in quanto alcuni dei principali player di mercato hanno non hanno distribuito dividendi, in linea con le disposizioni pattuite”, sottolineano gli analisti. La crisi da coronavirus ha avuto chiaramente un impatto negativo anche sui rendimenti degli assicuratori italiani: alcuni degli assicuratori non vita focalizzati a livello nazionale hanno segnalato un indebolimento dei risultati degli investimenti nel secondo trimestre 2020, a seguito del deprezzamento delle valutazioni di mercato. Tuttavia, l'impatto è stato mitigato da una limitata esposizione a classi di attività più rischiose, come le azioni, che rappresentavano una bassa quota dei portafogli di investimento.

Stando a quanto riportato da Dbrs, i lockdown hanno determinato un rallentamento dell'attività commerciale e, di conseguenza, un calo dei premi non vita su base annua. Su base trimestrale, il calo nei premi non vita ha raggiunto, nel secondo trimestre 2020, il -6%. Tuttavia, nel terzo trimestre, il settore ha sperimentato una certa normalizzazione. Su base cumulativa, i premi non vita sono stati pari a 26,9 miliardi di euro per i nove mesi del 2020, in calo di un relativamente modesto 2,2% su base annua. La contrazione è dovuta principalmente al segmento automobilistico, che è diminuito del 4,1%, e, in misura minore, al segmento sanitario, dove il calo è stato del 3,8% nei primi nove mesi del 2020. La flessione in queste due categorie è stata in parte compensata da una certa crescita dei premi nei settori della proprietà e della responsabilità civile generale (rispettivamente 2,7% e 3,3%). In generale, l’impatto del Covid-19 è stato relativamente contenuto e più modesto rispetto al segmento vita, dove i premi aziendali diretti nei primi nove mesi del 2020 sono diminuiti dell'8% a 73,4 miliardi di euro.

Una nota positiva è che, grazie alla riduzione del traffico stradale e, di conseguenza, della frequenza dei sinistri automobilistici, il segmento degli assicuratori non vita si è materialmente rafforzato. I combined ratio si sono consolidati nonostante gli eventi meteorologici, che hanno avuto un impatto più forte nel 2020 rispetto agli anni precedenti, e nonostante le disposizioni per alcuni sconti offerti ai clienti dell'assicurazione auto come parte integrante delle misure di supporto del coronavirus.

"Di fronte a una crisi sanitaria senza precedenti, il segmento non vita italiano ha confermato la resilienza del proprio modello di business", evidenziano da Dbrs, e nella seconda metà del 2020 sono emersi "alcuni segnali di ripresa dall'impatto dell'emergenza pandemica, tra cui la normalizzazione dei rapporti di solvibilità e dei rendimenti degli investimenti. Sulla base dei dati di settore disponibili, i volumi di business sono migliorati anche nel terzo trimestre 2020”.

Nonostante queste tendenze, l’agenzia di rating rileva che alcuni degli impatti dell'epidemia persisteranno nel settore assicurativo non vita italiano anche nel 2021, e che il percorso della ripresa economica sarà un importante determinante nell'ulteriore processo di normalizzazione. Sulla base degli scenari economici di Dbrs Morningstar, l'economia italiana dovrebbe recuperare tra il 5% (scenario moderato) e il 2% (scenario negativo) nel 2021.

"In uno scenario di ripresa economica ritardata, ci aspettiamo che i combined ratio rimangano relativamente bassi per più tempo, fornendo un supporto per la redditività tecnica del segmento", evidenziano gli strategist, secondo cui "i differenziali dei titoli di Stato italiani e, più in generale, i risultati dei mercati finanziari, dovrebbero rimanere determinanti importanti per la solvibilità e i rendimenti degli investimenti degli assicuratori focalizzati a livello nazionale nel 2021". Infine, un'altra importante asset class nei portafogli degli assicuratori italiani sono le obbligazioni societarie. La lenta ripresa dell'economia italiana nel 2021 "potrebbe portare a un deterioramento della qualità creditizia delle obbligazioni societarie, con ripercussioni negative sulla redditività e sulla solvibilità degli assicuratori", concludono da Dbrs. (riproduzione riservata)



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