L’Italia si sta differenziando in positivo rispetto agli altri Paesi Ue riguardo all’impatto dei dazi Usa. Il Paese ha aumentato le esportazioni verso gli Stati Uniti del 9% nei primi nove mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2024, grazie soprattutto al settore farmaceutico.
La Germania e la Spagna hanno invece registrato un calo dell’8% e la Francia del 3%, secondo i dati Eurostat raccolti da Unicredit. Ma è ancora presto per arrivare a conclusioni sull’impatto dei dazi nei Paesi europei. L’effetto negativo in Italia secondo Unicredit potrebbe farsi sentire nei prossimi mesi rallentando la crescita.
Tra gennaio e marzo l’export verso gli Usa è aumentato in tutti i maggiori Paesi Ue come conseguenza dell’anticipo dell'attività in vista dei dazi Usa, annunciati per la prima volta dal presidente Donald Trump a inizio aprile. Già nei primi tre mesi l’Italia, con un incremento delle esportazioni del 10,5%, ha fatto meglio degli altri Paesi Ue grazie alla spinta del farmaceutico (+80% su base annua).
Ad agosto Trump ha fissato un dazio del 15% sui prodotti Ue. Nel corso dell’anno l’Italia ha mantenuto un tasso di crescita positivo per l’export verso gli Usa, mentre gli altri Stati in prima battuta hanno rallentato e poi hanno iniziato a registrare un calo rispetto al 2024, per effetto della flessione in tutti i comparti ad eccezione di quello farmaceutico. Per l’Italia l’export verso gli Stati Uniti invece è rimasto stabile in molti settori. La percentuale di beni esportati oltreoceano è persino salita di alcuni decimali fino all’11% del totale.
Loredana Federico, capoeconomista per l’Italia di Unicredit, osserva però che «valutare l’impatto dello shock tariffario sull’attività economica non è affatto semplice». La banca prevede ora «una correzione delle esportazioni verso gli Stati Uniti, poiché le aziende italiane si adatteranno ai nuovi dazi e ci sarà un dirottamento del commercio, a meno che i potenziali guadagni in termini di competitività derivanti dalla nuova struttura tariffaria globale non fungano da ammortizzatore».
Pertanto, dopo l’andamento positivo delle esportazioni di quest’anno, «l’impatto negativo dello shock commerciale dovrebbe manifestarsi in modo più graduale in Italia rispetto ai principali Paesi dell’Eurozona, rallentando l’accelerazione delle esportazioni totali prevista per il prossimo anno, in un contesto di attenuazione dell’incertezza sul commercio globale».
Il contributo dell’export extra-Ue di ottobre «avvicina sempre più l’Italia a un risultato positivo per l’export totale del 2025», ha osservato il presidente dell’Ice Matteo Zoppas. «Confortano le esportazioni verso gli Usa che, in un ambito di grande volatilità e anche dopo il secondo mese di dazi, hanno mostrato a ottobre un ulteriore mese positivo a +9,6% rispetto all’anno prima, consolidando un risultato da inizio anno a +9%. I dazi per il momento potrebbero essere stati trasferiti solo parzialmente sui prezzi, sarà opportuno attendere i prossimi mesi per capire il vero impatto. Inoltre pesa sempre il cambio euro-dollaro». (riproduzione riservata)