I mercati azionari asiatici viaggiano in netto calo venerdì 30 maggio, cancellando i guadagni della sessione precedente, dopo che il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina sono «un po’ in stallo» e che sarà necessaria una nuova fase di dialogo diretto tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping per sbloccare la situazione.
Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede l’1,15%, Hong Kong l’1,5%, Shanghai lo 0,3%, mentre l’euro scambia a 1,1347, il T bond decennale al 4,42% e i futures sul Nasdaq cedono lo 0,15%. A peggiorare l'umore degli investitori ha contribuito la decisione di una corte d’appello americana di ripristinare i dazi di ritorsione voluti da Trump, ribaltando una sentenza precedente che li aveva dichiarati illegali. La misura ha rianimato le tensioni commerciali e generato una nuova corsa ai beni rifugio, tra cui i titoli di Stato giapponesi.
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è sceso all’1,51%, dopo due giorni consecutivi di aumento. Il calo riflette il ritorno degli investitori verso asset difensivi a fronte del crescente rischio geopolitico, ma anche la rinnovata cautela sulle prospettive economiche globali.
Sul fronte domestico, l’inflazione core di Tokyo è risultata superiore alle attese, rafforzando le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan. Tuttavia, il governatore Kazuo Ueda ha ribadito che la revisione al ribasso delle previsioni d’inflazione riflette rischi crescenti legati all’incertezza globale e al calo dei prezzi dell’energia. La politica monetaria resterà comunque orientata verso il raggiungimento dell’obiettivo del 2%.
In un’intervista a Fox News, il Segretario al Tesoro Bessent ha affermato che «solo un intervento diretto tra Trump e Xi potrà portare a progressi concreti». Le trattative avevano registrato un parziale successo lo scorso 12 maggio in Svizzera, con un accordo per sospendere temporaneamente i dazi per 90 giorni, ma da allora i colloqui tecnici non hanno portato a nuove aperture.
Washington ha proseguito con restrizioni tecnologiche verso Pechino — inclusi i controlli sull’export di chip e la revoca di visti per gli studenti cinesi — mentre la Cina non ha ancora allentato i vincoli sulle terre rare, considerate strategiche sia in ambito civile che militare.
Il portavoce del Ministero del Commercio cinese ha ribadito che «gli Stati Uniti devono correggere i loro errori» e ha evitato di rispondere alla possibilità di rimuovere le restrizioni sulle esportazioni. Intanto, la portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning ha definito la revoca dei visti agli studenti cinesi una decisione «ingiustificata e dettata da pretesti ideologici e di sicurezza nazionale». (riproduzione riservata)