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Auto, quali sono i gruppi Ue più esposti ai nuovi dazi di Trump: tremano le case tedesche, Ma anche il lusso, da Ferrari a Lamborghini
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Auto, quali sono i gruppi Ue più esposti ai nuovi dazi di Trump: tremano le case tedesche, Ma anche il lusso, da Ferrari a Lamborghini

04 maggio 2026, 09:30 Ultimo aggiornamento: 19:43

Con la nuova minaccia del presidente Usa Donald Trump tremano soprattutto Volkswagen, Mercedes e Bmw. Ma ci sarebbero impatti indiretti anche sull’Italia e sulla sua filiera

Non bastano i potenziali impatti della guerra in Iran: il presidente Usa Donald Trump minaccia nuovamente l’automotive europeo con i dazi. L’ipotesi di un aumento delle tariffe fino al 25%, rilanciata dall’inquilino della Casa Bianca, colpirebbe in modo selettivo i costruttori, premiando chi produce localmente negli Stati Uniti e penalizzando chi esporta dall’Europa. Ma quali sarebbero i costruttori con il maggiore impatto?

Le case tedesche sono le più esposte ai dazi Usa

Senza dubbio i più esposti sono i gruppi tedeschi, in particolare quelli del segmento premium. Il colosso Volkswagen è probabilmente il più a rischio: esporta negli Stati Uniti tutte le Porsche e gran parte delle Audi vendute oltreoceano. La struttura produttiva ancora fortemente europea rende quindi il gruppo molto vulnerabile a un nuovo irrigidimento delle barriere commerciali.

La situazione è abbastanza simile per Mercedes-Benz, che pur disponendo di impianti negli Usa continua a importare una quota significativa di modelli dall’Europa. Anche Bmw resta esposta, seppur in misura più contenuta grazie alla produzione locale dei Suv destinati al mercato americano. La Germania è di gran lunga il Paese più sensibile al tema dazi: circa il 13% della produzione nazionale viene esportato negli Stati Uniti.

Renault, zero impatti. Per Maserati (Stellantis), Ferrari e Lamborghini sì

Fuori dal radar resta Renault, assente dal mercato americano e quindi immune agli effetti diretti delle tariffe, mentre la posizione di Stellantis è più articolata. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato del gruppo, ma la maggior parte dei modelli venduti (Jeep, Ram, Dodge) è prodotta tra Nord America e Messico. L’impatto diretto dei dazi riguarderebbe quindi solo una quota limitata (nell’ordine di 10 mila annui o poco più) di veicoli importati dall’Europa, come alcune Alfa Romeo e Maserati. Proprio il marchio del Tridente però, già in difficoltà, rischia di subire ulteriori pressioni.

I dazi sono un problema per tutto il lusso italiano. Secondo il presidente di Anfia, Roberto Vavassori, le tariffe peserebbero non poco sulla Motor Valley italiana, con marchi come Ferrari e Lamborghini che realizzano circa il 20% delle vendite negli Stati Uniti. Ancora più rilevante il rischio per la componentistica: l’Italia vanta un surplus di 1,2 miliardi verso la Germania, che potrebbe ridursi se le esportazioni di auto premium tedesche negli Usa rallentassero.

Trump vuole aumentare la produzione negli Usa e ridurre l’import dall’Europa

In una posizione di mezzo si trova invece anche Volvo Cars, con una produzione concentrata in Europa (Svezia e Belgio) e quindi esposta ai nuovi dazi, pur con una presenza industriale crescente oltreoceano. E proprio la minaccia tariffaria potrebbe accelerare una tendenza già in atto: la localizzazione della produzione negli Stati Uniti. Diversi gruppi stanno valutando nuovi investimenti o il rafforzamento degli impianti esistenti per aggirare le barriere commerciali e difendere i margini. Che è quello che vuole Trump.

Il rischio però è sistemico. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di export in valore per l’auto europea, con quasi 39 miliardi di euro. Un aumento dei dazi non solo comprimerebbe i volumi, ma potrebbe tradursi in un forte aumento dei prezzi finali, fino a 10 mila dollari per veicolo, con effetti anche sulla domanda. Il settore, guidato dalla potente lobby tedesca Vda, chiede una de-escalation e un rapido ritorno al negoziato. (riproduzione riservata)



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