Donald Trump non si ferma e accende ancora di più la guerra commerciale. Da oggi, 10 febbraio, gli Stati Uniti imporranno dazi del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, anche da Canada e Messico, in aggiunta ai dazi già presenti sui metalli. «Ogni acciaio che entrerà negli Stati Uniti sarà soggetto a dazi del 25%», ha detto il presidente statunitense ai giornalisti a bordo dell'Air Force One. «Anche l'alluminio», ha aggiunto, sarà soggetto alle sanzioni commerciali. Entrambi i metalli sono fondamentali per l’industria, con l’alluminio utilizzato in automobili, elettrodomestici, infissi e imballaggi, mentre l’acciaio è impiegato nelle costruzioni e nella produzione di tubature.
Inoltre, nel corso della settimana, l’amministrazione Trump imporrà anche altri dazi sulle importazioni. «Tariffe reciproche, probabilmente martedì o mercoledì», ha precisato il numero uno della Casa Bianca. Quindi, gli Stati Uniti imporranno dazi sulle importazioni di prodotti nei casi in cui un altro Paese abbia imposto dazi su merci Usa. Poi il presidente statunitense è tornato a parlare del Canada che «farà molto meglio come 51/o Stato degli Usa», aggiungendo che «perdiamo 200 miliardi di dollari in sussidi al Canada».
Per ora l’Unione Europea non ha ricevuto «alcuna notifica ufficiale» dei nuovi dazi doganali statunitensi, ha affermato la Commissione Europea. Di conseguenza, «non risponderemo ad annunci di carattere generale privi di dettagli o chiarimenti scritti», ha scritto la Commissione Ue in una nota, sottolineando che interverrà per proteggere gli interessi delle aziende europee in caso di «misure ingiustificate».
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ha già assicurato che l’Unione Europea risponderà ai nuovi dazi di Trump. Barrot ha detto alla televisione TF1 che la Francia e i partner europei non dovrebbero esitare nel difendere i propri interessi di fronte alle minacce di dazi dagli Stati Uniti. «Questo è già quello che Donald Trump ha fatto nel 2018 e noi abbiamo risposto. Risponderemo di nuovo», ha dichiarato Barrot.
La Commissione Europea deciderà su quali settori ci saranno contromisure, ha aggiunto il ministro. Mentre il governo tedesco sta cercando di evitare gli aumenti tariffari minacciati dal presidente statunitense. Berlino sta «lavorando per garantire che queste misure non si concretizzino», ha dichiarato un portavoce del ministero dell'Economia, precisando che il ministro, Robert Habeck, ha incontrato il commissario al Commercio Ue, Maros Sefcovic, per discutere la questione.
Il più grande fornitore di acciaio agli Stati uniti nel 2024 è stato il Canada, seguito da Brasile, Messico, Corea del Sud e Vietnam, secondo l'American Iron and Steel Institute. Il Canada è anche un importante fornitore di alluminio per gli Stati uniti, seguito da lontano dagli Emirati Arabi Uniti, dalla Russia e dalla Cina.
Nel 2023 le importazioni di alluminio hanno rappresentato oltre l’80% del fabbisogno, secondo Morgan Stanley. Mentre le importazioni di acciaio costituiscono una quota minore del consumo complessivo, ma sono fondamentali per settori come l’aerospaziale, la produzione automobilistica ed energetica, dai produttori di turbine eoliche agli operatori petroliferi. Alcune compagnie petrolifere avevano ottenuto esenzioni dai dazi sui metalli durante il primo mandato di Trump.
Esportatori come la Corea del Sud, che vende sia alluminio che acciaio agli Stati Uniti, stanno già cercando altri mercati. Attualmente, le esportazioni di acciaio della Corea del Sud rappresentano circa il 70% della media annua del periodo 2015-2017, prima della prima offensiva commerciale di Trump, anche se, in termini di valore, gli Stati Uniti restano il principale mercato di destinazione del suo acciaio. Il ministero del Commercio sudcoreano ha dichiarato di stare monitorando attentamente la situazione negli Usa.
I prezzi di riferimento del minerale di ferro, ingrediente chiave per la produzione dell'acciaio, sono aumentati dello 0,1%, mentre i future sull'alluminio salgono dello 0,57% al London Metal Exchange. «Questa ondata di dazi del 25% sull'acciaio avrà sicuramente un impatto negativo sul sentiment del mercato per le materie prime ferrose. Potrebbero volerci due o tre giorni affinché il mercato assorba la notizia con un indebolimento dei prezzi», ha dichiarato a Bloomberg Mengtian Jiang, analista di Horizon Insights. Liu Xiaolei, analista di Shanghai Metals Market, sta monitorando due aspetti: in primo luogo, l'impatto che l’aumento dei prezzi potrebbe avere sulla riduzione della domanda di alluminio negli Stati Uniti, in secondo luogo, il Canada che potrebbe reindirizzare parte delle sue esportazioni verso l’Europa.
Comunque non è certo se Trump darà seguito a queste misure, dato che in passato ha annunciato per poi sospendere dazi su Canada e Messico, mentre ha proceduto con quelli aggiuntivi contro la Cina che partono oggi, 10 febbraio: tariffe al 10% sulle merci cinesi per costringere Pechino a fare di più per contrastare le esportazioni di Fentanyl verso gli Usa. In risposta, Pechino ha immediatamente annunciato rincari dal 10% al 15% sulle esportazioni statunitensi di energia e sulle attrezzature agricole. Nel mirino un flusso di scambi che vale 14 miliardi di dollari. C’è anche il rischio che la Casa Bianca possa estendere i dazi ad altri Paesi o regioni, inclusa l’Eurozona.
Al contempo Trump non ha chiarito se le importazioni di metalli dalla Cina saranno soggette a doppie tariffe. A differenza di Canada e Messico, secondo Wendy Cutler, esperta di commercio e vicepresidente dell'Asia Society Policy Institute, la Cina giocherà una partita più lunga. Per gli esperti cinesi sarà difficile per Pechino arrivare a un'intesa in tempi brevi, soprattutto su questioni spinose come la guerra in Ucraina, per la quale gli Stati Uniti hanno accusato la Cina di aiutare la Russia. E comunque la Cina è preparata meglio a tollerare l'aumento dei dazi in quanto è calata la quota delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Aumenta il rischio di un’escalation della guerra commerciale. Allo stesso tempo, c’è anche la possibilità che l’ordine sui dazi venga contestato nei tribunali statunitensi, dato che il presidente ha invocato i poteri d’emergenza previsti dall’International Economic Emergency Powers Act, ha affermato MFS IM, osservando che, se applicati per un periodo prolungato, i dazi potrebbero avere un effetto stagflazionistico sull’economia statunitense, rallentando la crescita e aumentando l’inflazione. Le stime attuali indicano una riduzione della crescita economica di circa l’1%, accompagnata da un incremento dell’inflazione di circa 0,5%. Poiché i dazi sono, di fatto, una tassa sui consumatori, la domanda interna subirà un impatto diretto.
«Oltre agli Stati Uniti, l'impatto sulla crescita sarà ancora più grave per Canada e Messico, poiché una quota significativa delle loro esportazioni totali è destinata al mercato statunitense: 77% per il Canada e 83% per il Messico. Se l'escalation delle tensioni commerciali sfociasse in una vera e propria guerra commerciale, l’outlook sulla crescita globale sarebbe a rischio», ha avvertito MFS IM.
I produttori canadesi potrebbero essere costretti ad assorbire parte di questi dazi, mentre le raffinerie del Midwest sono le più esposte, poiché utilizzano principalmente petrolio canadese più pesante anziché il greggio leggero/statunitense proveniente dallo shale oil. Convertire le raffinerie richiede tempo e, se e quando ciò avverrà, la maggior domanda di greggio Usa potrebbe far aumentare i prezzi rispetto a quelli del greggio canadese. Chi assorbirà il costo – produttori canadesi, raffinerie statunitensi o consumatori americani – dipenderà dall’andamento di domanda e offerta.
Gli Stati Uniti importano circa 210 miliardi di dollari in automobili e componenti da Messico e Canada ogni anno. Questo settore è tra i più vulnerabili, vista la sua catena di approvvigionamento sviluppata negli ultimi 30 anni grazie al Nafta. I fornitori di componenti auto rischiano forti contraccolpi sugli utili e molto dipenderà dalla loro capacità di rinegoziare i contratti con i produttori di veicoli statunitensi, ha indicato MFS IM.
I dazi faranno anche aumentare i prezzi dei prodotti alimentari importati, come ortaggi e carne dal Messico. Di conseguenza, i prezzi più alti potrebbero pesare sui margini dei supermercati e dei ristoranti, che potrebbero a loro volta aumentare i prezzi al consumo. Inoltre, l’aumento dei prezzi del carburante avrà un impatto negativo sui distributori alimentari, che gestiscono flotte di veicoli di grandi dimensioni. Messico e Cina sono anche fornitori chiave di elettronica, computer e telefoni cellulari, beni che impatteranno direttamente i consumatori statunitensi. Anche il settore dell’abbigliamento, dei giocattoli e dei beni sportivi ne risentirà. (riproduzione riservata)