Primo via libera del Parlamento Europeo alla ratifica dell’accordo sui dazi tra Ue e Usa, siglato ad agosto in Scozia. La commissione Commercio internazionale ha dato l’ok con 29 voti a favore, 9 contrari e 1 astenuto. La palla passa ora all’intera Eurocamera, che si esprimerà giovedì 26 marzo nella mini plenaria a Bruxelles. Dopo inizieranno i negoziati con i governi riuniti nel Consiglio.
«Questa mattina (19 marzo, ndr) la commissione per il Commercio ha aperto la strada al voto la prossima settimana», conferma Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo. «Fin dall’inizio degli attacchi nei confronti della Groenlandia, le negoziazioni sui dazi degli eurodeputati sono andate avanti», aggiunge Metsola nella conferenza stampa del Consiglio Europeo. «Abbiamo fiducia nella relazione transatlantica per dare stabilità alle imprese».
Il primo via libera è arrivato dopo una serie di rinvii, legati innanzitutto alle tensioni tra Ue e Usa sulla Groenlandia (Donald Trump aveva minacciato nuovi dazi ai Paesi Ue che avevano inviato truppe sull’isola). Poi allo stop della Corte Suprema, che ha bocciato le tariffe reciproche imposte al resto del mondo dal presidente americano.
Ora la situazione si è sbloccata con il voto finale già il 26 marzo su pressione del Partito Popolare Europeo. Liberali e socialisti, invece, chiedevano di posticipare ad aprile per avere maggiori certezze dagli americani. Il motivo? Trump sta studiando un modo per reintrodurre i dazi, che nella nuova versione potrebbero essere più alti per l’Ue rispetto al 15% fissato in Scozia.
In cambio di questo tetto, l’intesa di Turnberry aveva azzerato le tariffe europee esistenti sui beni statunitensi. Ma vista l’incertezza legata allo stop della Corte Suprema, l’Eurocamera ha deciso di inserire delle clausole di salvaguardia. Tra di loro una sunrise clause che vincola la riduzione dei dazi Ue al rispetto di alcune condizioni da parte degli americani. È prevista poi una sunset clause, che fissa la scadenza dell’accordo a marzo 2028 a meno di un rinnovo esplicito.
«Rispetto alla proposta messa sul tavolo dalla Commissione, abbiamo inserito delle precondizioni per l’entrata in funzione della parte europea dell’accordo: senza il mantenimento di un dazio massimo al 15% onnicomprensivo per le esportazioni dall’Ue, incluso su tutti i prodotti europei derivati dell’acciaio e dell’alluminio, oggi indebitamente sovratassati dagli Usa in violazione dell’intesa, non ci sarà nessuna concessione dal lato europeo», spiega Brando Benifei (Pd), coordinatore della commissione Commercio internazionale per i socialisti.
«Poiché temiamo cedimenti alle pressioni americane da parte della Commissione e di alcuni governi, il meccanismo è rigido e non lascia spazio a interpretazioni. La previsione di un atto delegato di Bruxelles per sbloccare le agevolazioni tariffarie ci consente un diritto di veto e la possibilità di vigilare sull’operato di Ursula von der Leyen in caso di deviazioni illegali dalle misure previste. Se queste tutele non saranno mantenute nel testo finale del regolamento, come socialisti non voteremo a favore dell’accordo perché Trump si è già dimostrato inaffidabile». (riproduzione riservata)