Il governo di Giorgia Meloni ha fatto i compiti a casa. La task force anti-dazi, che si è riunita lunedì 7 aprile per un’ora e mezza a Palazzo Chigi, ha presentato l’elenco di chi rischia di più e ha poi messo sul tavolo soluzioni concrete per dare ossigeno alle imprese.
Il vertice anticrisi, a cui hanno partecipato i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e i ministri Giancarlo Giorgetti, Tommaso Foti, Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso, ha avanzato l’ipotesi di attingere alle risorse del Pnrr per racimolare un «tesoretto» da 6-7 miliardi. Una prima risposta da offrire alle rappresentanze imprenditoriali attese nel pomeriggio di martedì 8 aprile a Palazzo Chigi.
Stime, tabelle e numeri. Questo il contenuto dei documenti, che si sono scambiati i ministri, per trovare una soluzione coerente con l’obiettivo della premier. «Siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti, negoziali ed economici, necessari per sostenere le nostre imprese e i nostri settori che dovessero risultare penalizzati», aveva detto Meloni nel video-messaggio inviato al congresso della Lega a Firenze.
Ed effettivamente si sono messi tutti al lavoro per trovare le coperture. Tra le ipotesi al vaglio, come ha scritto per prima l’agenzia di stampa Agi, c’è quella di reperire i fondi prelevandoli dal piano Industria 5.0: si tratta di 6,3 miliardi di risorse Pnrr da spendere entro giugno 2026.
Secondo l’Istat le imprese più a rischio sono 3.300: tutte aziende che risultano «vulnerabili» rispetto agli Stati Uniti. Vendono soprattutto prodotti farmaceutici, prodotti meccanici come turboreattori e turbopropulsori, gioielleria, cibo, vino, olio e mobili. E sono proprio i rappresentanti di queste aziende che prenderanno parola, a Palazzo Chigi, martedì 8 aprile.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la lista delle rappresentanze imprenditoriali convocate è molto lunga: Confindustria, Ice, Coldiretti, Confesercenti, Confagricoltura, Federalimentare e Federvini sono solo alcuni dei nomi. (riproduzione riservata)