L’Ue si prepara a colpire le big tech come ritorsione ai sempre più probabili dazi di Donald Trump. In caso di scontro commerciale con gli Usa la Commissione Europea pensa di utilizzare il suo «strumento anti-coercizione» contro i servizi americani. Non una scelta casuale perché si tratta del settore in cui i giganti del tech sono specializzati e in cui gli Stati Uniti hanno un surplus commerciale sull’Europa, non un deficit.
Due funzionari europei hanno rivelato al Financial Times che Bruxelles sta valutando «tutte le opzioni possibili». Compreso quello che in molti definiscono un vero e proprio «bazooka»: lo «strumento anti-coercizione» è l’arma più dura a disposizione della Commissione e ha anche il vantaggio di non violare il diritto internazionale. Certo, i governi continuano a privilegiare la via negoziale, ma la gran parte è favorevole ad azioni punitive se necessarie. Fattore decisivo perché i Trattati non chiedono l’unanimità nel settore commerciale, bensì un voto a maggioranza.
Lo strumento su cui Bruxelles punta tutto è nato durante il primo mandato di Trump, che in passato aveva già minacciato il mondo con i suoi dazi, ed è servito come deterrente contro la Cina. Il bazooka consente di bloccare gli investimenti diretti esteri e l’accesso al mercato da parte di banche, assicurazioni e altre società di servizi finanziari. E permette di farlo proprio per reagire ai dazi sulle merci europee approvati da altri Stati per forzare cambiamenti politici.
L’Ue può anche imporre restrizioni al commercio di servizi e in questo caso può scegliere tra diverse opzioni, ad esempio la revoca della protezione dei diritti di proprietà intellettuale o il divieto di un loro sfruttamento commerciale. Un dettaglio non trascurabile perché ogni mossa dovrà essere proporzionata all’offesa. Senza contare che la Commissione deve provare il danno subito dalle sue industrie. Questo vuol dire che potrebbero servire delle settimane prima di utilizzare il «bazooka», quindi l’Ue dovrà studiare anche delle reazioni più immediate.
La scelta di colpire le big tech non è casuale. Dopo la rielezione di Trump i ceo dei giganti Usa sono corsi alla Casa Bianca per chiedere aiuto contro l’Antritrust europeo. L’ex commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha ingaggiato una guerra con i colossi della Silicon Valley per costringerli a rispettare il Dma e il Dsa, i due regolamenti approvati dall’Ue per limitare lo strapotere di Apple e compagni.
Vestager ha minacciato lo spezzatino di Google e ha sanzionato le big tech con multe miliardarie. Così Mark Zuckerberg ha chiesto appoggio a Trump, che anche in questo caso vorrebbe servirsi dei dazi come arma negoziale. Bruxelles è pronta a reagire con il suo «bazooka», ma il rischio è quello di provocare una guerra commerciale con gli Usa. Washington sembra averne avviata un’altra con la Cina, mentre ha trovato un accordo provvisorio con Messico e Canada. (riproduzione riservata)