L’Unione Europea prepara la risposta ai dazi di Donald Trump. Il Vecchio Continente potrebbe essere la prossima vittima del presidente americano, che ha già colpito Canada, Messico e Cina. Nel weekend il leader dei repubblicani aveva definito le tariffe contro l’Europa «sicure», parole a cui Bruxelles ha risposto a tono.
«L’Ue replicherà con fermezza a qualsiasi partner commerciale decida di imporre dazi ingiustamente o arbitrariamente sulle merci europee», è il messaggio lanciato da un portavoce della Commissione. La posta in gioco è alta, perché le relazioni economiche con gli Usa sono le più grandi al mondo, circa 1,5 trilioni di euro, pari al 30% del commercio mondiale. Ecco perché Ursula von der Leyen proverà a evitare lo scontro e trovare un accordo.
Ma negoziare con Trump non sarà semplice. La Commissione sta quindi già lavorando a un piano B. Bruxelles potrebbe seguire l’esempio del Canada e approvare a sua volta dei dazi mirati contro i beni statunitensi. L’Ue sa anche di avere un asso nella manica, perché se è vero che in generale la bilancia commerciale è a favore del Vecchio Continente, nell’export di servizi i pesi si invertono (basta pensare a quelli offerti dalle big tech in Europa).
In questo caso gli Usa non sono in deficit, ma in surplus, e la Commissione potrebbe colpire proprio quello che è uno dei punti di forza americani per trasformarlo in una debolezza. L’altra opzione, al vaglio da tempo, è aumentare gli acquisti di gas naturale liquefatto e di petrolio made in Usa, oltre che di armi, proposta arrivata dallo stesso Trump.
Il tema sarà affrontato oggi, 3 febbraio, dai leader europei convocati a Bruxelles dal presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, per parlare di difesa. «L’obiettivo è la cooperazione tra partner, ma siamo abbastanza forti da reagire a qualsiasi dazio», commenta prima del vertice il cancelliere tedesco, Olaf Scholz.
«In una guerra commerciale non ci sono vincitori, e se Stati Uniti e Unione Europea ne iniziano una sarà la Cina a ridere», aggiunge l’Alto rappresentate per la politica estera Ue, Kaja Kallas. «Se sarà attaccata l’Europa dovrà farsi rispettare e reagire», è invece il pensiero del presidente francese, Emmanuel Macron.
Anche l’Europarlamento è al lavoro sul dossier. «Il 4 febbraio avremo una riunione a porte chiuse con la Commissione Europea sui dazi Usa e avremo un confronto nel nostro gruppo parlamentare: proporrò che di fronte ai dazi di Trump, se confermati come sembra, l’Europa reagisca subito preparando misure tariffarie come appunto i dazi e non tariffarie, per esempio rafforzando le regole per l’acquisto di beni europei in via prioritaria in ambiti come l’automotive, l’agricoltura e la tecnologia», dichiara l’eurodeputato del Pd, BrandoBenifei, presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti.
«L’Unione Europea deve usare il linguaggio della forza immediatamente e unitariamente se vuole poi trattare in modo efficace per arrivare a soluzioni condivise che tutti auspichiamo, perché in ogni caso una escalation di conflitti commerciali non è interesse di nessuno».
L’Unione, insomma, si mostra unita davanti a Trump, che proverà a dividere i leader europei. Il presidente americano potrebbe provare a escludere la Commissione dalle trattative e ad aprire dei tavoli negoziali con i singoli Stati membri. In questo caso l’Italia potrebbe essere avvantaggiata dal rapporto speciale che lega Giorgia Meloni a Trump.
Paesi come la Germania sono invece più esposti (basta pensare allo scontro in atto tra Elon Musk e il governo tedesco). La Commissione in ogni caso proverà a restare nella partita e sembra che von der Leyen abbia cercato l’appoggio della premier italiana per organizzare un incontro con il presidente americano. (riproduzione riservata)