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Dazi auto, Stellantis segue Ford e applica sconti ai clienti Usa come quelli riservati ai dipendenti

04 aprile 2025, 19:17 Ultimo aggiornamento: 19:31

Dopo i dazi del 25% imposti da Donald Trump anche Stellantis vara negli Usa una strategia commerciale aggressiva: prezzi riservati ai dipendenti estesi al pubblico. L’obiettivo è sostenere le vendite e proteggere le quote di mercato | Stellantis, non solo dazi: negli Usa si ferma la produzione Jeep a Warren Truck per carenza di motori

Nel pieno della tempesta commerciale innescata dalla nuova ondata di dazi voluta dal presidente Donald Trump, anche Stellantis si allinea alla strategia di Ford: l’offerta di prezzi scontati solitamente riservati ai dipendenti verrà estesa per tutto il mese di aprile ai clienti finali. Lo ha confermato il gruppo italo-franco-americano in una nota ufficiale diffusa venerdì 4 aprile, poche ore dopo l’inizio dell’effettiva applicazione della tariffa del 25% sui veicoli importati negli Stati Uniti e la comunicazione relativa agli stop produttivi negli stabilimenti di Windsor in Canada e Toluca in Messico.

«Questa settimana abbiamo lanciato un piano di incentivi aggressivo e coerente per aprile», ha dichiarato un portavoce di Stellantis in Nord America, «includendo una proposta particolarmente competitiva che consentirà ai clienti di scegliere tra il prezzo dipendenti o gli attuali incentivi cash in corso. Lo abbiamo chiamato ‘America’s Freedom of Choice’». L’iniziativa mira a dare ossigeno a un mercato in difficoltà e a limitare gli effetti dell’inasprimento delle barriere commerciali.

Vendite in calo e fabbriche ferme: il quadro Stellantis negli Usa

La decisione arriva in un momento complicato per il gruppo presieduto da John Elkann. Nel primo trimestre del 2025 Stellantis ha registrato un calo del 12% nelle vendite sul mercato statunitense rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, appesantito da una domanda debole nel settore delle flotte aziendali e dei noleggi. Questo già prima dell’introduzione dei dazi di Trump.

Dopo l’annuncio del presidente Usa sulle tariffe alle auto importate, la società ha a sua volta annunciato lo stop temporaneo a due stabilimenti chiave: Windsor Assembly Plant in Canada, dove si producono il Chrysler Pacifica e il nuovo Dodge Charger Daytona elettrico, che sarà fermo per due settimane, e Toluca Assembly Plant in Messico, da cui escono Jeep Compass e Wagoneer S, fermo per un mese. Entrambi i siti risultano fortemente penalizzati dalla nuova struttura tariffaria e dalla strategia commerciale ricalibrata su modelli a maggior valore aggiunto. A questo si è aggiunto lo stop temporaneo nell’impianto Usa di Warren Truck per carenza di motori.

Il precedente di Ford e la sfida a General Motors

La scelta di Stellantis segue a poche ora di distanza quella di Ford, che giovedì 3 ha lanciato la campagna «From America, For America», offrendo sconti fra i 2 mila e i 10 mila dollari su gran parte della gamma Ford e Lincoln. La casa di Dearborn – che nel primo trimestre ha visto un calo dell’1,3% delle vendite – punta a valorizzare la sua forte presenza produttiva nazionale, con l’80% dei veicoli venduti costruiti negli Stati Uniti, e a calmierare l’incertezza nei consumatori. Ford, come Stellantis, si trova a fare i conti con scorte elevate e pressioni sui margini. Estendere ai clienti le condizioni riservate ai dipendenti rappresenta un modo per smaltire l’inventario e tenere alte le quote di mercato.

L’attenzione ora si sposta su General Motors. Il colosso di Detroit, che ha registrato un incremento delle vendite del 17% nei primi tre mesi dell’anno, ha dichiarato – per ora – di non voler modificare la propria politica di incentivi per aprile. «Non stiamo apportando alcun cambiamento agli attuali incentivi di aprile», ha fatto sapere il portavoce Kevin Kelly. Ma il rischio è che GM, uno dei gruppi più esposti alle importazioni (il 58% dei suoi veicoli venduti negli Usa è prodotto all’estero), debba rivedere la strategia a fronte dell’aumento dei costi legati ai dazi. A oggi Gm importa veicoli da Canada, Messico, Corea del Sud e soprattutto Cina.

Strategie divergenti, stessa sfida: proteggere i margini

Mentre Ford e Stellantis puntano su sconti forti per stimolare la domanda interna, General Motors – almeno per ora – scommette sulla tenuta della sua gamma e sull’aumento della produzione domestica di pick-up ad alta marginalità, come annunciato per lo stabilimento dell’Indiana.

Il contesto rimane comunque estremamente fluido e in rapida evoluzione. Se da un lato i dazi potrebbero incentivare la rilocalizzazione della produzione negli Usa, con Stellantis che ha la percentuale più alta di stabilimenti sottoutilizzati, dall’altro il rischio è quello di comprimere i consumi e ridurre la redditività delle vendite domestiche. (riproduzione riservata)



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