Nel pieno della tempesta commerciale innescata dalla nuova ondata di dazi voluta dal presidente Donald Trump, anche Stellantis si allinea alla strategia di Ford: l’offerta di prezzi scontati solitamente riservati ai dipendenti verrà estesa per tutto il mese di aprile ai clienti finali. Lo ha confermato il gruppo italo-franco-americano in una nota ufficiale diffusa venerdì 4 aprile, poche ore dopo l’inizio dell’effettiva applicazione della tariffa del 25% sui veicoli importati negli Stati Uniti e la comunicazione relativa agli stop produttivi negli stabilimenti di Windsor in Canada e Toluca in Messico.
«Questa settimana abbiamo lanciato un piano di incentivi aggressivo e coerente per aprile», ha dichiarato un portavoce di Stellantis in Nord America, «includendo una proposta particolarmente competitiva che consentirà ai clienti di scegliere tra il prezzo dipendenti o gli attuali incentivi cash in corso. Lo abbiamo chiamato ‘America’s Freedom of Choice’». L’iniziativa mira a dare ossigeno a un mercato in difficoltà e a limitare gli effetti dell’inasprimento delle barriere commerciali.
La decisione arriva in un momento complicato per il gruppo presieduto da John Elkann. Nel primo trimestre del 2025 Stellantis ha registrato un calo del 12% nelle vendite sul mercato statunitense rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, appesantito da una domanda debole nel settore delle flotte aziendali e dei noleggi. Questo già prima dell’introduzione dei dazi di Trump.
Dopo l’annuncio del presidente Usa sulle tariffe alle auto importate, la società ha a sua volta annunciato lo stop temporaneo a due stabilimenti chiave: Windsor Assembly Plant in Canada, dove si producono il Chrysler Pacifica e il nuovo Dodge Charger Daytona elettrico, che sarà fermo per due settimane, e Toluca Assembly Plant in Messico, da cui escono Jeep Compass e Wagoneer S, fermo per un mese. Entrambi i siti risultano fortemente penalizzati dalla nuova struttura tariffaria e dalla strategia commerciale ricalibrata su modelli a maggior valore aggiunto. A questo si è aggiunto lo stop temporaneo nell’impianto Usa di Warren Truck per carenza di motori.
La scelta di Stellantis segue a poche ora di distanza quella di Ford, che giovedì 3 ha lanciato la campagna «From America, For America», offrendo sconti fra i 2 mila e i 10 mila dollari su gran parte della gamma Ford e Lincoln. La casa di Dearborn – che nel primo trimestre ha visto un calo dell’1,3% delle vendite – punta a valorizzare la sua forte presenza produttiva nazionale, con l’80% dei veicoli venduti costruiti negli Stati Uniti, e a calmierare l’incertezza nei consumatori. Ford, come Stellantis, si trova a fare i conti con scorte elevate e pressioni sui margini. Estendere ai clienti le condizioni riservate ai dipendenti rappresenta un modo per smaltire l’inventario e tenere alte le quote di mercato.
L’attenzione ora si sposta su General Motors. Il colosso di Detroit, che ha registrato un incremento delle vendite del 17% nei primi tre mesi dell’anno, ha dichiarato – per ora – di non voler modificare la propria politica di incentivi per aprile. «Non stiamo apportando alcun cambiamento agli attuali incentivi di aprile», ha fatto sapere il portavoce Kevin Kelly. Ma il rischio è che GM, uno dei gruppi più esposti alle importazioni (il 58% dei suoi veicoli venduti negli Usa è prodotto all’estero), debba rivedere la strategia a fronte dell’aumento dei costi legati ai dazi. A oggi Gm importa veicoli da Canada, Messico, Corea del Sud e soprattutto Cina.
Mentre Ford e Stellantis puntano su sconti forti per stimolare la domanda interna, General Motors – almeno per ora – scommette sulla tenuta della sua gamma e sull’aumento della produzione domestica di pick-up ad alta marginalità, come annunciato per lo stabilimento dell’Indiana.
Il contesto rimane comunque estremamente fluido e in rapida evoluzione. Se da un lato i dazi potrebbero incentivare la rilocalizzazione della produzione negli Usa, con Stellantis che ha la percentuale più alta di stabilimenti sottoutilizzati, dall’altro il rischio è quello di comprimere i consumi e ridurre la redditività delle vendite domestiche. (riproduzione riservata)