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Federico Rocchetto, Ing Italia
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Data Center e AI, per Ing l’Italia diventerà un hub strategico per la sovranità digitale

di Angela Zoppo
23 giugno 2026, 20:00

Nel frattempo l’Italia affronta una pressione energetica senza precedenti con richieste di connessione per 90 Gigawatt. Federico Rocchetto (Ing Italia): servono maggiori investimenti nella rete, energie rinnovabili, contratti Ppa. Decongestionare Milano si può, ma solo in parte. Il ruolo delle banche

Gli ultimi dati di Terna registrano 509 richieste di connessione alla rete per quasi 90 Gigawatt da parte dei data center in Italia. «Non tutta la pipeline si tradurrà in progetti operativi, ma questi numeri evidenziano chiaramente la pressione crescente sulla rete elettrica», premette Federico Rocchetto, head Tmt & H Ing Italia, in questa intervista a MF-Milano Finanza. «La sfida oggi è far crescano insieme infrastruttura digitale ed energetica . Serviranno investimenti sulla rete, maggiore capacità di accumulo, sistemi di gestione intelligente della domanda e pianificazione più distribuita sul territorio».

Domanda. Cosa ci dice il numero crescente delle richieste?

Risposta. Conferma quanto il mercato dei data center sia oggi in forte accelerazione, trainato soprattutto dalla crescita dell’AI, del cloud e della domanda di servizi digitali avanzati. Non tutta la pipeline si tradurrà necessariamente in progetti operativi, ma questi numeri evidenziano chiaramente la pressione crescente sulla rete elettrica.

Va inoltre considerato che i consumi energetici dei data center stanno aumentando molto rapidamente: a livello globale sono cresciuti di circa il 23% annuo tra il 2023 e il 2025 e le stime indicano un’ulteriore forte incremento del +30% nei prossimi anni. Questo rende il tema energetico sempre più centrale nello sviluppo del settore.

D. In attesa del nucleare come si possono alimentare i data center?

R. Nel breve e medio termine la risposta passa soprattutto da energie rinnovabili, Power Purchase Agreement, sistemi di accumulo e generazione onsite. Sempre più operatori stanno investendo direttamente in capacità energetica dedicata, soprattutto solare, per garantire continuità energetica e maggiore prevedibilità dei costi.

I grandi hyperscaler globali stanno già muovendosi in questa direzione, combinando Ppa di lungo periodo, impianti rinnovabili dedicati e sistemi di accumulo. In alcuni casi vediamo data center costruiti direttamente vicino agli impianti di produzione energetica, proprio per aumentare affidabilità ed efficienza.

Il punto centrale è trovare un equilibrio tra sostenibilità e sicurezza energetica. I data center operano 24 ore su 24 e richiedono energia stabile e affidabile, quindi l’efficienza diventa fondamentale: raffreddamento avanzato, recupero del calore e ottimizzazione dei consumi saranno sempre più centrali nello sviluppo delle nuove infrastrutture.

D. È possibile decongestionare Milano? Qui si concentrato richieste per oltre 43 Gw. Il Piemonte si avvicina ai 14 Gw, la Puglia a 9, il Lazio ha superato i 7.

R. C’è sicuramente un tema di potenziale decongestionamento, anche se Milano resta la destinazione privilegiata degli hyperscaler (la Lombardia è anche la prima Regione a dotarsi di una legge sui data center) e continuerà a essere un hub strategico perché concentra connettività, domanda e infrastrutture consolidate, ma è naturale che il mercato si stia progressivamente espandendo verso nuove aree.

Parallelamente, cresce dunque l’interesse verso altre realtà regionali da parte di iniziative enterprise, che ricercano maggiore prossimità ai principali distretti industriali e produttivi, come Torino, Bologna, il Nord-Est e Bari.

A favorire una distribuzione più equilibrata contribuiranno soprattutto disponibilità energetica, accesso alla rete, rapidità autorizzativa e presenza di siti industriali già infrastrutturati. Anche il recupero di aree brownfield potrà avere un ruolo importante, accelerando lo sviluppo e limitando l’impatto sul territorio.

D. La sovranità dei dati come si coniuga con la localizzazione delle infrastrutture?

R. La sovranità dei dati è diventata uno dei principali driver della domanda di data center locali. Sempre più aziende e istituzioni vogliono mantenere dati e infrastrutture all’interno dell’Europa o del Paese di origine, sia per motivi regolamentari sia per esigenze di sicurezza e continuità operativa in un contesto geopolitico sempre più complesso.

Questo sta contribuendo alla crescita di mercati Tier 2 come l’Italia, che oggi rappresentano un’alternativa sempre più strategica rispetto ai tradizionali hub europei. La localizzazione delle infrastrutture non è più soltanto una scelta tecnica, ma un elemento chiave della competitività digitale.

In un contesto geopolitico più frammentato, avere infrastrutture locali significa anche maggiore controllo sui dati, continuità operativa e minore dipendenza da infrastrutture collocate all’estero.

D. Il ruolo delle banche sta cambiando?

R. I data center richiedono investimenti molto rilevanti e strutture finanziarie sofisticate, quindi, il ruolo delle banche è centrale non solo nel finanziamento diretto, ma anche nell’advisory, nella strutturazione delle operazioni e nelle attività di M&A.

Ing opera da anni nel settore a livello globale e ha partecipato a oltre 200 operazioni legate ai data center. Questa esperienza internazionale viene oggi applicata anche al mercato italiano. A questo si aggiunge un approccio multidisciplinare: quando si parla di data center oggi è sempre più necessario integrare competenze tech, telecom, real estate, energia e sostenibilità.

Recentemente, insieme a Unicredit, abbiamo strutturato un project financing da 375 milioni di euro per Retelit Datacenter, destinato a sostenere lo sviluppo di nuovi data center a Milano e Roma. È un’operazione particolarmente significativa perché conferma non solo la crescente domanda di infrastrutture legate a cloud, AI e servizi a bassa latenza, ma anche il ruolo sempre più strategico dell’Italia come hub di connettività nel Sud Europa.

D. In che misura la finanza sostenibile può supportare i data center?

R. La sostenibilità è ormai un elemento strutturale nello sviluppo dei data center e la finanza sostenibile può avere un ruolo decisivo nell’accelerare questa trasformazione. Oggi investitori e finanziatori guardano sempre di più a efficienza energetica, utilizzo di rinnovabili, gestione delle risorse idriche e riduzione delle emissioni.

Un indicatore sempre più rilevante è il Pue, che misura l’efficienza energetica complessiva di un data center e che oggi rappresenta un parametro centrale anche nella valutazione finanziaria dei progetti.

Ing è particolarmente attiva su questo fronte: recentemente abbiamo ricoperto il ruolo di Joint Sustainability Coordinator nell’operazione da 2,24 miliardi di dollari per il data center green di AirTrunk a Singapore, uno dei principali operatori hyperscale nell’area Asia-Pacifico, specializzato in efficienza energetica e idrica.

Più in generale, vediamo una crescita significativa dei finanziamenti green e sustainability-linked applicati alle infrastrutture digitali. L’obiettivo è accompagnare lo sviluppo del settore incentivando modelli sempre più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale, anche attraverso recupero del calore, integrazione con rinnovabili e sistemi di flessibilità della domanda. (riproduzione riservata)



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