Il titolo Danieli non brilla a Piazza Affari in scia all’ordine da Jindal Steel Duqm per un impianto di dry hydrogen-ready in Oman. L’azione è ferma sulla parità a quota 39,45 euro. Eppure si tratta di una commessa molto importante.
La controllata del gruppo Jindal Steel ha ordinato all’azienda italiana un secondo impianto di riduzione diretta «hydrogen-ready» per la produzione di hotbriquetted iron. L’impianto sarà installato a Duqm, nella regione di Al Wusta del Sultanato dell’Oman, dove è in fase di costruzione il primo impianto Energiron Dri, il cui avvio è previsto nel 2026.
Il nuovo impianto sarà dotato della tecnologia zero-reformer energiron direct reduction, sviluppata congiuntamente da Tenova e Danieli, e produrrà 2,5 milioni di tonnellate annue. Ibrido per concezione, energiron è in grado di operare con gas naturale e fino all’80% di idrogeno senza richiedere modifiche all’impianto.
A quanto pare Jindal starebbe pianificando di utilizzare inizialmente gas naturale per poi iniziare a iniettare idrogeno a partire dal 2033. I due impianti di Dri fanno parte di un maxi progetto di Jindal in Oman per un’acciaieria green con un investimento complessivo stimato in oltre 3 miliardi di dollari.
Per questo gli analisti di Equita ritengono che ci siano altri parti del progetto che potrebbero interessare a Danieli. Il valore del contratto non è stato reso noto, ma gli esperti della Sim pensano si tratti di un ordine «significativo di oltre 200 milioni di euro, pari al 6% della raccolta ordini del gruppo.
«L’ordine conferma il solido rapporto tra Jindal e Danieli con diversi ordini assegnati negli ultimi anni», aggiungono gli analisti di Equita, segnalando, infine, che Jindal sta guardando attivamente per espandere le proprie attività in Europa.
Infatti, risulta essere tra le potenziali offerenti per l’Ilva di Taranto e ha avanzato un’offerta non vincolante per il business dell’acciaio europeo di Thyssenkrupp. Un punto ulteriore a favore dell’italiana Danieli su cui gli analisti di Equita hanno confermato il rating buy e il target price a 43,70 euro.
Danieli riporterà i risultati dell’esercizio fiscale 2025 (chiusura a giugno ) e la guidance 2026 il prossimo 26 settembre. In un contesto complicato per il settore siderurgico, gli analisti di Equita si aspettano un set di risultati resiliente guidato dalla divisione plant-making, che dovrebbe mostrare oltre 100 punti base di espansione dell’ebitda margin, mentre la divisione steel-making dovrebbe essere rimasta debole, seppur in sequenziale miglioramento.
Lato positivo, la cassa netta è attesa in area 1,85 miliardi (1,7 miliardi a fine 2024); lato negativo, gli esperti hanno ridotto la raccolta ordini del plant-making in area 2,5 miliardi (book-to-bill a 0,85x). «Per il 2025 ci aspettiamo un fatturato a 4,2 miliardi, -4% anno su anno, un ebitda a 401 milioni, +3%, un utile netto reported a 195 milioni, -19%, e un utile netto adjusted a 247 milioni, +7%», hanno stimato a Equita. Nel 2026 l’ebitda è atteso a 427 milioni rispetto a una stima del consenso a 446 milioni
Pur a fronte di una raccolta ordini più debole per la divisione plant-making, il rating sull’azione resta buy perché le opportunità commerciali nel plant-making rimangono rilevanti: il processo di conversione degli altiforni in forni elettrici ad arco (Eaf) è un mega trend del settore. «Pensiamo che l’order intake della divisone possa ritornare sopra i 3 miliardi già nel 2026, anno in cui la divisione steel-making, dopo il peggior anno del 2010, può mostrare netti segni di miglioramento con una crescita dell’ebitda del 46%, anche grazie alla riduzione del costo dell’energia in Italia», concludono gli esperti di Equita. (riproduzione riservata)