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Jerome Powell, Christine Lagarde e Andrey Bailey
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Dalla Fed alla Bce, BoE, BoJ e Rba: cosa si aspettano gli analisi su banche centrali e tassi dopo l’estate

28 agosto 2024, 09:00 Ultimo aggiornamento: 15:28

In Australia i dati sull’inflazione fanno pensare a uno slittamento del taglio dei tassi. Stati Uniti ed Eurozona si preparano alle mosse di settembre, più cautela in Inghilterra dove la sterlina sale 

Con la fine dell’estate e settembre alle porte mercati e investitori guardano alla svolta decisiva sui tassi di interesse delle banche centrali che però, in alcuni casi, potrebbe slittare ancora. In Australia, ad esempio, l’inflazione ha rallentato al minimo degli ultimi quattro mesi a luglio (3,5% dal 3,8% di giugno), con l’entrata in vigore degli sconti governativi sulle bollette dell’elettricità, ma i progressi nel contenere gli aumenti dei prezzi altrove hanno deluso e hanno portato gli investitori  a ridurre la possibilità di un taglio dei tassi di interesse a breve termine.

In questa cornice bisogna, inoltre, ricordare che alcuni membri della Reserve Bank of Australia, di fronte agli ultimi dati macroeconomici, si sono comunque espressi in direzione di un rialzo dei tassi, un elemento che desta ancora più incertezza. I mercati stanno, comunque, ancora scontando appieno un taglio dei tassi quest'anno, in parte perché è quasi certo che la Federal Reserve inizierà ad allentare la politica monetaria il mese prossimo e sono previsti ulteriori tagli in Canada, Europa e Nuova Zelanda.

Banche centrali e l’attesa post estate

Nonostante l’inflazione faccia ancora paura, il peggio sembra ormai essere alle spalle. Tuttavia, i policy makers si muovono ancora con cautela, per evitare di doversi pentire in futuro di mosse accelerate. «La nostra view sulla politica monetaria resta invariata» spiega Alessandro Tentori, Cio Europe di Axa Investment Managers, «prevediamo che la Fed faccia due tagli quest’anno e quattro l’anno prossimo, e che la Banca Centrale Europea faccia ancora due tagli quest’anno – settembre e dicembre – e poi tre nel 2025».

Nel caso della banca centrale americana è stato lo stesso presidente, Jerome Powell, ad aprire la scorsa settimana a un pivot (una svolta) sui Fed Funds. I dati macro mostrano un calo dell'inflazione e suggeriscono che sia in atto una normalizzazione del mercato del lavoro. Nonostante a inizio agosto i primi segnali di debolezza del mercato del lavoro abbiano mandato i mercati finanziari in rosso su timori di una recessione, secondo Tentori gli indicatori in realtà non supportano uno scenario di contrazione economica.

Quanto alla zona euro, vari indicatori hanno mostrato che dopo un prolungato periodo di stagnazione, l’Eurozona ha cominciato lentamente a crescere quest’anno, con salari in aumento al di sopra delle aspettative.   «Questo processo di crescita dovrebbe accelerare con il taglio dei tassi della Bce», continua Tentori. «Ormai sono passati due anni dallo shock dell’invasione dell’Ucraina e il problema dei prezzi dell’energia che aveva soprattutto impattato la Germania è meno sentito, le aziende si sono preparate per affrontare in futuro simili situazioni. Il quadro appare moderatamente migliore».

Di recente, ha sorpreso la Germania, mostrando un’accelerazione dell’inflazione a luglio, un aspetto che non fa che aggiungere pressioni sul prossimo meeting di metà settembre della banche guidata da Christine Lagarde. Il faro è adesso sul dato dell’inflazione di agosto che gli analisti si aspettano in netto calo al 2,2% dal 2,6% di luglio. Uno scenario che, se confermato, confermerebbe ancor di più la via di Francoforte verso un secondo ribasso al costo del denaro.

Bank of England più cauta

Il timore che l’inflazione, anche se in calo, torni a salire è lo stesso condiviso dalle altre banche centrali. La Bank of England (BoE), per esempio, ha tagliato di 25 punti base al 5% per la prima volta dal marzo 2020. Tuttavia, nel board non c’era unanimità, con ben quattro banchieri che hanno votato contro. «Non vogliamo tagliare troppo velocemente o troppo tanto», ha detto il governatore della BoE, Andrew Bailey. Martedì 27 agosto la sterlina ha raggiunto il massimo degli ultimi due anni nei confronti del dollaro, guadagnando terreno anche nei confronti dell’euro, sostenuta dalle scommesse che la Banca d’Inghilterra taglierà i tassi in modo meno drastico rispetto alla Fed.

La strada opposta della BoJ

La Bank of Japan ha posto fine all’era dei tassi zero e negativi quest'anno, alzando il costo del denaro due volte (a marzo e a luglio) allo 0,25%. In Giappone l'inflazione non è schizzata ai massimi storici come in Occidente e le preoccupazioni sono state per lo più per la crescita debole a la ripresa dei consumi. Ora, però, la Boj sembra essere più preoccupata che un'eccessiva debolezza dello yen possa avere un impatto negativo sull'economia. La mossa di luglio della banca ha, infatti, fatto volare lo yen contro il dollaro, contribuendo a far scoppiare la bolla del carry trade, altra causa della tempesta di agosto sui mercati. In seguito a ciò, le previsioni sulle prossime mosse dell'istituto sono cambiate. Mentre dai verbali relativi al meeting di luglio è emerso che alcuni membri vedono uno spazio per ulteriori rialzi, il vice-governatore della BoJ, Shinichi Uchida, è intervenuto per placare i mercati sottolineando che «la BoJ manterrà l'attuale tasso di riferimento visti l'estrema volatilità dei mercati finanziari». Prima di questi sconquassi, gli analisti vedevano un terzo rialzo dei tassi in Giappone per il mese di ottobre. Un’ipotesi che adesso secondo molti potrebbe essere a rischio. (riproduzione riservata)



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