Steve Eisman, l’investitore diventato celebre per aver previsto il crollo del mercato immobiliare nel 2008 e reso noto al grande pubblico grazie al film The Big Short oggi si dichiara «molto bullish» sull’economia americana.
Come riportato da MarketWatch, nel suo podcast The Real Eisman Playbook l’ex gestore ha spiegato come la sua visione sia cambiata radicalmente negli ultimi anni: se in passato era focalizzato solo sui titoli finanziari, ora guarda con entusiasmo al comparto tecnologico e industriale, settori che considera «incredibilmente dinamici».
Secondo Eisman, sommando alle big tech ufficialmente classificate nel settore IT (come Apple o Nvidia) anche colossi come Amazon, Meta e Alphabet, la tecnologia rappresenterebbe oggi circa il 50% dell’intero S&P 500. E proprio su questi nomi si concentrano le sue principali scommesse: possiede titoli di Apple, Nvidia, Meta e Alphabet, ma non di Tesla, un’esclusione su cui dichiara di non avere alcun ripensamento.
Oltre al tech, Eisman intravede un’altra grande opportunità all’orizzonte: una nuova ondata di fusioni e acquisizioni negli Stati Uniti. Un segnale importante, secondo lui, è arrivato con la proposta di fusione tra le compagnie ferroviarie Union Pacific e Norfolk Southern, un’operazione che sarebbe stata impensabile fino a poco tempo fa sotto l’attuale amministrazione Biden. Eisman legge questo segnale come un possibile cambio di atteggiamento da parte del governo verso l’M&A, e ha quindi investito in Pjt Partners, una boutique finanziaria specializzata in consulenza per operazioni straordinarie.
Come riportato da Marketwatch, nel mirino del prossimo consolidamento potrebbero finire anche le banche. «Abbiamo bisogno di istituti più grandi per competere con colossi come JPMorgan e Bank of America», ha affermato Eisman, aggiungendo che un’operazione di vendita potrebbe riguardare Comerica, esempio emblematico di una banca con buoni fondamentali ma una capitalizzazione stagnante da decenni.
Tra le sue scommesse attuali figurano anche titoli con un forte potere di mercato come Moody’s e Apollo Global Management. Tuttavia, Eisman mette in guardia anche dai rischi legati ai presunti monopoli: ha venduto Fair Isaac, le cui azioni sono scese del 28% in questo trimestre dopo che Freddie Mac e Fannie Mae hanno adottato una nuova metrica per valutare i mutuatari, introducendo così concorrenza nel modello di credit scoring, finora dominato dall’azienda. (riproduzione riservata)