Eravamo andati a dormire all’inizio di marzo con un nuovo piano di eurobond per rilanciare la difesa unica comunitaria orfana delle armi di Donald Trump e ci siamo risvegliati con l’eurobund di Berlino. La differenza non è solo semantica. In poche ore si è consumato uno scarto incredibile tra le intenzioni dell’Unione, quella di unire le diversità, anche a colpi di cannone, e la realtà delle tante anime che la compongono.
Il piano di Ursula von der Leyen, il ReArm Europe (sarebbe meglio chiamarlo New Defense Deal per evitare l’ipocrisia su quel che resta del Green Deal) non solo ha spaccato la sinistra europea e quella italiana, ma sta mettendo a dura prova anche la maggioranza del governo di Giorgia Meloni.
Per la premier appare una fuga in avanti pericolosa pensare di mandare soldati anche italiani in terra di Ucraina per sopperire alla fine dell’ombrello americano. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha capito subito che gli 800 miliardi del suddetto piano sono solo un riciclo di vecchi fondi di coesione, il ReArm significa solo maggior debito di 30 miliardi, seppur scomputato dal deficit. Non un bell’affare.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrà molte difficoltà a convincere il Parlamento che l’Italia ripudia ancora la guerra come sancito dalla Costituzione. Ma d’altronde sono tempi inattesi.
Così inattesi che il nuovo piano europeo, oltre a calpestare ogni prerogativa del Parlamento europeo, un tempo decantato per la celebre maggioranza Ursula, rischia di spaccare anche quella forza europeista che era rimasta salda sui suoi principi.
Intanto i più concreti tedeschi hanno messo mano al portafoglio e varato un piano di spesa e di maggior debito da 500 miliardi di euro, con tanti saluti al rigore, all’austerity e allo zero deficit che da sempre predicano e impongono nell’Eurozona.
Il bazooka di Berlino non è stato caricato a salve, il colpo è stato così forte che ha fatto impennare persino il Bund a dieci anni, il cui interesse è salito fino al 2,90%, con uno scarto di trenta punti base che non si registrava dalla riunificazione delle due Germanie, una scossa tellurica che ha fatto impennare a ruota anche il Btp fino a quota 4%.
Il tutto mentre la Bce riduceva i tassi di interesse, con tanti saluti anche alla politica monetaria concertata a Francoforte.
Guido Salerno Aletta ha giustamente commentato sulle pagine di MF-Milano Finanza: siamo alle solite, Berlino ragiona sempre allo stesso modo, mors tua e vita mea. Il piano di indebitamento tedesco è così stringente che farà da detonatore anche alle aziende del settore della difesa e dell’aerospazio, le quali dall’invasione russa dell’Ucraina hanno messo a segno in tre anni aumenti a tre cifre in borsa: Leonardo +600%, Rheinmetall +1.100%, una corsa che non si è fermata ovviamente con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca (rispettivamente +51% la prima e +77% la seconda). Mediobanca ha perciò alzato il target price della società guidata da Roberto Cingolani del 60%. Una situazione incredibile pochi mesi fa, di cui parla l’inchiesta di copertina di Milano Finanza.
Questi sono numeri mai visti in borsa, ma soprattutto sono numeri che fanno paura, perché andando avanti così la difesa unica la faranno le aziende per aumentare i già enormi profitti e non i paesi membri con i loro generali, mentre la politica monetaria la detterà più il futuro cancelliere Friedrich Merz che la presidente della Bce Christine Lagarde. (riproduzione riservata)