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Olaf Scholz, cancelliere tedesco
Olaf Scholz, cancelliere tedesco
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Dal crac di Uniper al golpe fallito, in Germania il fuoco cova sotto la cenere

di Stefano Casertano
08 dicembre 2022, 14:20 Ultimo aggiornamento: 14:40

Lo sgangherato colpo di Stato tentato dei settantenni può ricordare il film Vogliamo i colonnelli di Monicelli ma è spia di un malessere da non sottovalutare 

In un panorama di relativa aridità creativa tra serie streaming e film al cinema, i registi ringraziano la Germania per aver proposto una storia succulenta come quella dei Reichsbürger, variopinto gruppo di facinorosi che – mossi dall’ortodossia più pura della dietrologia internettiana – era pronto a invadere il Bundestag e prendere il potere.

Perché nella trama c’è di tutto. Si parte dalle idee sovversive, secondo cui la Germania «non avrebbe una costituzione» (in realtà ce l’ha, si chiama Gründgesetz, che significa legge base, ma tant’è). Si passa poi alla teoria secondo cui il Paese sarebbe comandato da poteri occulti, per completare con la tradizionale glassatura no-vax. I Reichsbürger non credono alle strutture democratiche del Paese, si rifiutano di pagare le tasse in tutto o in parte, e sono in tutto circa 21.000.

Ma per completare lo scenario da operetta ungherese non possiamo non citare il leader: trattasi di tale Principe Enrico XIII (che dai tempi della fine della nobiltà è lecito chiamare anche Signor Reuss) anni 71 e residente a Francoforte. Nei sogni dei mentecatti, il principe – che di lavoro è agente immobiliare – avrebbe dovuto assumere il ruolo di cancelliere dopo il colpo di Stato.

Ci sono pertanto retaggi dai drammi della storia tedesca, corretti però per il grottesco spirito social dei nostri tempi. Al putsch del 20 luglio del 1944, quello di Von Stauffenberg ritratto nel film Operazione Valchiria, il ruolo di cancelliere avrebbe dovuto essere preso da Car Friedrich Goerdeler, ex sindaco di Vienna e oppositore di lunga data delle leggi razziali e del regime di Hitler. Qui, in mancanza di una vera dittatura da combattere, ci si è dovuti accontentare di un principe immobiliarista.

È così che la vicenda abbandona l’aria epica da avanguardia da Repubblica di Weimar, e s’insinua nei meandri più incerti del Vogliamo i Colonnelli di Monicelli (1973). Ma se l’operazione di Ugo Tognazzi già nel film fu definita «cervellotica e buffonesca», non possiamo attribuire meriti diversi al progetto dei Reichsbürger.

È il limite e il vantaggio dei grandi popoli protestanti, se la vogliamo vedere con Weber. Il ritorno alle scritture assegna alla parola scritta un valore superiore a quella parlata, e per questo «se lo dice internet» c’è più propensione a crederci. Da qui, per le normali distribuzioni dei caratteri, un certo apice della popolazione è più propenso a credere alle web-idiozie rispetto ad altri. Non è vero che internet ha demolito la gerarchia delle fonti: ha semplicemente sostituito quelle attendibili, con quelle più stupide, per grande soddisfazione dei Reichsbürger.

Nel delirio da algoritmo social, le poche centinaia di partecipanti al colpo di Stato tedesco avrebbero dovuto invadere il parlamento e in qualche modo assumere il comando delle forze armate, per poi dichiarare la rinascita dello Stato tedesco su impronta monarchica e restaurativa: per intenderci, pre-1918, quando il kaiser Guglielmo II fu invitato a lasciare il Paese à la Savoia.

In questo senso, i nostri erano distanti ancora dal mettere in piedi un progettino alla Junio Valerio Borghese, che in confronto sembra un piano credibile e ben congegnato. La tedesca manica di raccattati si limitava a incontri segreti nei quali parlavano del proprio gruppo come di un «governo ombra», con ruoli già assegnati, e con una certa propensione a cercare supporto da altri gruppi improbabili tipi Qanon o la cricca di Vladimir Putin.

Ma è tutta qui l’operetta? Bastano 25 arresti – quanti quelli effettivamente realizzati – per invitare gli attaché a brindare e far calare il sipario? Vogliamo credere di sì, ma un minimo sospetto su qualche rischio in più è lecito. Perché i folli trumpettiano-quanonisti qualche mese fa sono andati all’assalto di Capitol Hill, e in un’epoca come la nostra – di incertezze digitali, che si fanno incertezze identitarie – il popolo insoddisfatto è pronto a inseguire qualsiasi bandiera.

Da qui, non è certamente per passione venatoria che i signori golpisti avevano l’hobby di esercitarsi al poligono di tiro; e non è per mera socialità che portavano avanti una solida azione di reclutamento. Con un aspetto ulteriore: non sono estremisti di destra. Dei 21.000 Reichsbürger, sembra che appena il 5% abbia fantasie neonazi.

E questo piano pasticciato segue di poche settimane un piano più o meno veritiero di rapire il ministro tedesco della Salute, motivato da risentimento per le politiche Covid – un piano che ha portato a cinque arresti.

Per ora non possiamo sapere se questo calderone sociopolitico porterà davvero alla nascita di estremismi violenti da prendere sul serio. L’unica certezza è che tutte queste follie post-covid sono figlie – con buona pace dei politologi – della semplice noia, e la noia genera mostri. Basta arrestarli e finisce lì. (riproduzione riservata)



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