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Matteo Salvini, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture
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Da Trenitalia a FS, da Autostrade alla Difesa, così i tre partiti del governo si spartiscono le nomine. Chiudendo l’era Draghi

di Sergio Rizzo
07 marzo 2025, 20:18 Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2025, 11:13

Per superare i possibili vincoli di Gianpiero Strisciuglio all’incarico di amministratore delegato di Trenitalia sono stati necessari pareri attestanti l’assenza di sue responsabilità nell’«adozione di decisioni sulle funzioni essenziali» di Rfi, di cui era numero uno. Una scelta tutta intestata alla Lega di Matteo Salvini. E Forza Italia e Fratelli d’Italia? Ecco le poltrone su cui hanno potere di nomina

Ne siamo già sicuri. La campagna 2025 delle nomine di governo non farà rimpiangere quelle del 2024 e 2023. Si capisce dal debutto, il modo con il quale è stato affrontato uno dei problemi più grossi per la faccia dell’esecutivo: quello del trasporto ferroviario, che fra blackout e treni in panne di problemi ne ha dati non pochi al Paese. Spesso addebitati non alle inefficienze di un sistema decisamente stressato, ma a suggestive ipotesi di sabotaggio.

Il nuovo amministratore delegato di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio ricopriva lo stesso incarico a Rete ferroviaria italiana (Rfi), la società infrastrutturale del medesimo azionista pubblico Fs. È cresciuto professionalmente con Mauro Moretti e dunque conosce indubbiamente il mestiere. Ma questo non è il punto.

Le funzioni essenziali? Non sono dell’amministratore delegato

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini l’ha voluto a tutti i costi, e non ha sentito ragioni. Nemmeno le più fondate. Una in particolare, quella che riguarda un provvedimento legislativo di dieci anni fa, il comma 7 dell’articolo 11 del decreto legislativo 15 luglio 2015, numero 112. Testuale: «I responsabili dell'adozione di decisioni sulle funzioni essenziali non possono ricoprire, per un periodo di ventiquattro mesi da quando cessano nelle proprie funzioni, alcun ruolo all'interno delle imprese ferroviarie operanti sulla relativa infrastruttura». La ragione è semplice: serve a evitare l’insorgere di un possibile conflitto d’interessi.

Per superare questo ostacolo, sappiamo, sono stati prodotti illustri pareri (oltre a numerose testimonianze) attestanti l’assenza di responsabilità di Strisciuglio nell’«adozione di decisioni sulle funzioni essenziali» di Rfi. Anche se appare piuttosto singolare che un amministratore delegato, qual è stato fino all’altro ieri il nuovo capo di Trenitalia, non si occupi di «funzioni essenziali» della società che amministra. Ma tant’è. Nei momenti in cui è in gioco l’interesse supremo della politica, anche l’impossibile in Italia diventa possibile.

Quanto al predecessore di Strisciuglio, Luigi Corradi, che nei momenti più critici delle disavventure ferroviarie molti politici avevano indicato come capro espiatorio, ha avuto un posto in periferia. Amministratore unico di Fs international, che comunque non è la Cajenna, e in ogni caso garantisce una retribuzione.

Troppi treni sulla linea, pieni solo per il 40%

Decisione che in qualche modo è una piccola prova che i problemi delle Ferrovie non possono essere ridotti a una sola questione di manico. Del resto, se difficoltà ha avuto la Trenitalia di Corradi, non sono mancate neppure a Rfi di Strisciuglio. E questo perché l’infrastruttura ferroviaria è eccessivamente sollecitata. Ci sono troppi treni, talvolta inutili, se è vero che il load factor di Trenitalia non arriverebbe al 40 per cento. Per prendere di petto il problema non ci sarebbe che un modo: tagliare le corse. Ma questo contrasterebbe con la necessità strategica, lampante, di occupare più tracce possibili.

Le altre poltrone del gruppo FS

Non potevano poi mancare, in questo giro di nomine ferroviarie, alcune note di colore. Colore politico, s’intende. Ecco allora alla presidenza di Fs Sistemi Urbani l’ex parlamentare di Forza Italia Maria Rosa Sessa, detta Rossella, di professione commercialista. Aveva lasciato il partito nel 2022 in polemica con la decisione di mollare Mario Draghi, passando ad Azione. Candidata in Campania alle ultime politiche, non era stata eletta e ad agosto 2023 è ritornata a Forza Italia.

Ecco allora alla presidenza di Busitalia il salviniano Flavio Nogara, protagonista di un curioso transito nelle porte girevoli. Nel 2018 viene eletto per la Lega nel consiglio regionale della Lombardia. Ma l’elezione è annullata per incompatibilità, visto che Nogara ricopre anche l’incarico di consigliere di Ferrovie Nord, società controllata indirettamente dalla Regione. Un mese dopo il primo governo di Giuseppe Conte, quello a maggioranza M5s-Lega, lo nomina nel cda delle Ferrovie dello stato. Tre anni dopo scade e nel 2023 si ricandida alla Regione Lombardia ma stavolta, per un soffio, non viene eletto. Così adesso gli spetta di nuovo un posto alle Ferrovie, ma da presidente.

Le altre nomine in arrivo: da Autostrade al comparto Difesa, dall’energia alle tlc

Con queste premesse aspettiamo le prossime mosse del governo. La partita è complessa, perché il secondo tempo prevede un intervento su Autostrade per l’Italia. Probabilmente a gamba tesa. Il candidato del governo, considerando che egli sarebbe nelle corde di Giancarlo Giorgetti ministro dell’Economia e vice di Matteo Salvini, risponde al nome di Vito Cozzoli. Ex capo di gabinetto dell’imprenditrice Federica Guidi allo Sviluppo economico, poi dei grillini Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, è stato prima collocato al vertice di Sport e Salute e quindi a quello di Autostrade dello Stato, società che dipende dal ministero di Salvini. Tanto basta perché abbia maturato i requisiti necessari a timonare Autostrade per l’Italia.

Ma siccome la logica ispiratrice di questa tornata è la tripartizione fra i partiti della maggioranza, e in proporzione ai rispettivi pesi, anche Forza Italia e soprattutto Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni avranno il loro.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani manterrà la presa su Sace e Simest, che sovrintendono alle operazioni di commercio estero. Più, ovviamente, altri incarichi secondari nelle holding pubbliche.

Tutto il resto, tocca al partito della presidente del Consiglio. Fincantieri, per esempio. Alla holding che rientra nella sfera della Difesa Pierroberto Folgiero gode sempre del sostegno del potente ministro Guido Crosetto. Mentre la faccenda che riguarda alcune società del settore energetico sarà affrontata seguendo un principio: la stagione dei manager cari a Mario Draghi sembra definitivamente chiusa. Così da profilare un cambio della guardia alla Snam, con Stefano Venier che potrebbe lasciare. Al suo posto non sarebbe una sorpresa vedere arrivare l’amministratore delegato di Italgas Paolo Gallo. Né sarebbe sorprendente il ritorno di Luigi Gubitosi nel pianeta delle telecomunicazioni. Magari alla guida di Fibercop: un’altra bella rogna per il governo Meloni. Il seguito alla prossima puntata. (riproduzione riservata)



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