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Motori

Da Bugatti a DeLorean: quando l’automobile nasce da un’idea più grande del mercato

Tra genio e azzardo, alcune automobili hanno sfidato il mercato per entrare nel mito. Da Bugatti a Tucker, fino alla DeLorean di Ritorno al futuro, un viaggio tra visioni, fallimenti e icone diventate leggenda

di Nicola D. Bonetti
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Ci sono stati costruttori visionari capaci di osare e soggetti border-line tra genialità condivisa con la capacità di fare la storia ma per altre ragioni. Parallelamente ci sono state auto rivoluzionarie di successo ed altre diventate famose più per la produzione limitata o limitatissima che per le idee del progetto. Incredibilmente, alcune di queste sono diventate dapprima icone, per poi entrare nel mito: indifferentemente se con marchi durati nel tempo oppure solo meteore.

Tra i primi, il simbolo di genio visionario di successo potrebbe essere Ettore Isidoro Arco Bugatti (1881-1947), che dal 1898 agli anni 30 del nuovo secolo incanta il mondo con vetture velocissime, raffinate e da sogno. Marchio rinato, per completezza, dal 1987 grazie alla passione di Romano Artioli, realizzando le impareggiabili EB 110, per cedere il tutto nel ’98 al gruppo Volkswagen che ne ha proseguito la storia.

Tra i secondi, Preston Thomas Tucker (1903-56) che costruisce un solo modello, la Tucker 48 Sedan Torpedo del 1948, prodotto in 51 esemplari dei quali 47 tuttora esistenti. Numeri esigui, causati da problemi di sviluppo e difficoltà produttive ma soprattutto bloccati sul nascere da cause legali (poi vinte), sembra pretestuose per la paura dei grandi costruttori di simili innovazioni, soprattutto di sicurezza, così concentrate. La sua storia è raccontata in modo coinvolgente dal film Tucker – L’uomo e il suo sogno, del 1988, di Francis Ford Coppola.

Da Bugatti a DeLorean: quando l’automobile nasce da un’idea più grande del mercato

Il ruolo principale tra le geniali meteore spetta a John Zachary DeLorean (1925-2005), la cui unica creatura prodotta come DeLorean Motor Company è l’avveniristica DMC-12, in ben 9200 esemplari (secondo l’associazione dei proprietari del modello solo 8583, dei quali ben 6000 sopravvissuti) tra il 1981-82 e alcuni venduti anche nell’83.

1981 DeLorean
1981 DeLorean

La cui storia, al di là di soluzioni progettuali futuribili, non applicabili alla produzione di massa, è influenzata da un paio di fattori esterni, contrastanti: l’arresto del titolare nel corso del 1982 con l’accusa di traffico di stupefacenti (con assoluzione due anni dopo), decretando la fine dell’avventura, ma soprattutto essere stata l’auto protagonista della trilogia di film Ritorno al futuro (1985-90), trasformata nella macchina del tempo dal Dr. Emmett "Doc" Brown. Entrambi, DeLorean e “Doc”, inventori per nulla banali.

1981 DeLorean sketch
1981 DeLorean sketch

Unico modello realizzato all’epoca dal marchio, conosciuto semplicemente come DeLorean, è una vettura ideata da visionari e sognatori, nonché disegnata da Giorgetto Giugiaro. Coupé a due porte con apertura ad ala di gabbiano, secondo William T. Collins, già capo ingegnere Pontiac che completa il prototipo nel 1976, dovrebbe montare un motore posteriore Wankel, scelta poi orientata verso un più pacifico V6 PRV (progetto comune Peugeot-Renault-Volvo), già disponibile dal 1974 e sviluppato in quattro versioni da 2,5, 2,7, 2,8 (quello utilizzato dalla DMC-12) e 3 litri.

L’auto è studiata con scocca innovativa, leggera e con parti rinforzate, che nessuno però aveva realizzato prima, complicando la produzione. Tutto richiede la revisione del progetto – affidata al geniale Anthony Bruce Colin Chapman, inventore delle Lotus, dalle quali attinge soluzioni collaudate – posticipando forzatamente lancio e approntamento della fabbrica a Dunmurry, in Irlanda del Nord, sostenuta da fondi governativi.

Ritorno al futuro I_II_III
Ritorno al futuro I_II_III

Iniziata la produzione nel 1981 con due anni di ritardo, anche per l’inesperienza della manodopera, le DMC-12 sono vendute senza garanzia; che avranno solo dall’anno seguente, risolti i problemi principali. Per l’azionamento delle portiere è studiato e brevettato un sistema a barre di torsione fornite da Grumman Aerospace con molle a gas.

Sospensioni Lotus, indipendenti: anteriori a quadrilatero e posteriori multilink, freni con dischi da 254 mm davanti e 267 mm dietro: dove grava anche il maggior peso (65%) per il motore montato a sbalzo. Cerchi in lega da 14" all’avantreno e 15" al retro. Sterzo con diametro di volta contenuto in 10,6 metri, valore notevole per buona agilità. Motore di 2850 cc da 130 cavalli e 208 Nm, poco potente ma elastico; cambio manuale a cinque marce o automatico a tre.

Modeste, conseguentemente, le prestazioni: dichiarate dal costruttore da 0 a 60 miglia orarie (96 km/h circa) in 8”8 mentre un test all’epoca rileva 10”5: non esattamente come lo scatto “bruciante” nelle sequenze dei film; nessuna notizia attendibile sulla velocità massima.

Al Mauto, il Museo nazionale dell’Automobile a Torino, è aperta fino all’11 gennaio 2026 la mostra Ritorno al futuro. Prototipi di tempo., organizzata per i 40 anni dal primo film. Esplora la relazione tra particolari oggetti di design di massa – automobili e orologi – mettendone in luce le risonanze emotive, meccaniche e simboliche.

Protagonista è l’iconica DeLorean DMC-12, corredata da figurini e lucidi provenienti dall’Archivio Italdesign, selezionati per raccontarne il processo il creativo da parte di Giorgietto Giugiaro.

1981 DeLorean
1981 DeLorean

La mostra omaggia il capolavoro pop con una serie di oggetti di scena originali dalla lavorazione del film, come il tastierino numerico TRW e l’interruttore dei circuiti temporali, entrambi appartenenti alla DeLorean – Macchina del tempo.

In conclusione, qualche curiosità sul modello: iniziando dal nome DMC-12, la cifra indica quello che avrebbe dovuto essere il prezzo in migliaia di dollari, anche se le vendite iniziano con un listino di 25 mila e molto aspiranti clienti disposti a pagarla di più pur di averla; le ultime sono svendute e, oramai verso la chiusura della fabbrica in Irlanda, con la promessa di cinque anni di garanzia.

Dodici sono state le DMC-12 impiegate per le riprese dei film della trilogia e, curiosamente, tre per pellicole porno ispirate sempre a Ritorno al futuro. Un centinaio di esemplari, per un accordo con American Express, sarebbero dovuti essere placcati in oro a 24 carati (siamo negli incredibili anni Ottanta!), ma la richiesta ha comportato solo tre realizzazioni. Una delle quali è l’ultima DMC-12 costruita, assemblata con parti di ricambio e la doratura di una portiera diversa da tutto il resto. Sic transit gloria mundi…(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 07/01/2026 12:20
Ultimo aggiornamento: 07/01/2026 12:20
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