Gli attacchi delle cyber gang ransomware colpiscono principalmente i Paesi con un pil pro capite elevato, dove è più probabile ottenere riscatti importanti, e con un tessuto produttivo composto da pmi, meno strutturate a livello di cyber-sicurezza. Questo emerge chiaramente dall’indagine «Dati, denaro e difesa: l’equilibrio nel cyberspazio nel 2025» condotta da Twin4Cyber e dalla divisione Cybersecurity di Maticmind.
Non sorprende che quindi l’Ue emerga come bersaglio principale degli attacchi ransomware, subendone il 39% a livello globale, a causa del suo «forte potenziale economico e della vulnerabilità strutturale delle pmi, vero motore economico europeo» si legge nel rapporto. L’Italia in questa cornice risulta tra i Paesi più vulnerabili, essendo terza sul podio europeo tanto per pil procapite (2.301 trilioni di dollari) che per numero di pmi (oltre 492 mila). Ecco che infatti, riportano Twin4Cyber e Maticmind, l’Italia ha registrato 155 attacchi ransomware nel 2024, pari al 2,8% del totale.
Ai fattori economici si aggiunge poi la componente geopolitica a indirizzare i cybercriminali a colpire un Paese piuttosto che un altro. In particolare gli attacchi ransomware contro la Cina e la Russia sono «rari e strategicamente limitati a causa dei rischi politici e legali estremamente elevati, nonché delle precauzioni tecniche adottate da alcuni gruppi criminali per evitare di colpire obiettivi in queste aree sensibili». (riproduzione riservata)