Nel 2024, la spesa media mensile delle famiglie italiane per consumi si attesta a 2.755 euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (+0,6%). Tuttavia, nonostante una stabilità generale della spesa alimentare, circa un terzo delle famiglie ha ridotto la quantità o la qualità del cibo acquistato (31,1%).
Una crisi dei prezzi che, secondo l’ultimo report dell’Istat, si manifesta soprattutto su oli e grassi (+11,7%) e frutta (+2,7%), che diventano le voci più pesanti nel bilancio mensile. Ma le cifre dell’Istituto mostrano un’Italia molto diversa a seconda di dove si vive, di chi si è e di come si compone la famiglia.
Le differenze territoriali restano marcate. Al Nord-est le famiglie spendono in media 3.032 euro al mese, 834 euro in più rispetto al Sud e 711 euro in più rispetto alle Isole. Tra le regioni, Trentino-Alto Adige e Lombardia segnano le spese più alte (3.584 e 3.162 euro), mentre Calabria e Puglia sono agli ultimi posti, rispettivamente con 2.075 e 2.000 euro mensili.
Questa forbice, intrecciandosi con il tema salariale, si riflette anche nella composizione della spesa. Nel Sud e nelle Isole, dove i redditi sono più bassi, la quota destinata ai beni primari come alimenti e bevande raggiunge il 25,4% nel Sud e il 23,5% nelle Isole, contro il 17,4% del Nord-est. In pratica, nel Mezzogiorno gran parte del budget familiare serve per garantire la spesa quotidiana, mentre al Nord resta più spazio per ristorazione, trasporti, tempo libero e cultura.
La dimensione urbana condiziona fortemente la spesa. Nei comuni centrali delle aree metropolitane si spendono in media 2.999 euro, nelle periferie 2.822 euro, mentre nei comuni più piccoli (fino a 50 mila abitanti) la spesa scende a 2.638 euro, circa il 12% in meno. Chi vive nei piccoli centri ha quindi meno margine per beni e servizi non essenziali, accentuando le differenze tra città grandi e piccoli paesi. C’è poi anche un tema di nazionalità: l’Istat sottolinea che le famiglie composte solo da italiani continuano a spendere quasi un terzo in più (+31,8%) rispetto a quelle con componenti stranieri.
Tra i consumi non alimentari, la spesa media è di 2.222 euro mensili (80,7% del totale). Cresce la spesa per ristorazione e alloggio (+4,1%), soprattutto al Centro (+7,2%), segno del progressivo ritorno alla normalità dopo la pandemia. Cala invece la spesa per informazione e comunicazione (-2,3%). Nel Nord-est si registra anche un aumento della spesa per istruzione (+16,9%, 21 euro mensili), mentre al Nord si investe di più in trasporti e attività culturali, confermando come le opportunità varino fortemente in base al territorio. (riproduzione riservata)