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Criptoattività e finanza tradizionale, crescono le interconnessioni pericolose per la stabilità finanziaria secondo la Bce
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Criptoattività e finanza tradizionale, crescono le interconnessioni pericolose per la stabilità finanziaria secondo la Bce

23 maggio 2025, 19:30 Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2025, 18:22

L’esposizione di famiglie e banche europee alle cripto è limitata ma in aumento. Ecco i dati

Finora le interconnessioni tra criptoattività e finanza tradizionale sono rimaste limitate. L’esposizione di privati e banche è contenuta. Così sono oggi basse le probabilità di contagio di una crisi cripto a famiglie e società finanziarie a livello sistemico. Ma la spinta dell’amministrazione Usa e il crescente interesse dei privati per le cripto possono cambiare lo scenario in modo rapido. Di conseguenza, come ha osservato la Bce, sono in crescita i rischi per la stabilità finanziaria.

In Italia, come riportato su MF-Milano Finanza del 16 maggio, ci sono perplessità tra operatori (e anche all’interno della Consob) per la diffusione tra i risparmiatori di strumenti complessi collegati a cripto, come certificates con sottostante futures su bitcoin.

«È un rischio fatale la legittimazione delle criptoattività», ha detto il presidente della Consob Paolo Savona. «Se scoprissi che nel mio condominio un vicino stampa moneta privata io avrei il dovere di denunciare».

Negli Usa, secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, le grandi banche (come Jp Morgan, Citi e BofA) sarebbero pronte a emettere una loro stablecoin, anche per evitare di perdere depositi e attività a causa di società tecnologiche. In poco tempo le attività cripto possono intrecciarsi in modo più netto con la finanza tradizionale.

I rischi delle criptoattività riguardano ambiti diversi, tra cui la volatilità, la mancanza di trasparenza, la liquidità, la leva e gli attacchi hacker. Ma se ci si limita a osservare il problema dei legami con la finanza tradizionale, i dati Bce dicono che oggi le interconnessioni non destano eccessive preoccupazioni. Le famiglie dell’Eurozona hanno un’esposizione limitata alle criptovalute, incluso bitcoin.

Le famiglie

Secondo l’ultimo sondaggio di Francoforte condotto a fine 2024, in media quasi il 10% degli intervistati possiede criptovalute, in leggero calo rispetto al dato di fine 2022. La maggior parte dei detentori ha importi limitati di criptovalute: il 54% degli intervistati detiene meno di mille euro e il 91% meno di 20 mila euro.

Si stima perciò che le famiglie abbiano almeno 75 miliardi di euro in criptovalute. Questa cifra rappresenta solo lo 0,23% delle attività finanziarie delle famiglie e il 3% della capitalizzazione di mercato delle criptovalute. Ma l’interesse è in crescita: circa la metà dei possessori di cripto ha in programma di acquistarne di più anche se per la Bce «bitcoin ha mostrato benefici di diversificazione limitati per i portafogli azionari».

L’esposizione delle banche

Anche l’esposizione delle banche europee è limitata ma in aumento. Gli istituti hanno acquistato in modo diretto cripto per un solo milione di euro, secondo i dati Bce, da 66 mila euro del 2023. È più alta l’esposizione a derivati con sottostante cripto, pari a 600 milioni nel 2024, dai 400 del 2023.

Inoltre vanno considerati i rischi indiretti. Le banche hanno fornito servizi di custodia legati alle cripto per 4,7 miliardi di euro nel 2024, dai 400 milioni del 2023. Gli istituti poi stanno offrendo sempre più servizi di trading.

I depositi bancari di società cripto, determinanti nelle crisi delle banche regionali Usa nel 2023, sono scesi a 1,2 miliardi a fine 2024, dal picco di 2,5 miliardi del 2021.

Quanto invece alla categoria dei prodotti legati alle cripto, gli investitori dell’Eurozona hanno in totale un’esposizione di 17 miliardi di euro, di cui 3,4 miliardi per il settore finanziario e 10 miliardi per le famiglie.

Anche in questo caso si tratta di cifre contenute ma secondo la Bce «la crescente disponibilità di prodotti regolamentati legati alle criptoattività potrebbe incoraggiare gli investimenti degli intermediari finanziari tradizionali». Nell’Eurozona il numero di prodotti legati alle cripto è cresciuto costantemente, arrivando a 294 l’anno scorso, da 215 nel 2023.

In tema di interconnessioni, vanno inoltre considerate le stablecoin, in gran parte utilizzate per facilitare il trading e il cambio di cripto con valute. La capitalizzazione totale ha raggiunto i 230 miliardi di dollari, di cui 149 miliardi di Tether e 62 miliardi di Circle.

Donald Trump, anche sulla scia di affari personali e forti conflitti di interesse, vuole aumentare la diffusione delle cripto con regole favorevoli. Il legame delle stablecoin con la finanza tradizionale è dovuto soprattutto all’ingente quantità di titoli di Stato Usa nelle riserve degli emittenti. Infine la Bce ha osservato che potrebbero esserci legami nascosti tra cripto e banche ombra, non trasparenti come gli istituti di credito.

Le conclusioni Bce

«Se la tendenza alla crescente interconnessione con la finanza tradizionale dovesse proseguire, le criptovalute finiranno per rappresentare rischi per la stabilità finanziaria dell’area euro», ha concluso la Bce. «Per ora questi rischi sembrano limitati. Tuttavia la combinazione tra l’aumento dei prezzi e l’ingresso nel mercato degli istituti tradizionali aumenta la possibilità che si aprano canali di contagio significativi dalle criptovalute alla finanza tradizionale».

Intanto Savona ha paragonato la «febbre» da cripto alla bolla dei tulipani in Olanda, quando «un tulipano è arrivato a valere come una casa poiché la gente guadagnava molto. Prima c’è la mania, poi c’è qualcuno che dice che il re è nudo e si chiede il rimborso. Ma la moneta privata non può essere rimborsata. Non c’è un debitore e così nessuno è responsabile». (riproduzione riservata)



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