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Crif: in Italia è "rosa" solo il 22% delle imprese
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Crif: in Italia è "rosa" solo il 22% delle imprese

di Andrea Baiocco
08 marzo 2022, 16:31 Ultimo aggiornamento: 16:40

Secondo lo studio realizzato dal Crif nel febbraio 2022 le aziende condotte da donne o da loro partecipate in maggioranza sono 1,4 milioni, distribuite in modo uniforme per territorio ma variegato per settore. Ancora basso il livello di digitalizzazione. Opportunità dal Pnrr

Crif ha condotto un'analisi mirata per comprendere lo stato dell'arte dell'imprenditoria femminile in Italia e quali sono le potenzialità messe a disposizione dal Pnrr.

Lo studio ha considerato le ditte individuali con titolare donna e le società in cui la maggioranza dei componenti dell'organo di amministrazione è costituita da donne o, ancora, la maggioranza delle quote di capitale è detenuta da donne. A febbraio 2022 le imprese femminili sono quasi 1,4 milioni (erano 1,3 milioni nel 2015), pari solo al 22% del totale in Italia. Le ditte individuali rappresentavano il 76%, seguite da società di capitale (15%), società di persone (8%) e associazioni iscritte in camere di commercio, enti, fondazioni e società anonime. Analizzando l'incidenza delle imprese femminili rispetto al totale, le forme giuridiche con la quota più alta sono le società di persone (27%) e le ditte Individuali (26%).

"I dati oggi confermano che la strada per colmare il gender gap in Italia è ancora lunga" ha commentato Gaia Cioci, senior director di Crif. "Ci auguriamo che il Pnrr possa dare una forte accelerazione allo sviluppo dell'imprenditoria femminile. In questa direzione va il decreto del 24 novembre 2021 che ha integrato le risorse a sostegno con i 400 milioni di euro previsti dall'investimento 1.2 del Pnrr, dedicato alla "Creazione di imprese femminili". Si tratta di un intervento che punta a rendere strutturali le agevolazioni per favorire la partecipazione delle donne nel mondo delle imprese. Come Crif siamo al fianco del sistema finanziario per agevolare questo percorso virtuoso fornendo dati, analytics, tool digitali e le competenze dei nostri team per rendere il Pnrr journey delle imprese più semplice e veloce."

Analizzando l’incidenza delle imprese femminili nei vari settori emerge che il 38% delle imprese che operano nel settore della sanità è femminile, mentre quasi un'azienda su tre è femminile nei servizi di alloggio-ristorazione e di istruzione. Seguono per incidenza settore agricolo, attività immobiliare, noleggio, agenzie di viaggio e attività artistiche. L'attività manifatturiera e i servizi di informazione e comunicazione sono riconducibili nel 18% dei casi a imprese femminili. Alcuni settori rimangono però ancora appannaggio quasi esclusivo di imprese maschili, come nel caso dell'estrazione di minerali, della fornitura di energia elettrica, della fornitura di acqua e delle costruzioni.

L'analisi territoriale mostra una distribuzione sufficientemente equilibrata tra tutte le regioni del Paese. Quelle con la maggiore concentrazione di imprese femminili sono Basilicata, Molise e Umbria con una incidenza del 25% sul totale, seguite da Abruzzo, Calabria, Liguria, Sicilia e Valle d'Aosta con il 24%. Lombardia e Trentino-Alto Adige registrano invece solo il 19% di imprese "rosa", pur essendo regioni a elevata imprenditorialità. Discorso analogo per il Veneto, con il 20% di imprese femminili.

L'investimento 1.2 del Pnrr si prefigge di sostenere la realizzazione di progetti aziendali innovativi per imprese a conduzione femminile o con prevalente partecipazione femminile, quali ad esempio la digitalizzazione delle linee di produzione o il passaggio all'energia verde. Il Crif ha sviluppato algoritmi basati sull'intelligenza artificiale in grado di misurare il livello di digital attitude delle imprese: grazie a questi indicatori è stato possibile rilevare che l'88% delle aziende femminili si caratterizza per una bassa digitalizzazione contro il 61% della media nazionale. Inoltre nelle fasce con livello medio-alto e alto di digitalizzazione ricade solo il 5% di imprese femminili, contro il 16,7% del totale.

"I dati che emergono dallo studio Crif confermano quanto rilevato dal Global Gender Gap Report pubblicato dal World Economic Forum a marzo 2021, secondo il quale serviranno 135,6 anni per eliminare completamente il gender gap tra uomini e donne. Il report misura il gender gap tramite un indice basato su quattro dimensioni (Economic Participation and Opportunity, Educational Attainment, Health and Survival e Political Empowerment), il cui valore a livello globale è pari al 68%" ha aggiunto Cioci. Nelle prime cinque posizioni si trovano Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda e Svezia, mentre l'Italia si classifica sessantatreesima con un indice pari al 72%, mettendo in evidenza il forte bisogno di incentivare le donne a sviluppare attività imprenditoriali sfruttando competenze e creatività per la realizzazione di progetti innovativi, ad esempio attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. (riproduzione riservata)



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