Ci mancava solo l'inflazione a remare contro il Superbonus. Il conseguente repentino aumento dei tassi di interesse infatti ostacola ulteriormente il già tormentato processo della cessione dei crediti fiscali. Il rischio infatti è che i crediti acquistati vengano pagati ancora meno, come sta già succedendo. Il meccanismo è semplice: l'azienda rileva il credito tramite lo sconto in fattura, credito che poi passa alla banca o ad altri intermediari che dispongono di capienza fiscale. Fino a pochi mesi fa l'intermediario era disposto a pagare 102-103 il credito di 110, cifra che scontava il fatto che a sua volta avrebbe ricevuto il rimborso dallo Stato in cinque anni al ritmo del 20% l'anno. Peccato che nel frattempo i tassi di interesse siano saliti significativamente e che quindi chi acquista i crediti per far quadrare i conti deve pagarli meno.
Il problema è quanto di meno, nel senso che gli sconti attuali appaiono troppo elevati rispetto all'aumento del costo del denaro. Il sistema però sconta le molte difficoltà del settore che appunto ha reso il mercato dei crediti assolutamente illiquido. A illustrare il meccanismo è Cande (Class Action Nazionale dell'Edilizia) che ha messo a confronto sconti attuali e passati, rapportandoli anche all'evoluzione dei tassi. «A novembre 2021 i prezzi dei crediti di imposta (Cdi) Superbonus 110 erano in area 100-102 su 110, con un rendimento implicito rispettivamente del 4-5%. La loro duration finanziaria media è di 2-2,5 anni. A quel tempo i tassi Btp a due anni erano intorno a -0,30% contro il 2,80% attuale. Ebbene, considerando tutte queste variabili il prezzo dei Cdi Superbonus dovrebbe attestarsi al 94,7-95,6/110, mentre attualmente le banche e altri operatori li comprano intorno a 90/110.
Ciò significa che diversi punti del rincaro non sono imputabili all'aumento dei tassi, ma solo all'illiquidità del mercato, generata dai tanti cambiamenti normativi intervenuti nel 2021/2022. Lo stesso è accaduto per i crediti decennali (gli altri bonus edilizi, rimborsati appunto in 10 anni). A novembre 2021 i prezzi erano in area 85-87% a fronte di una durata media di circa 5 anni. Nel frattempo i tassi Btp 5 anni sono saliti da 0,25% a 3,45%. Oggi i Cdi decennali vengono acquistati in area 70%. In sintesi da giugno in poi i rendimenti obbligazionari sono saliti ancora e il costo dei crediti diminuito, ma molto più dei primi, fino a 90/110 per quelli relativi al Superbonus e al 70% per gli altri bonus.
I problemi legati alla cessione dei crediti (da cui deriva l'illiquidità del sistema) sono noti e anche i vani tentativi varati via via dal legislatore per migliorare la situazione. Stop prima alle cessioni multiple dei crediti, poi riattivazione ma con alcuni vincoli, misura che aveva iniziato a riavviare il mercato. Ma non è durata perché presto è arrivato l'obbligo di risposta in solido da parte degli acquirenti in caso di irregolarità dei lavori legati al Superbonus che ha di nuovo fermato tutto. Per fortuna proprio la scorsa settimana, un emendamento ha provveduto all'alleggerimento delle responsabilità. Ma ancora non basta. E infatti per ora resta tutto fermo, in attesa della circolare dell'Agenzia delle Entrate in merito. «Ma anche una volta sbloccata la situazione la misura non basta per esaurire l'offerta dei crediti di imposta, pari a 45-50 miliardi di euro, permettendo alle imprese del settore che li detengono di recuperare liquidità e finalmente ripartire», spiega Piero Costantini, fondatore e membro del coordinamento di Cande. «A rischio sono oltre decine di migliaia di imprese del settore, con bilanci sani e piene di crediti di imposta in portafoglio, che invece rischiano di fallire per mancanza di liquidità così da poter pagare i fornitori».
Diverse le misure necessarie, che Cande chiede al prossimo governo per salvare la situazione, illustrati da Costantini. In primis liberalizzare del tutto la cessione dei crediti perché molte banche hanno esaurito i plafond e quindi non hanno in ogni caso intenzione di procedere a nuovi acquisti. Oggi per esempio sul mercato da acquistare resta solo Enel X, che compra a 88 i crediti sul Superbonus e a 70 gli altri. Per questo occorre riportare altri offerenti, soggetti importanti come Poste e Cdp che hanno la capacità fiscale per intervenire significativamente e farebbero anche da benchmark per tutti gli altri. Servirebbe anche un intervento dell'Abi per regolamentare i prezzi dei crediti. Infine, occorre dare respiro alle aziende. «Hanno bilanci in ordine e tanti crediti che non riescono a cedere, peraltro a rischio zero, in quanto nei confronti dello Stato», conclude Costantini. Basterebbe offrire linee di credito per 7-8 mesi a tassi di mercato, così da permettere loro di pagare i fornitori e salvare l'azienda». (riproduzione riservata)