Una trappola di liquidità si verifica quando consumatori e imprese preferiscono detenere denaro contante piuttosto che investirlo, perché i rendimenti degli investimenti sono troppo bassi. Questo vanifica la capacità di una banca centrale di allentare a sufficienza le condizioni di finanziamento quando l’inflazione è troppo bassa, perché la domanda è depressa. L’Europa, e in particolare i Paesi core dell’Unione, hanno rischiato spesso di cadere in questa trappola. Attualmente la curva dei rendimenti nei Paesi core, ricchi di risparmio, è piatta e vicina allo zero, e i depositi bancari di famiglie e imprese hanno raggiunto circa il 126% del pil, dopo che i governi hanno esteso il sostegno finanziario a lavoratori e imprese per fronteggiare la crisi da Covid-19. Le famiglie e le imprese hanno accumulato una gran parte della liquidità iniettata nell’economia da governi e banche centrali per combattere le conseguenze del Covid-19. Così, dopo la pandemia, potrebbero effettivamente spendere di più in attività che sono state limitate durante i lockdown. È comunque un peccato che la significativa liquidità iniettata nell’Eurozona durante la pandemia non abbia trovato un utilizzo più produttivo. La quota di liquidità rispetto alle attività finanziarie detenute dalle imprese è aumentata del 2% fino al record del 12,3% nel terzo trimestre 2020 (in calo marginale all’11,8% nel quarto trimestre 2020). Lo scorso anno più di due terzi delle transazioni finanziarie delle famiglie sono approdate in conti bancari e meno del 2% è stato utilizzato per aumentare le partecipazioni azionarie dirette. Ci sono due modi per evitare una trappola di liquidità: la prima è l’espansione fiscale, la seconda è che la banca centrale abbassi l’effettivo limite inferiore allo zero sui tassi di interesse. In questo quadro, si potrebbe sostenere che il Covid-19 ha contribuito a ridurre parzialmente il rischio di una trappola di liquidità innescando una coraggiosa risposta politica, sia monetaria che fiscale. Facendo ulteriormente leva su questi due strumenti, i governi e la Bce potrebbero impedire all’Europa di cadere in una trappola di liquidità. Tuttavia, questo non renderebbe il risparmio più produttivo, cosa che potrebbe invece essere ottenuta completando l’Unione dei mercati dei capitali e, soprattutto, offrendo agli investitori retail incentivi per aumentare le loro partecipazioni dirette o indirette di azioni. Il completamento dell’Unione dei mercati dei capitali non deve però mettere in secondo piano i progressi verso l’Unione Bancaria, che include un sistema europeo di assicurazione dei depositi e potrebbe anche aiutare ad eliminare le barriere alla libera circolazione di capitali e liquidità tra paesi diversi. I beneficiari includerebbero le piccole e medie imprese, che soffrono di investimenti insufficienti. L’alternativa al completamento dell’Unione dei mercati dei capitali, insieme all’Unione Bancaria, consisterebbe nel colmare il deficit di capitale delle pmi. Ma questo comporterebbe tasse più alte e noi pensiamo che l’Europa possa fare di meglio. Pertanto l’Unione dei mercati dei capitali è vitale per il futuro dell’Europa, in quanto permetterebbe al denaro di circolare nel Continente, stimolando gli investimenti che rimangono troppo bassi e alimentando una ripresa economica sostenibile. Incanalerebbe inoltre l’enorme quantità di risparmio improduttivo accumulato nell’Ue verso le pmi, sotto forma di azioni. In sintesi, l’Unione dei mercati dei capitali potrebbe aiutare a evitare una trappola di liquidità, fornendo incentivi per investire nelle imprese europee attraverso un migliore rendimento dei risparmi. (riproduzione riservata)