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Così il Salva Casa allarga le maglie del Testo Unico

di Carmen Chierchia
Milano Finanza - Numero 143 pag. 64 del 20/07/2024

Il decreto legge sul Salva Casa (69/2024) si avvia alle battute finali della sua conversione in legge. Dopo l'approvazione alla Camera, il testo passerà al Senato e dovrà essere chiuso entro sabato prossimo 28 luglio. I tempi, quindi, sono serratissimi.

Gli emendamenti apportati dalla commissione Ambiente, rispetto al testo dello scorso fine maggio, sono molti e delineano un quadro normativo per alcuni aspetti completamente nuovo. Le novità principali riguardano in primo luogo i cambi di destinazione d'uso: si ampliano le maglie e le semplificazioni per i cambi. La norma stabilisce, infatti, che vengono considerati cambi di destinazione d'uso senza opere anche quei cambi che sono effettuati con opere riconducibili agli interventi in edilizia libera (tra cui rientra anche la manutenzione ordinaria). Si stabilisce, inoltre, che è sempre possibile il cambio di destinazione d'uso anche in presenza di opere (mentre prima si faceva riferimento unicamente al cambio senza opere).

Quanto all'agibilità si aspetta un decreto ministeriale che prevederà i requisiti igienico sanitari e, in attesa della sua emanazione, è possibile asseverare da parte dei tecnici la conformità a tali norme anche per i locali che presentino un'altezza minima interna inferiore ai 2,70 metri (ma fino a limite massimo di 2,40 metri), i monolocali con una superficie minima inferiore a 28 metri quadrati, ma fino a 20 e per i locali per due persone inferiori a 38 metri quadrati fino a 28.

Sullo stato legittimo la norma richiede che sia quello determinato dall'ultimo intervento edilizio che ha interessato l'immobile o l'unità immobiliare, ma a condizione che l'amministrazione in sede di rilascio del medesimo abbia verificato la legittimità dei titoli preesistenti.

Diverse poi anche le modifiche alla, già molto vasta, disciplina in materia di abusi edilizi. In questo caso la norma interviene sull'articolo 31 del testo unico dell'edilizia (ossia quello degli abusi maggiori) ampliando i termini per demolire e ripristinare i luoghi. Oggi questa attività deve avvenire entro 90 giorni dall'ingiunzione di demolizione. Le modifiche prevedono l'ampliamento fino a 240 giorni nei casi di serie e comprovate esigenze di salute dei soggetti che risiedono all'interno degli immobili, o la presenza di soluzioni di assoluto bisogno. Nei casi di parziale difformità dal permesso di costruire (articolo 34) sono aumentate le sanzioni della cosiddetta fiscalizzazione dell'abuso: prima erano fissate al doppio del costo di produzione e del valore venale e ora sono portate al triplo di entrambe le componenti.

Con la norma si introduce poi l'articolo 34 ter, volto a sanare i casi di parziale difformità dal titolo. Sono così regolarizzabili gli interventi realizzati come variante in corso d'opera che costituiscono parziale difformità dal titolo, se questo è stato rilasciato prima dell'entrata in vigore della cosiddetta legge Bucalossi (numero 10 del 1977). In tal caso occorre presentare una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e il pagamento di una oblazione (doppio dell'aumento del valore venale e in misura tra 1,032 euro e 30.984 euro).

Cambiamento di rilievo quello sulla tolleranza costruttiva (articolo 34 bis). Già in sede di emanazione del decreto questa era una delle principali novità, avendo introdotto delle percentuali di tolleranza in relazione alle misure delle singole unità. La legge di conversione introduce un ulteriore percentuale: altezze distacchi cubature e superficie delle case fino a 60 metri quadrati possono beneficiare di una tolleranza nella percentuale appunto del 6%.

Il nuovo decreto introduce, quindi, tantissimi cambiamenti al Testo Unico dell'Edilizia, allargando le maglie delle possibilità edilizie per cambi d'uso, sottotetti, sanatorie e agibilità.

Resta fuori la tanto attesa norma urbanistica, conosciuta come Salva Milano: prima attesa nella versione iniziale del decreto, poi in sede di sua conversione, poi nel decreto infrastrutture e che ora pare essere in stallo. Per evitare che la paralisi delle pratiche edilizie che si sta sperimentando nella città milanese continui, da Palazzo Marino cominciano a trapelare voci su una possibile revisione del Pgt, tenendo conto delle indicazioni espresse dalla magistratura penale finora. (riproduzione riservata)

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