In Vaticano in questi giorni non c’è solo un piano B per i riti della Settimana Santa. La permanenza di Papa Francesco al Policlinico Gemelli di Roma, dove è ricoverato dal 14 febbraio scorso, per una polmonite bilaterale ha fatto ripartire il toto-nomi sul suo successore e da più parti si parla di avviare una sorta di «conclave ombra».
«In realtà il pre-conclave è già iniziato», spiega a MF-Milano Finanza Piero Schiavazzi, professore straordinario di Geopolitica Vaticana dell’Università Link. «E già dal 2014 quando Papa Francesco ha cominciato a lavorare alla propria successione con uno schiacciante schieramento di nuovi cardinali che hanno profondamente modificato la struttura del collegio cardinalizio». Saranno loro ad eleggere il prossimo Papa, dunque, «il criterio di selezione dei cardinali è determinante per capire dove va il conclave», sottolinea l’esperto.
«Con 10 tornate di nomine Bergoglio in questi anni ha spinto tantissimo la Chiesa verso Oriente, fedele alla profezia di papa Giovanni Paolo II che ha definito il terzo millennio quello dell’Asia. Proprio in questo continente c’è quello che possiamo definire il baricentro dello sviluppo demografico ed economico del pianeta dove, però, la Chiesa conta per una percentuale bassissima, appena il 3% degli abitanti. E questa è stata la vera scommessa di Bergoglio».
Dunque, con la globalizzazione che è entrata a forza nella geopolitica della Chiesa se si dovesse, per ipotesi, votare domani per un nuovo Papa, nella partita delle nomine, chi avrebbe più chances? «Se si votasse domani avremo 137 cardinali elettori, di cui ben 24 dell’Asia. Un blocco di voti», sottolinea il professore per il quale sarà «inevitabile nel prossimo conclave, una spinta molto forte proprio per un pontefice asiatico o africano, episcopati, questi, che non hanno mai avuto un Papa».
L’Italia non parte favorita, però c’è da considerare un elemento importante: «Il vero problema è tenere unita la base della Chiesa ed evitare un rischio di scisma tra le grandi aree geografiche». Un italiano «verrà eletto solo se prevale l’esigenza di un mediatore che tenga unita la Chiesa nelle sue sensibilità molteplici». Due su tutti i cardinali italiani più accreditati: «Il segretario di Stato Pietro Parolin e Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Difficile l’elezione di un papa americano». Quel che è sicuro è che Bergoglio «al momento non si dimetterà. Come dimostrano i provvedimenti emanati in questi giorni è ancora lui che continua a governare la Chiesa. Del resto è il Papa dell’ospedale da campo, sta lottando e vuole consumarsi sul campo». (riproduzione riservata)