Cortina di fascino: tutti i segreti della regina delle Dolomiti
Roccaforte di eleganza e mondanità, conserva intatta la sua bellezza autentica come si vede in un bel volume di Assouline. Merito delle Regole d’Ampezzo, degli habituées famosi e dei rituali locali…
Basta sfogliare le pagine del libro di Assouline. Leggere le citazioni riportate di scrittori, attori, campioni dello sport. Guardare le immagini con la chiesetta di San Giovanni in Ranui, isolata in mezzo a un mare d’erba, i tiri di cavalli, le auto d’epoca, le teste coronate, le case antiche con le balaustre che le cingono, le super car, le boutique, gli hotel di lusso, i ristoranti stellati. E si capisce subito di che pasta è fatta Cortina. In un attimo la fantasia prende il volo e nasce il desiderio. Del ritorno, se si ha la fortuna di esserci già stati, o dell’incontro. Da esaudire al più presto, magari per approfittare del tocco in più di magia dei XXV Giochi olimpici invernali.

Cortina è, e resta, un luogo da sogno. Non una destinazione, ma un paradiso. Una regina. Delle montagne e delle nevi, prima di tutto. «È bianco? Giallo? Grigio? Madreperla?», s’interrogava lo scrittore Dino Buzzati sul colore della Croda da Lago, massiccio poco sotto i 3mila metri che giganteggia a sud del paese. «È il riflesso d’argento? È il pallore dei monti? È il fulcro delle rose? Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?».

La bellezza naturale è il tratto distintivo di Cortina assieme alla grandiosità: muraglie possenti e altissime, sopra le quali svettano cime ancora più vertiginose, abbracciano il paese, lambito da boschi di larici, che s’indorano in autunno, e prati, trapuntati di fiori selvatici.

Fosse stato meno dotato di incanto e di tesori, chissà se questo minuscolo villaggio di montagna, chiamato originariamente «piccola corte» e sconosciuto al mondo, sarebbe diventato ciò che è adesso. L’amarono a prima vista i viaggiatori inglesi e mitteleuropei dell’Ottocento, che ne fecero una tappa dei loro Grand Tour, gli aristocratici austriaci e gli Asburgo, in particolare l’imperatrice Sissi, che vi fece realizzare la prima strada per cavalli e carrozze e la prima ferrovia.

È qui che nacque lo sci alpino: nel 1903 fu aperto il primo sci club, negli anni 20 si organizzarono i primi corsi di formazione per maestri, si distinsero tra i valligiani i primi protagonisti di grandi imprese in quota e si costruirono i primi impianti di risalita. Già da allora, la vocazione di Cortina al primato era segnata. Non per niente divenne capitale degli sport invernali e nel 1956 ospitò la 7ª edizione delle Olimpiadi.

Fu la nota d’inizio di un crescendo: diventò rapidamente la destinazione montana favorita di personaggi facoltosi che vi acquistarono terreni per costruire case e diedero impulso all’accoglienza. Una fortuna che non ebbe solo lei, ma che sfruttò meglio di altri centri: «La protezione e la valorizzazione della “Regina” sono affidate a un’istituzione nata 1.700 anni fa, le Regole d’Ampezzo, che gestisce l’80% del territorio della valle», sottolinea Massimo Nava, autore dei testi. «Concepita come una società di mutuo soccorso che permetteva a contadini e pastori di sopravvivere, ha sempre approvato o respinto progetti, impianti e piste compresi, impedendo la speculazione edilizia e l’aggressione del cemento».

Sarà per questo, e anche perché raramente il turismo d’élite fa scempio del territorio in cui si radica, che Cortina conserva un profumo di autenticità e fedeltà a sé stessa. Roccaforte della mondanità, resta anche un paese di montagna: un luogo in cui può essere difficile trovare posto nei locali, ma dove gli habitués preferiscono scambiarsi inviti a cena nelle loro case defilate e inaccessibili; dove loden e friulane, dirndl e calzettoni tirolesi s’incrociano con outfit super griffati e altrettanto vistosi sul passeggio; dove coricarsi presto la sera può essere preferibile a tirar tardi nei ritrovi notturni. Dove apparire è un’opzione, ma è più chic non ostentare. Dove il glamour ha un colore suo. E, se è innegabile che ricchezza e privilegio aleggino ovunque, è altrettanto vero che sono accompagnati da gusto ed eleganza. Un abbinamento non scontato che fa di Cortina un posto unico, oltre che un biglietto da visita dell’Italia più bella, di cui andare fieri.

Almeno una volta nella vita bisognerebbe proprio andarci: per vedere le hall degli alberghi più famosi (sono una dozzina i cinque stelle, dal più antico Hotel de la Poste al Grand Hotel Savoia, dal Grand Hotel d’Ampezzo al Cristallo), dove si fecero fotografare glorie del cinema come Sofia Loren, Grace Kelly, Brigitte Bardot e Marcello Mastroianni. Per assaggiare la cucina al naturale del Sanbrite e a pranzare o cenare al Caminetto, al Posticino o al mitico Toulà, in cui brillano le tre stelle Michelin dello chef Alajmo; a lasciarsi rapire dai tramonti su terrazze panoramiche come quella del 1224 Bar Lounge o del Miramonti Majestic con un aperitivo in mano. E anche a commuoversi, contemplando le Cinque Torri, teatro della Prima Guerra Mondiale, ricordata con un museo al Forte Tre Sassi, o a perdersi nel verde profondo dei boschi, come fece Ernest Hemingway, che qui scrisse Addio alle armi e Al di là del fiume e tra gli alberi. A innamorarsi di Cortina, insomma e a lasciarci il cuore. Come tanti, come tutti. (Riproduzione riservata)
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