La Corte dei Conti ha dato il via libera alla norma per la nascita del Fnsi, il Fondo nazionale strategico indiretto. A stretto giro, la norma verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale e diventerà legge. Si tratta del progetto del governo (primo firmatario è Giulio Centemero, che lavora assieme al sottosegretario Federico Freni) per la creazione di un umbrella fund, un fondo di fondi sotto l’egida del Mef, dove Cdp avrà massimo il 49% e i soggetti privati istituzionali il 51%.
E’ prevista la nascita di 7-10 veicoli sottostanti, ognuno guidato da un soggetto istituzionale. Lo scopo è investire nelle pmi quotate di Piazza Affari per alzarne la liquidità e gli scambi, evitando altri delisting a forte sconto. Si parte con una dotazione di 700 milioni. Secondo quando risulta a questo giornale da più fonti, i primi sette veicoli dovrebbero essere guidati da Intesa Sanpaolo, Banca Generali, Banca Mediolanum, Azimut (attraverso il fondo Smart Pipe diretti da Angela Oggionni di Electa e Andrea Colombo), Amundi, oltre a Davide Serra. Pare che della partita sia anche Mediobanca.
Quali sono quindi le regole del fondo? Deve investire almeno il 70% delle masse gestite in titoli quotati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione. Gli emittenti devono essere di piccola e media capitalizzazione e non far parte del Ftse Mib. Il fondo può investire poi fino al 30% delle masse in titoli quotati in mercati regolamentati con un fatturato superiore a 50 milioni e in bond emessi dall’Italia (Btp) e da Paesi Ue.
Un assist esterno al fondo potrebbe arrivare dall’interrogazione che lo stesso Centemero ha fatto al Mef per capire se i fondi pensione, in base alla legge Concorrenza (articolo 33 legge 193, 2024) possono accedere al bonus fiscale investendo il 5% del proprio portafoglio nel 2025 e il 10% dal 2026 in poi, in pmi innovative quotate sugli mtf (soprattutto l’Egm). Se così fosse, sarebbe un ulteriore aiuto per Piazza Affari. (riproduzione riservata)