«Extra omnes». La storica formula in latino, fuori tutti, che segna l’inizio della chiusura a chiave della cappella Sistina, sarà pronunciata dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie mercoledì 7 maggio. È questo il giorno scelto per l’inizio del conclave, che sarà presieduto dal cardinale Pietro Parolin, che eleggerà il successore di Papa Francesco. La data è stata stabilita dai circa 180 cardinali presenti (poco più di un centinaio gli elettori) riuniti nella quinta congregazione generale in Vaticano. Sarebbe potuto cominciare già lunedì 5, ma non tutti i porporati sono già arrivati a Roma. Alcuni sono in «ritardo» per motivi di salute, fanno sapere dalla Santa Sede.
Sono proprio i temi che stanno emergendo dalle congregazioni dei cardinali, una sorta di pre-conclave, che potrebbero dare l’idea della direzione che prenderà l’elezione del nuovo pontefice. «La Chiesa, il rapporto con il mondo, le sfide che si presentano e anche le qualità che dovrà avere il nuovo Papa per rispondere a queste sfide», sono questi i temi in queste ore al centro degli interventi dei porporati in riunione che, secondo ambienti vaticani, potrebbero chiudere un conclave veloce. Il che vuol dire che la fine della prossima settimana, a meno di eventi particolari, avremo il nuovo Papa. La prima votazione, e quindi la prima fumata, ci sarà il pomeriggio del 7 maggio.
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La discussione entra ora nel vivo e già diversi cardinali hanno fatto sapere che «non si userà un criterio geografico», ma si è alla ricerca di un profilo «in continuazione con il magistero di Bergoglio», «proiettato verso il futuro», «in grado di promuovere il dialogo e continuare nella ricerca della pace» che papa Francesco ha portato avanti durante i suoi anni di pontificato.
In questo senso potrebbe avvantaggiarsi un nome nuovo che, in queste ore, si sta facendo avanti accanto ai big: è quello Mauro Gambetti, 59 anni, per sette anni custode del Sacro Convento di Assisi e dal 2021 vicario generale per la Città del Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano. Dal dicembre 2021 è tra i membri del dicastero per la Comunicazione. Papa Francesco gli ha affidato la diaconia che ha sede nella chiesa del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano in Roma.
Il quorum da raggiungere, attualmente, è quello di quota 90 che potrebbe però abbassarsi in caso di eventuali defezioni. Ma allo stato «non risultano disdette», fanno sapere dalla Santa Sede. Sono previsti quattro scrutini al giorno, due al mattino e due al pomeriggio, e dopo la 33ma o 34ma votazione, comunque, si passerà direttamente, e obbligatoriamente, al ballottaggio.
A tenere banco, nella giornata di ieri, è stata anche la questione legata al cardinale Angelo Becciu che fino all’ultimo ha rivendicato di potere esercitare il dovere di voto, nonostante la sua vicenda giudiziaria. Il porporato è stato, infatti, coinvolto nello scandalo della compravendita-truffa del palazzo di Sloane Avenue, nel centro di Londra. Nel 2020 papa Francesco lo aveva sospeso, togliendogli i «diritti connessi al cardinalato» ma non i doveri: tra questi, appunto, quello dell’elezione di un nuovo pontefice. È stato, però, lo stesso cardinale Becciu, nonostante non ci sia stata alcuna deliberazione da parte dei cardinali, a decidere di fare un passo indietro rispetto in Conclave. (riproduzione riservata)