skin track
Conviene stare con lo Stato? Sette titoli a Piazza Affari da tenere d’occhio con il super-attivismo del governo
Corporate Italia Leggi dopo

Conviene stare con lo Stato? Sette titoli a Piazza Affari da tenere d’occhio con il super-attivismo del governo

04 aprile 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 05 aprile 2025, 08:43

Dalle banche alla difesa, dalle tlc ai pagamenti fino ai chip il governo Meloni è sempre più protagonista nelle grandi partite nazionali:Fincantieri, Tim, Mps, Poste, Nexi, Stm e Leonardo | Piazza Affari è priorità del governo. Così il Mef risponde all’interpellanza su Borsa Spa di Forza Italia | Fs, quel tesoro ferroviario all’estero che vale 3 miliardi

L’ultima mossa dell’iperattivismo finanziario del governo di Giorgia Meloni è stata la scalata di Poste nel capitale di Tim. Il colosso italiano di spedizioni è passato dal ruolo di semplice spettatore a primo azionista dell’ex incumbent risolvendo anche l’ormai annoso contrasto tra Vivendi e il management guidato dall’ad Pietro Labriola.

Ma il rinnovato protagonismo dell’esecutivo - direttamente tramite il Mef di Giancarlo Giorgetti o attraverso Cdp e le altre controllate - nelle società quotate non tocca solo le telecomunicazioni, ma anche altri settori strategici come le banche e le infrastrutture di pagamento, e ancora le banche, la difesa e i chip. Sono sette i titoli da guardare, allora, che al momento agiscono liberi dai vincoli e dalle influenze imposte dalle varie offerte pubbliche di acquisto incrociate (soprattutto sul fronte bancario) in cui lo Stato è (o punta a diventare) protagonista e che sono al centro di risiko o riassetti di governance. Ecco quali sono le partite da tenere d’occhio per cogliere le opportunità in scia alle mosse del governo, al netto del caos scatenato sui mercati dai dazi di Donald Trump.

Le mosse di Poste su Tim

La seconda mossa di Matteo Del Fante nel capitale di Tim, salendo a un soffio dalla soglia d’opa del 25%, potrebbe non essere l’ultima. E di conseguenza anche a Piazza Affari, Telecom Italia e Poste Italiane saranno sotto osservazione. Per Tim si parla sempre con più insistenza di consolidamento, con Iliad possibile partner per un matrimonio. Non solo, all’orizzonte ci sono altri due possibili eventi in cui lo Stato ricopre un ruolo che potrebbero favorire una crescita del titolo: il rimborso del miliardo di canone concessorio del 1998 e la combinazione tra Open Fiber e Fibercop, con i conseguenti earnout se realizzata entro fine 2026. Gli analisti di New Street stimano per Tim un eventuale target price addirittura di 0,47 euro assumendo solo una piccola fetta di earnout (400 milioni contro i 2,5 miliardi possibili), il rimborso del canone e una combinazione con Iliad valutata 2,4 miliardi di euro.

Guardando al primo azionista Poste, invece, si nota che il titolo non ha affatto risentito dell’ingente investimento (circa 700 milioni) effettuato per salire al 25% di Tim. Al netto del crollo dei mercati del 4 aprile, Poste Italiane girava sui massimi storici, intorno a 16,6 euro, con una serie di rialzi dei target price arrivati da parte degli analisti dopo i conti stellari del 2024. Dall’overweight di Jp Morgan con obiettivo fissato a 18,5 euro all’outperform di Mediobanca con target price a 19 euro, tutti vedono nella «cash machine» di Del Fante prospettive positive anche al netto dell’attivismo in Tim.

Ora si scalda Nexi?

La società dei pagamenti è stata coinvolta marginalmente nell’ingresso in Tim di Poste. Cassa Depositi e Prestiti, infatti, ha rafforzato la sua quota in Nexi salendo al 18,3% in ottica di presidiare eventuali operazioni straordinarie. Non a caso si è tornato a parlare di una possibile cessione della Rete Interbancaria Nazionale per una cifra intorno a 850 milioni di euro con una possibile partecipazione della stessa Cdp. L’interesse sul titolo, al momento, è principalmente speculativo su queste ipotesi, considerando che gli analisti hanno abbassato le previsioni su ebitda e ricavi dopo i risultati 2024, con conseguenti modifiche del target price e dei giudizi. A inizio marzo Barclays ha ridotto il prezzo obiettivo a 4,9 euro, mentre Intesa a fine febbraio ha effettuato un downgrade a hold con target price di 5,3 euro.

Mps al centro del risiko

Dopo il risanamento, ora Monte dei Paschi è diventata il centro dell’offensiva su Mediobanca, con Caltagirone e Delfin azionisti rilevanti e interessati anche alle conseguenze sullo scacchiere di Generali. L’avallo dell’operazione è arrivato dalla politica, con il governo che ha benedetto la creazione di un terzo polo nazionale. Il titolo ha corso dal lancio dell’offerta, tanto che lo sconto relativo all’opas si era quasi azzerato prima del ciclone dazi.Le valutazioni degli analisti su quanto possa correre ancora però si dividono.

Deutsche Bank ha migliorato la raccomandazione da hold a buy a metà marzo, con un target price passato da 7,5 euro a 8,6 euro, mentre Citi l’aveva alzato a 6,35 euro tagliando però il giudizio a hold a fine gennaio.

Questo perché l’offerta su Mediobanca rappresenta un cambiamento significativo nella strategia di investimento di Mps, introducendo incertezze su come le modifiche possano essere accolte dai mercati.

Difesa sempre più calda 

La difesa è al centro dei pensieri di tutta l’Unione Europea, con il target del 3% del pil speso per il settore che diventa sempre più realistico e la possibilità di sostenere le difese dell’Ucraina. Come tale anche il governo si è mosso per posizionarsi in un settore sempre più strategico tramite Leonardo e Fincantieri. La prima, sotto la guida di Roberto Cingolani, ha dato il via alla joint venture con Rheinmetall per i carri armati e viene data in corsa per rilevare Iveco Defence Vehicles se verrà realizzato uno spin-off dal valore potenziale di 1,5 miliardi di euro. Certo, il titolo ha corso quasi in verticale di recente (+76,9% negli ultimi tre mesi prima dell’impatto dei dazi di Trump), tanto che Equita, Kepler Cheuvreux e Citi hanno tagliato il giudizio sul colosso italiano della difesa. «Riteniamo che il potenziale upside non sia sufficiente per mantenere il rating buy», hanno spiegato gli analisti di Citi, che al contempo hanno alzato il prezzo obiettivo a 48,4 euro.

Fincantieri, invece, è tornata in utile sotto la guida di Pierroberto Folgiero con un anno di anticipo sulla tabella di marcia ed è stata (e forse sarà ancora) protagonista del risiko della difesa, con focus sulla subacquea. Il Polo Tecnologico della Subacquea lanciato da Folgiero, dopo la divisione Wass rilevata proprio da Leonardo, ora potrebbe valutare una mossa sui sottomarini di ThyssenKrupp, che creerebbe il gruppo più grande al mondo del settore. La previsione di un ritorno del dividendo grazie a una robusta generazione di cassa unita alla potenziale operazione straordinaria nei prossimi mesi sta solleticando gli appetiti degli investitori e degli analisti, che vedono margini di crescita, tanto che la media dei target price a 12 mesi è di 10,98 euro.

Chip zoppicanti

Nel gruppo franco-italiano dei semiconduttori Stm le mosse fatte dall’esecutivo sono principalmente in ottica di governance, dopo che la gestione di Jean Marc Chery ha prodotto ricavi in calo da 12 mesi e redditività erosa con conseguente mal di pancia del fronte italiano. Tanto che il vicepresidente del consiglio di sorveglianza Maurizio Tamagnini si è dimesso e anche in borsa la crisi non è passata inosservata, con una flessione di quasi il 10% nell’ultimo mese prima dei dazi di Trump e tagli dei target price in serie negli scorsi mesi. Difficile immaginare rilanci immediati. Ma chissà che l’ennesimo dossier aperto dal fronte italiano non porti a ulteriori scossoni anche nel colosso dei chip. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza