ContourGlobal, il braccio delle rinnovabili di Kkr, alza l’asticella in Italia. Il mercato italiano è ancora relativamente piccolo nel contesto del gruppo, ma – come spiega il ceo Antonio Cammisecra a MF-Milano Finanza – il nuovo piano lo farà crescere fino a tre volte la dimensione attuale. Con l’aggiudicazione di tre progetti fotovoltaici per circa 80 Megawatt complessivi in Sicilia nelle aste FerX e Nzia (quella con divieto di componenti cinesi), ContourGlobal ha ora in portafoglio tutta la capacità necessaria a centrare il raddoppio fissato al 2027 e guardare al passo successivo. «Il nuovo obiettivo è triplicare e, guardando oltre, col nostro piano industriale potremo arrivare fino a circa 700 megawatt».
Ma la spinta arrivata dalla partecipazione alla gara Nzia apre anche parecchi spunti di riflessione per ContourGlobal. Per cominciare, il divieto di moduli di fabbricazione cinese secondo Cammisecra non basta.
«La gara Nzia è stata giustamente celebrata e l’Italia oltretutto è stata la prima in Europa a lanciarne una. Ma la prossima gara dovrà essere più netta sul tema della componentistica europea. Non ha senso vietare i moduli di fabbricazione cinese e poi consentire di ricorrere a fornitori extraeuropei, come quelli indiani, che stanno entrando pesantemente sul mercato». Il punto, spiega, è la coerenza tra costo e obiettivo. «Se il consumatore deve pagare un premio per una maggiore sicurezza geopolitica delle filiere di approvvigionamento, allora quel premio deve andare a vantaggio dell’industria europea. In caso contrario, avverte, non si crea né industria né indipendenza tecnologica. Noi alla gara Nzia abbiamo portato i nostri progetti migliori scegliendo deliberatamente componentistica europea. È stata una scelta coraggiosa e di sistema, che alla fine ha pagato»».
L’altro nodo è quello della mancanza di programmazione. «Ad oggi non abbiamo il programma delle gare successive. Senza un calendario definito non si può programmare e questo crea incertezza. La cosa più utile che il ministro Pichetto e il Gse potrebbero fare è pubblicare un calendario delle gare».
Sarebbe anche una decisione in direzione dell’abbassamento del prezzo dell’energia. «La bolletta italiana è tra le più care d’Europa e questo vale sia per i prezzi giornalieri massimi che quelli minimi, perché in quasi tutte le ore del giorno a fare il prezzo sono le fonti fossili. Se vogliamo abbassare davvero i prezzi, dobbiamo fare più rinnovabili, in particolare più fotovoltaico integrato con batterie».
Sulle proposte taglia-bolletta di Confindustria, emerse in questi giorni dalla bozza del dl Energia, e in particolare sul’intervento di Cdp per cartolarizzare gli oneri di sistema, c’è poca condivisione. «Confindustria è un’associazione di categoria: fa il suo lavoro», commenta Cammisecra, «Il problema è che lavora per abbassare il prezzo dell’energia per una parte del sistema, non c’è un lavoro sinergico per ridurre il costo dell’energia per l’intero sistema, portando benefici duraturi anche a famiglie e pmi. Le misure proposte sono soluzioni temporanee, non strutturali, perché non incidono sulla struttura del mercato elettrico e sul parco di generazione». (riproduzione riservata)