Il contesto europeo e internazionale presenta persistenti fattori di incertezza per le tensioni geopolitiche e le loro conseguenze, per la crescente segmentazione degli scambi e, più in generale, per la frammentazione dell’economia mondiale e per l’emergere di nuove barriere alla circolazione di beni e servizi, come ha sottolineato il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nel recente congresso di Assiom Forex di Venezia. In questo contesto, si richiede che le diverse autorità e gli organi di garanzia siano nella condizione di piena e stabile operatività.
Eppure, per quanto riguarda l'Italia, quando mancano 12 giorni al termine del mandato del presidente della Consob Paolo Savona, non si sa ancora chi sarà il successore. Emerge chiara la differenza con la Banca d’Italia, dovuta di certo alla diversa normativa regolatrice ma non solo, avendo l’istituto rapidamente rinnovato di recente il direttorio con due nuovi componenti senza scosse o intralci, scegliendo esponenti particolarmente stimati.
Il nuovo presidente della Consob succederà a una personalità del livello e del prestigio intellettuale di Savona, il che rende più complessa la sostituzione, alla quale bisognava perciò pensare per tempo, cosa che non è purtroppo avvenuta.
Se in questi giorni non si provvede, allora potrebbe scattare, per fronteggiare la vacatio, una delle due seguenti ipotesi: la prorogatio del presidente, che però non trova un fondamento espresso nella legge e forse nella disponibilità del medesimo, il quale però ha alto il senso dello Stato e degli interessi generali, come ha sempre dimostrato nelle più alte cariche pubbliche e private; l’alternativa è una reggenza interna, come è accaduto in passato in due circostanze.
Va osservato che il temporeggiare, anche con l'ipotesi della reggenza e senza nulla togliere alla competenza e alla capacità di chi assumerebbe la funzione, si presenterebbe malissimo di fronte alle istituzioni interne ed europee, ai mercati, ai vigilati, all’opinione pubblica. Sarebbe l’immagine di uno Stato incapace di decidere una successione, della cui necessità, per scadenza del termine del mandato di Savona, si sa ab immemorabili.
Finora sono stati fatti dei nomi, non si sa se come ballon d’essai o con un effettivo intento realizzativo; poi però si sono riscontrati in qualche caso problemi, a cominciare dal regime delle incompatibilità successive, tassative per chi ricopre determinate cariche pubbliche.
La materia, come dimostrano casi del passato, è sempre stata sotto la stretta, rigorosa osservazione del capo dello Stato, che in ultima istanza è competente ad approvare la nomina.
La prosecuzione dell’impasse potrebbe consigliare di rivolgersi anche a una considerazione delle risorse interne, previo scambio di valutazioni con il presidente uscente.
Quanto più si sviluppano i mercati e gli intermediari si dotano delle più avanzate tecnologie, a cominciare dall'intelligenza artificiale su cui Savona insiste da lungo tempo promuovendo studi e programmi, tanto più occorre una presidenza dell’authority capace di sintetizzare la competenza economica e operativa con quella giuridica, non certo da sottovalutare. È un imperativo decidere.
Un tempo lontano si temporeggiava lungamente sulle nomine delle banche pubbliche ricorrendo alla prorogatio dei personaggi in carica per fare crescere il numero delle nomine da decidere e meglio spartirle tra i partiti di maggioranza. Sarebbe grave se si dovesse tornare indietro anche per gli organi di regolazione e controllo. (riproduzione riservata)