Federico Freni è a un passo dalla presidenza della Consob. È quanto può anticipare MF-Milano Finanza sulla base di diverse fonti di maggioranza. Sarebbe quasi tutto pronto per discutere della nomina dell'attuale sottosegretario all’Economia a Palazzo Chigi, luogo deputato perché è su proposta del presidente del Consiglio che viene indicato il vertice della Commissione di borsa, che viene poi conclamato, al termine dell’approvazione in Parlamento, con un provvedimento del Presidente della Repubblica. Questo percorso potrebbe iniziare, salvo contrordine, già nella riunione del Consiglio dei ministri di giovedì 16 aprile, mentre il leghista ieri ha partecipato a un evento di Logista sul contrabbando da fumo senza rilasciare dichiarazioni.
Infatti, dopo oltre un mese dalla scadenza del mandato settennale di Paolo Savona (scelto dal governo Conte I composto da M5S e Lega) da presidente dell’autorità che vigila sulla Borsa, Forza Italia si sarebbe dimostrata pronta a sollevare il suo veto sulla nomina di Freni. Questo grazie a un accordo politico più ampio tra i partiti di maggioranza nonché alla riorganizzazione interna di FI post-referendum. Dopo le dimissioni da capogruppo al Senato di Maurizio Gasparri (sostituito da Stefania Craxi), sono arrivate anche quelle del numero uno alla Camera per gli azzurri, Paolo Barelli (gli subentra Enrico Costa).
L’ormai ex capogruppo azzurro dovrebbe andare a occupare la casella di viceministro ai Rapporti con il Parlamento, ora occupata da Matilde Siracusano. Laddove quest’ultima traslocherebbe ai Beni Culturali, al posto dell'attuale ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. Il nuovo incarico, poiché senza portafoglio, permetterà a Barelli di mantenere la presidenza di Federnuoto. Opzione non percorribile in caso di suo dirottamento al ministero delle Imprese e del Made in Italy, al posto dell’attuale viceministro del dicastero di via Veneto, Valentino Valentini. Il consiglio dei ministri di giovedì 16 aprile dovrebbe andare a ufficializzare questo risiko di poltrone.
Da qui poi si apre il capitolo folto dei rinnovi degli enti vigilati che il governo Meloni deve riempire da qui a fine anno: 32 poltrone presto vacanti. In ballo ci sono l’Antitrust con la scadenza del presidente Roberto Rustichelli, l’Anac di Giuseppe Busia (che scade a settembre insieme agli altri 4 componenti), l’Enac, Agea, Agenas, Anvur, l’Ispra e l’intero sistema degli Enti Parco nazionali. Cercasi anche componente del Garante della Privacy, dopo le dimissioni di Guido Scorza, alla luce dell’inchiesta della Procura di Roma sulla gestione delle spese dell’ente.
Il semaforo verde del cdm al deputato leghista sarebbe solo il primo step. La palla passerebbe poi al Parlamento. Prima le commissioni Finanze di Camera e Senato saranno chiamate a esprimersi sull’indicazione dell’esecutivo con un parere non vincolante. Poi la nomina dovrà tornare in cdm per la delibera definitiva, che poi passerà alla firma del capo dello Stato. E infine la nomina dovrà essere sottoposta al vaglio della Corte dei conti, a cui spetterà dare il via libera alla registrazione del decreto del presidente della Repubblica.
Se tutto l’iter procederà senza intoppi, Freni sarebbe non solo il tredicesimo presidente della Consob ma anche il più giovane della sua storia. D’altronde il romano e tifoso romanista è del 1980 e si appresterebbe a sostituire Paolo Savona, che ha da poco più di un mese (lo scorso 8 marzo) ha lasciato l’incarico.
Freni si è laureato all'Università degli Studi di Roma «La Sapienza» nel 2004 e nello stesso ateneo ha conseguito il dottorato di ricerca in diritto amministrativo nel 2009. È stato in seguito docente in altre università, tra le quali la Luiss Guido Carli, per oltre dieci anni, come professore di diritto amministrativo e diritto processuale amministrativo presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali.
Freni, già avvocato del Foro di Roma, è stato chiamato a ricoprire il ruolo di sottosegretario al Mef nel governo guidato da Mario Draghi e a reiterare l’esperienza in quota Lega nell’esecutivo Meloni con doppia delega alla regolamentazione, alle politiche e alla vigilanza del sistema finanziario, nonché agli interventi finanziari a sostegno dell'economia.
Nel suo mandato al fianco del ministro Giancarlo Giorgetti, Freni è stato il regista della riforma della Borsa, prima con la legge Capitali poi con la riforma del Testo unico della finanza (Tuf). Nondimeno Freni è curatore di provvedimenti che puntano ad avvicinare il risparmio al mercato dei capitali.
Il deputato del Carroccio oltre che per le sue doti da tecnico e da mediatore, è noto per un’altra passione in aggiunta al calcio: la lirica, tanto da sapere a memoria tutte le arie delle opere liriche. Mentre alla passione per le cravatte unisce quella per i romanzi russi. Sposato con un’avvocata e padre di due bambine, fa ricorso a cioccolata, tè e succo d’arancia per affrontare i momenti più difficili anche in Parlamento. Un atteggiamento che, se dovesse andare in porto la sua nomina, gli servirà per seguire i mercati.
Il posto che lascerà - con ogni probabilità - Freni al Mef è molto ambito. Per fare il sottosegretario servono rigore e competenze. Il bacino da cui pescare è la Lega per mantenere gli equilibri politici tra le forze al governo. Verosimilmente quindi sono in corsa per colmare il vuoto l’ex ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, l’attuale presidente della commissione Finanze al Senato. E tra i deputati, Giulio Centemero, ex tesoriere della Lega e capogruppo in commissione Finanze. (riproduzione riservata)