Colpire il petrolio e il gas della Russia per costringere Vladimir Putin a trattare la pace in Ucraina. Il Consiglio europeo e gli Stati Uniti sembrano muoversi sulla stessa linea per mettere la parola fine alla guerra in Ucraina, a quasi quattro anni dall’invasione russa.
Dopo che le sanzioni del presidente americano, Donald Trump, contro le due principali compagnie petrolifere russe, Rosneft e Lukoil, i capi di governo dei 27 Paesi dell’Unione europea hanno approvato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca che prende di mira, tra le altre cose, l’energia russa: sia il petrolio, sia il Gnl.
E la prima reazione internazionale sembra essere già arrivata: secondo quanto rivelato da Reuters, le principali compagnie petrolifere statali cinesi hanno sospeso gli acquisti di petrolio russo via mare dopo l’annuncio di Trump.
Sul tavolo del Consiglio europeo, convocato per giovedì 23 ottobre, ci sono sei temi: la guerra in Ucraina, la difesa comune e la gestione della competitività, i recenti sviluppi in Medio Oriente, le soluzioni in ambito migratorio e il tema degli alloggi.
I 27, come primo punto della giornata, hanno approvato il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Il pacchetto comprende numerose misure economiche restrittive che interessano settori chiave dell’economia russa, inclusi energia, finanza e complesso militare-industriale, responsabili del sostegno all’invasione dell’Ucraina.
«Arriva un chiaro segnale da entrambe le sponde dell’Atlantico», ha commentato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, «continueremo a esercitare una pressione collettiva sull’aggressore».
Le sanzioni vanno infatti a colpire l’export di Gnl russo, introducendo il primo divieto di importazione di gas naturale liquefatto (Gnl) russo a partire dal 1° gennaio 2027. Il divieto consentirà ai restanti fornitori (Belgio, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo) di interrompere i contratti a lungo termine con Mosca, che altrimenti potrebbero portare a cause legali da svariati miliardi di euro. Si rafforzano poi le restrizioni già esistenti sui principali produttori petroliferi statali russi.
Allo stesso tempo, il pacchetto colpisce anche entità cinesi che acquistano greggio russo e soggetti collegati alla cosiddetta «shadow fleet» la flotta fantasma utilizzata per aggirare il tetto al prezzo del petrolio e garantire entrate al settore energetico russo. L’Europa, inoltre, impone divieti di accesso ai porti e vieta la riassicurazione delle navi coinvolte, limitando così la loro capacità operativa.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, parlando con i giornalisti a Bruxelles ha espresso gratitudine per le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione europea – «sono un messaggio forte nei confronti di Putin affinché ponga fine alla guerra» – spiegando poi che «bisogna aumentare la pressione affinché si arrivi a un cessate il fuoco, che è ovviamente possibile».
Sul fronte finanziario, le misure intervengono contro otto banche e trader di petrolio di Paesi terzi che hanno tentato di aggirare le sanzioni europee. Per gli operatori europei arriva il divieto di interagire con il sistema di pagamento russo Mir e con il sistema di pagamenti rapidi Sbp.
Nel mirino viene messa anche la Stablecoin A7A5 - creata con il sostegno della Russia – il cui utilizzo è emerso come strumento chiave per finanziare attività legate alla guerra. «Le transazioni con questo stablecoin sono state vietate in tutta l’Ue», si legge nel comunicato del Consiglio europeo.
Si introduce, poi, un meccanismo che limita la libertà di movimento dei diplomatici russi che viaggiano nell’area Schengen, obbligandoli a comunicare preventivamente i loro spostamenti oltre il Paese di accreditamento e consentendo agli Stati membri di richiedere autorizzazioni specifiche.
Dal punto di vista militare e commerciale, le sanzioni colpiscono imprese e operatori del complesso militare-industriale russo e di Paesi terzi (tra cui Cina, Emirati Arabi Uniti e Corea del Nord) che producono o forniscono beni militari e a duplice uso alla Russia. L’Ue ha inoltre inserito nella lista il più grande produttore d’oro russo, limitando ulteriormente le fonti di entrate del Paese.
Se sulle sanzioni contro Mosca l’accordo è stato trovato senza troppi intoppi, il Consiglio europeo sarà comunque un vertice difficile. Due, su tutti, gli argomenti più controversi. In primis l’uso dei beni russi congelati per continuare a sostenere Kiev anche nel 2026, con Mosca che promette in tal caso «una risposta dolorosa». Poi il grande capitolo della competitività, tema che custodisce tutti i nodi legati al Green Deal, che in molti – compresa la premier Giorgia Meloni – vorrebbero ridimensionare.
Sul tema dei beni russi, secondo il presidente Zelensky, andrebbero usati «in un modo che faccia capire alla Russia che sta pagando la propria guerra», motivo per cui ha chiesto all’Ue «di prendere una decisione il prima possibile». (riproduzione riservata)
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