La Corte d’appello di Roma ha confermato la condanna a otto mesi per Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia, nel procedimento per rivelazione di segreto d’ufficio legato alla vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito. I giudici della terza sezione non hanno accolto la richiesta della Procura generale, che aveva sollecitato l’assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
Dopo una camera di consiglio durata oltre due ore, i magistrati hanno ribadito la sentenza di primo grado. Secondo l’accusa, Delmastro avrebbe diffuso informazioni contenute in un’informativa dell’amministrazione penitenziaria, classificate a «limitata divulgazione», poi utilizzate in Parlamento dal collega di partito Giovanni Donzelli.
Al centro del caso ci sono conversazioni avvenute nel carcere di Sassari tra Cospito e detenuti di mafia e ’ndrangheta, anche loro sottoposti al regime del 41 bis. Secondo la ricostruzione, quei colloqui contenevano valutazioni e auspici su una possibile alleanza contro il carcere duro, elementi ritenuti sensibili dagli inquirenti. La vicenda aveva acceso un forte scontro politico.
Delmastro in primo grado aveva avuto 8 mesi, con pena sospesa. Per i giudici di primo grado, come scritto nelle motivazioni della sentenza, «la comunicazione di tali notizie» ha «comportato un concreto pericolo per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità» e che Delmastro «non può essere ritenuto tanto leggero e superficiale, come per certi versi vorrebbero difesa e procura, da non aver considerato e non essersi reso conto della valenza e delicatezza, e in definitiva della segretezza, di quelle informazioni».
Delmastro ha annunciato ricorso in Cassazione: «Non condivido la decisione, ma non ho intenzione di fermarmi qui», ha dichiarato. Anche la difesa ha espresso sorpresa per la sentenza, sottolineando come, a loro avviso, le informazioni non fossero coperte da segreto.
La vicenda giudiziaria prosegue ora in terzo grado, mentre resta sullo sfondo l’ultima vicenda, quella del locale “Bisteccheria d’Italia” e della società fatta con la figlia appena 18enne di una persona condannata in via definitiva per reati di mafia. È stato quello il motivo che ha portato Delmastro alle dimissioni da sottosegretario, all’indomani del referendum sulla giustizia. Forse entro l’estate la magistratura tirerà le fila del fascicolo che è stato aperto sul caso, sollevato da una inchiesta del Fatto Quotidiano. (riproduzione riservata)