È l’americano Robert Francis Prevost il nuovo Papa. Ha scelto il nome di Leone XIV. L’habemus papam è avvenuto alle ore 19:14. È nato a Chicago, nell’Illinois, il 14 settembre 1955 e rappresenta la prima volta di un Papa nordamericano.
«La pace sia con tutti voi», le sue prime parole pronunciate visibilmente commosso, iniziando un discorso scritto poi ampliato a braccio. «Grazie a Papa Francesco», ha detto, accompagnato dall’applauso della folla.
«Fratelli e sorelle carissimi questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anche io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra».
Ha esortato a una «pace disarmata e disarmante» e la prima preghiera è stata «per la pace del mondo». E ancora: «Vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, i popoli, la Terra». Il nuovo Pontefice ha poi ringraziato Francesco e si è rivolto ai fedeli: «Aiutateci anche voi a costruire i ponti con il dialogo e con l'incontro, per essere un solo popolo, per essere in pace».
La Chiesa di Prevost deve «costruire ponti di dialogo, deve essere sempre pronta a ricevere a braccia aperte tutti quelli che ne hanno bisogno»: una Chiesa che «cammina e che cerca sempre la pace, la carità e la vicinanza specialmente a coloro che soffrono», ha proseguito Papa Leone XIV.
Ha ricordato poi che è la giornata della Madonna di Pompei, ha recitato l'Ave Maria con i fedeli in piazza e ha impartito la benedizione. Il neo Papa ha concesso infine l’indulgenza plenaria.
Sessantanove anni, arcivescovo e missionario statunitense, dal 30 gennaio 2023 al 21 aprile 2025 è stato prefetto del Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina. Ha svolto gran parte della sua missione in America Latina, in particolare in Perù. Nipote di emigrati, missionario e vescovo 20 anni in Perù, è stato creato cardinale da Bergoglio nel concistoro del 30 settembre 2023. Con la scelta del nome si richiama a Leone XIII, padre della dottrina sociale della Chiesa.
Alle 18.09 dell’8 maggio dal comignolo della cappella Sistina c’è stata la tanto attesa «fumata bianca» che ha sancito l’elezione del 267mo papa della storia della Chiesa cattolica: significa che il cardinale prescelto ha già accettato l’«incarico».
«Quo nomine vis vocari?», gli è stato chiesto. Dal momento della sua risposta, secondo quanto afferma l’Ordo rituum conclavis, diventa «immediatamente vescovo della Chiesa di Roma, vero Papa e capo del Collegio episcopale» e acquista di fatto «piena e suprema potestà».
In piazza San Pietro presenti oltre 50mila fedeli commossi e campane a festa. Si attende ora l’annuncio del cardinale protodiacono Dominique Mamberti dalla loggia delle benedizioni della Basilica vaticana: dirà il nome.
Poco più di 24 ore, dal pomeriggio del 7 maggio alle 18 dell’8 maggio, quattro votazioni: l’elezione del nuovo Papa è stata in linea, come tempi, con quella dei predecessori.In particolare, in tempi recenti sono stati eletti al quarto scrutinio Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I destinato a regnare solo 33 giorni, che fu eletto il 26 agosto 1978, e Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, eletto sempre al secondo giorno di Conclave il 19 aprile 2005. Per Bergoglio, nel 2013, servì una votazione in più, e la fumata bianca arrivò infatti la sera, al termine del quinto scrutinio.
I Conclavi più brevi dell'età moderna rimangono quelli del 1878, che scelse Papa Leone XIII, e quello del 1939 che elesse il favoritissimo cardinal Pacelli, Pio XII, entrambi dopo solo tre scrutini. Il più lungo quello del 1922, da cui uscì papa Pio XI, durato ben 5 giorni e 14 votazioni.
Il pontefice appena eletto è stato accompagnato attraverso una rampa in legno nella stanza delle lacrime, una piccola anticamera nella quale sono stati predisposti tre abiti talari bianchi, di misure differenti, da adattare poi alla corporatura dell’eletto. C’è anche un inginocchiatoio, dove il Papa ha potuto sfogare le sue emozioni nella preghiera. E spesso nelle lacrime, appunto.
Quando il Papa rientra nella Sistina vestito per la prima volta di bianco, trova ad attenderlo la «cattedra», una sedia che simboleggia il suo ruolo di vescovo di Roma. Il rituale prevede che il cardinale che guida il Conclave legge un testo: «Per un arcano disegno della Divina Provvidenza sei stato eletto alla Cattedra di Pietro», sono le parole rivolte al pontefice prima della proclamazione del brano evangelico in cui Gesù dice a Simone: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.
A questo punto il cardinale protopresbitero, il tailandese Michael Michai Kitbunchu introduce una preghiera perché il Papa sia sempre «principio e fondamento visibile dell’unità nella fede e della comunione nella carità».
Poi, inizia l’atto di «ossequio e obbedienza» da parte dei suoi cardinali. Il cerimoniale prevede che il pontefice stia seduto sulla cattedra, Francesco risulta sia rimasto in piedi rifiutando il tradizionale baciamano e impedendo ai porporati di inginocchiarsi.
L’ultimo momento di preghiera, quando termina la processione dei cardinali davanti alla cattedra, è la recita dell’inno Te Deum, la Chiesa rappresentata dai cardinali che loda Dio per l’elezione del Papa. Quindi arriva il momento dell’annuncio alla piazza. Il cardinale protodiacono Dominique Mamberti è incaricato di affacciarsi alla Loggia delle Benedizioni. La formula è celeberrima: «Annuntio vobis gaudium magnum. Habemus Papam». A questo punto il mondo sa chi è il nuovo pontefice. E arriva il momento di vederlo apparire vestito di bianco. (riproduzione riservata)