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Papa, il prossimo sarà italiano? Ecco quante probabilità ci sono: l’analisi del vaticanista Piero Schiavazzi
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Papa, il prossimo sarà italiano? Ecco quante probabilità ci sono: l’analisi del vaticanista Piero Schiavazzi

di Giusy Iorlano
25 aprile 2025, 13:11 Ultimo aggiornamento: 15:21

L’eredità di Bergoglio plasma la prospettiva del prossimo pontefice, eletto da un’assemblea in cui l’Asia è volutamente sovrarappresentata. Donald Trump e «l’occasione» di Roma

Dall’Italia, dall’Asia o dall’Africa: da dove verrà il nuovo Papa? Il Conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, che dovrebbe essere convocato tra il 5 e il 10 maggio prossimi, considerando le prescrizioni della Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (1996), costituirà una partita aperta. Com’è sempre stato e come sempre sarà. Ma in quello che già si preannuncia come il Conclave più affollato della storia, dove Bergoglio ha operato la più «grande redistribuzione del potere di eleggere un Papa», regna la massima incertezza: con gli attuali 135 elettori, Francesco ha voluto tenersi ben oltre la soglia di 120 fissata da Paolo VI.

Di molti di coloro che si riuniranno per il voto in Sistina non si conoscono bene gli orientamenti, a malapena l’idea di Chiesa e del mondo, scarse le testimonianze che possano far intuire preferenze o disponibilità ad alleanze. L’unico vero collante, che però non risulterà determinante, è che su 135 (o 134 visto che almeno un cardinale darà sicuramente forfait per motivi di salute, il cardinale di Valencia Antonio Canizares Llovera) votanti, ben 108 sono stati nominati da Bergoglio, quindi l’80% per cento, cui si aggiungono i 22 nominati da Benedetto XVI (ma saranno non più di 21 per l’assenza di Canizares) e cinque da Giovanni Paolo II. Ecco quindi che in un Conclave che è lo specchio di una Chiesa decentrata, globale, «in uscita» nelle «periferie geografiche ed esistenziali» come la voleva Francesco, determinanti saranno gli interventi in aula che abbiano del carismatico e siano capaci di coalizzare sensibilità anche diversi.

«Resta nella memoria quello nel pre-Conclave del 2013 in cui l’allora arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio suscitò emozione ed entusiasmo parlando della sua visione di Chiesa in uscita da sè stessa», racconta a Milano Finanza Piero Schiavazzi, professore straordinario di Geopolitica Vaticana dell’Università Link. Fu uno slancio coinvolgente che ha portato all’elezione di Francesco e al mandato datogli dal Collegio cardinalizio di riformare la Chiesa dalle fondamenta. «Come allora, anche questa volta il Conclave sarà veloce», assicura il professore.

Il Conclave come l’assegnazione di un’Olimpiade

Ma a differenza del 2013 quest’anno l’Italia entra in Conclave con il 12% degli elettori, rispetto al 24% del 2013. «In pratica, l’incidenza percentuale italiana nel Conclave si è dimezzata», spiega il professore. «Gli italiani erano 28 su 115 ora sono 17 su 135 aventi diritto. Una percentuale  questa che ci penalizza. Anche perché con Papa Francesco, che ha globalizzato la Chiesa, per la prima volta abbiamo una rappresentanza determinante dell’Africa e dell’Asia che hanno oggi delle aspettative legittime ad indicare un Papa, anche perché sono i continenti dove il fatturato d’anime sta crescendo. Addirittura in Africa le vocazioni crescono più della popolazione. È quindi legittimo, come nell’assegnazione di un’Olimpiade o di un Mondiale, che quei mercati vogliano avere momenti decisionali. Ci proveranno. Se poi ci sarà uno scontro di continenti, tanto da provocare uno stallo al Conclave, allora lì entreranno in gioco gli italiani», assicura il vaticanista.

I grandi mediatori per eccellenza, «sono, infatti, proprio gli italiani che da duemila anni hanno una visione universale da Roma dei problemi». Due nomi su tutti: Pietro Parolin e Matteo Zuppi. «La loro età, entrambi 70enni, li rende idonei al ruolo, sia sotto il profilo della capacità di mediazione, sia sotto quello della popolarità universale».

E Pierbattista Pizzaballa? «Su di lui la riserva potrebbe essere proprio quella della giovane età, 60 anni. L’indicazione che viene dagli ultimi conclavi è, invece, quella di un Papa anziano, proprio perché si veniva dal pontificato lunghissimo di Papa Woityla. Se si conferma questa linea di tendenza, dunque, è legittimo pensare che forse non è ancora il turno di Pizzaballa, che dovrà attendere forse il prossimo turno», spiega nella sua analisi il professore.

Il paragone migliore è quello di una gara ciclistica. «Non è il momento della volata per gli italiani, la volata arriva dopo, non arriva in partenza», spiega Schiavazzi. 

La campagna elettorale di Donald Trump a Roma

L’eredità di Bergoglio plasma la prospettiva del prossimo pontefice, eletto da un’assemblea in cui l’Asia è volutamente sovrarappresentata «proprio perchè l’investimento strategico di Bergoglio è stato quello verso l’Asia dove gravita il centro dello sviluppo demografico ed economico del XXIesimo secolo, con un enorme potenziale di crescita per la Chiesa». In questo scenario il presidente americano Donald Trump «sarà a Roma per interrompere quella che a lui appare una «deriva della barca di Pietro» verso la Cina.

Nella visione di un mondo bipolare il tycoon, che nel suo discorso di insediamento ha fatto quello che definisco un vero e proprio «pontificale» contro le encicliche di Papa Francesco, viene per invertire questo trend e a porsi sul massimo palco del pianeta a «pontificare» nel momento in cui la sede è vacante. L’interesse dell’America è quello di avere un Papa che inverti o rallenti il trend dopo l’accordo segreto con la Cina fatto da Bergoglio nel 2018 e rinnovato nel 2024 per altri 4 anni».

Ecco perché i preferiti di Donald Trump sono Raymond Burke (al quale Bergoglio aveva tolto gli incarichi) e il cardinale di New York Timothy Dolan. «Nessuno dei due è un cardinale nominato da Bergoglio ed entrambi sono due noti dissenzienti dalla linea di Francesco», spiega Schiavazzi. Un tentativo, questo di Trump, che difficilmente andrà in porto. Tutto si giocherà «nel microcosmo della Sistina dove si attiverà un meccanismo misterioso e un semplice passaparola può trasformarsi improvvisamente in corrente ascensionale, come accadde con Bergoglio», conclude il professore. (riproduzione riservata) 



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