La Germania ha paura per il futuro: per questo ha votato decisamente a favore di Merz, il leader rassicurante della Cdu-Csu. Il successo riportato da Afd approfondisce sicuramente il solco che divide ormai da tempo la società tedesca, ma non ha determinato quello strappo che tutti temono, sul futuro delle relazioni nell’ambito della Unione europea ed ancor più nei confronti della Russia.
Due anni di recessione sono duri da digerire, soprattutto per un Paese come la Germania che ha sempre macinato record di crescita nella stabilità. Ma non c’è solo questo: il malessere, profondo, riguarda la profonda trasformazione delle direttrici che sembrano irrecuperabili anche se le hanno assicurato prosperità e successo da oltre un quarto di secolo. Il violento mutamento del contesto geopolitico, determinatosi tre anni fa con la invasione della Ucraina da parte della Russia, segna il prima ed il dopo.
Tutto è cambiato: dai rapporti sempre più aspri con gli Usa per via del riequilibrio commerciale e del maggior impegno richiesto nell’ambito della Nato, alle relazioni ormai interrotte con la Russia, a quelle raffreddatesi con la Cina che nel 2024, per la prima volta da anni, è tornata ad essere solo il secondo partner commerciale rispetto all’America che ha riconquistato il primo podio.
La coalizione al governo dal dicembre del 2021 è stata duramente punita alle urne: sulla base dei primi exit-poll, che hanno confermato in pieno i sondaggi, i Socialdemocratici del Cancelliere Olaf Scholtz sono caduti ai livelli più bassi di sempre, perdendo quasi il 10% dei consensi.
I Liberali della Fpd, che avevano aperto furbescamente una crisi al buio a dicembre per tirarsi fuori dai guai, lottano per superare la soglia dello sbarramento del 5% rischiando ancora una volta di non tornare al Bundestag; i Verdi, a loro volta, perderebbero consensi e seggi. La disciolta coalizione “semaforo” non ha più alcuna possibilità di riprendere la guida del Paese.
A gonfie vele, come ampiamente pronosticato, c’è la Cdu-Csu guidata da Friedrich Merz: è il primo partito, che oscilla tra il 28% ed il 30%, guadagnando tra i quattro ed i cinque punti percentuali rispetto al 2021. Come secondo partito, col 20%, e questa è la vera novità, c’è la Afd di Alice Wiedel: in pratica, raddoppierebbe voti.
Insieme, Cdu-Csu ed Afd avrebbero la maggioranza numerica del Bundestag, ma la distanza ideologica con il partito di estrema destra, accusato di simpatie filonaziste e filorusse rimane incolmabile: Merz lo ha già detto, dopo i primi exit-poll, che non farà nessun accordo con AfD.
Il futuro della Germania non passa dunque da una svolta a destra, ma con grande probabilità dalla stessa Grande Coalizione, tra Cdu-Csu e Csu, che ha sostenuto per sedici anni filati la cancelliera Angela Merkel: a sinistra, si lascerebbero fuori tanto i Verdi che sono stati puniti alle urne che Die Linke che sembra ormai destinata a non entrare mai in alcuna maggioranza. Fuori dal Bundestag, rimarrebbero non solo i Liberali della Fpd ma anche il nuovo partito di estrema sinistra Bsw di Sarah Wagenknecht.
Il problema politico per la Germania non sono affatto i numeri che servono per formare una nuova Grande Coalizione, ma la capacità di delineare la strategia da seguire nel nuovo corso impresso dalla Presidenza Trump alle relazioni internazionali: c’è una nuova Yalta che si prefigura, ed in Europa la Germania non sarà più il bastione dell’Occidente.
Il riequilibrio delle relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico è ormai la priorità assoluta degli Usa, ed il mercantilismo tedesco non ha più futuro. Sono le strategie politiche ed economiche in grado di affrontare questi cambiamenti epocali, quelle che servono al prossimo governo tedesco: i soli numeri per fare una maggioranza al Bundestag, da soli, servono a poco. (riproduzione riservata)