I dazi del presidente Donald Trump spingono in rialzo l’inflazione negli Stati Uniti. A dirlo sono gli ultimi dati del Bureau of Labor Statistics che per il mese di giugno segnalano un indice dei prezzi al consumo in aumento del 2,7% su base annuale, sopra il 2,4% di maggio, ma linea con le attese degli economisti, che da tempo avevano stimato un impatto sui prezzi proveniente dalle tensioni commerciali. Su base mensile i prezzi hanno segnato un +0,3%, in linea con le previsioni. L’indice core (al netto dei prezzi più volatili di energia e alimenti) è salito invece del 2,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e dello 0,2% su base mensile.
La risalita dei prezzi al consumo segna un possibile ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate in parte dai dazi. Lo scenario rende la Federal Reserve più prudente nel proseguire con un ciclo di tagli ai tassi. Dopo i tre ribassi dello scorso anno, la banca centrale Usa non ha ancora ritoccato il livello del costo del denaro nel 2025, come ha invece fatto la Banca Centrale Europea.
Per questo motivo Donald Trump ha più volte insultato il presidente della banca centrale Jerome Powell, invitandolo a tagliare i Fed Funds. «È uno zuccone, ho provato a essere gentile ma non serve a niente», ha detto lunedì Trump, definendo Powell uno «stupid guy».
Adesso, secondo gli analisti, i dati relativamente forti potrebbe intensificare le pressioni dell’amministrazione Trump sulla Fed per un taglio dei tassi. «Potremmo vedere i rendimenti a breve termine sostenuti da queste aspettative», ha spiegato Mark Dowding, cio Fixed Income di Rbc BlueBay Am, sottolineando che un’eventuale nomina di un nuovo presidente della Fed più favorevole a politiche espansive potrebbe far salire anche i rendimenti a due anni, mentre quelli a lungo termine potrebbero risentirne negativamente. Le tensioni commerciali e il destino del presidente Powell hanno intanto già spinto su nuovi record i rendimenti dei Treasury a lungo termine.
Gli analisti si aspettano che la banca centrale mantenga il tasso di riferimento nell’intervallo 4,25%-4,50% nella riunione di fine luglio. I verbali della riunione del Fomc del 17-18 giugno, pubblicati scorsa settimana, hanno indicato che solo «un paio» di membri considerano possibile un taglio dei tassi già nella prossima riunione del 29-30 luglio. Nel frattempo, continuano a emergere dichiarazioni prudenti dai membri del board. Beth Hammack, presidente della Fed di Cleveland, ha dichiarato ieri in un’intervista di non «vedere una necessità imminente di tagliare i tassi», aggiungendo che l’attuale livello dei tassi è «vicino a quello neutrale». (riproduzione riservata)