Ogni cinque anni gli occhi del mondo sono puntati su Bruxelles. E lo restano per mesi, quelli che sono serviti a Ursula von der Leyen per accontentare governi e partiti, e ricevere così l’ok per la sua seconda squadra. Dietro la Commissione, però, c’è un esercito di funzionari che muovono gli ingranaggi dell’Ue e accentrano nelle loro mani grandi poteri, vigilando sulle procedure d’infrazione e sui procedimenti contro le big tech.
Figure tecniche, nominate dopo concorsi, ma che possono fare carriera anche in base a logiche politiche. Soprattutto i vertici, professionisti di alto profilo ma che necessitano dell’approvazione finale del collegio dei commissari, sempre alla ricerca dell’equilibrio tra Paesi.
Non a caso francesi, tedeschi e italiani guidano un numero simile di direzioni generali, l’equivalente in Europa dei ministeri. Le più importanti sono quelle delle materie di competenza esclusiva dell’Unione, come commercio e concorrenza. Ma con gli anni continua ad aumentare il peso dei dossier in cui la competenza è concorrente con gli Stati, basti pensare all’energia, al mercato unico o alla migrazione.
L’Italia gestisce una delle direzioni generali più strategiche, la Connect, che si occupa di tecnologie critiche come l’AI, la blockchain o il 5G. La responsabilità politica è della vice presidente esecutiva Henna Virkkunen, mentre la guida tecnica è di Roberto Viola, con un passato da segretario generale all’Agcom e prima ancora all’Agenzia Spaziale Europa.
È in mani italiane anche la dg Salute con Sandra Gallina, funzionaria che durante la pandemia ha trattato con big pharma per i vaccini. L’altra figura di peso è l’ex presidente della Consob, Mario Nava, che da giugno dello scorso anno è al vertice della dg Lavoro.
L’Italia si è aggiudicata anche un altro dossier caro al governo: la direzione sul Mediterraneo e i Paesi del Golfo, nata all’inizio di quest’anno. La dirige il diplomatico Stefano Sannino, allontanato dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna da Kaja Kallas, che ora se lo ritrova a occuparsi di politica estera in zone chiave per l’Italia e con strumenti finanziari che l’Alto Rappresentante non possiede.
In fatto di soldi, in realtà, comandano Francia e Germania, che in Europa fanno valere tutto il loro peso economico e demografico. La direzione Bilancio è stata affidata alla francese Stephanie Riso, che nei prossimi mesi si prenderà la scena perché è al lavoro sulla proposta per il nuovo budget dell’Ue.
La Francia guida anche la potentissima dg della vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, quella sulla Concorrenza, dove Olivier Guersent presidia gli interessi di Parigi su grandi dossier come le multe alle big tech. Il direttore andrà in pensione quest’anno e di sicuro il presidente Emmanuel Macron proverà a riempire la sua casella con un altro francese.
Il potere della Germania è forse superiore. La tedesca Sabine Weyand è al vertice della dg Commercio, tornata centrale con i dazi di Donald Trump. La sua connazionale Kerstin Jorna comanda la dg Grow (mercato interno e industria), quella che dovrà realizzare l’agenda Draghi sotto la guida del vicepresidente esecutivo francese Stéphane Séjourné.
Sono in mani tedesche, inoltre, due materie critiche come Ambiente e Migrazione. Quest’ultima è assegnata a Beate Gminder, funzionaria allineata con von der Leyen e grande amante dell’Italia, dove spesso va in vacanza.
Fino a qualche anno fa la Germania presidiava anche l’organo che coordina i lavori delle circa 40 direzioni generali esistenti. La gestiva il segretario generale Martin Selmayr, prima capo di gabinetto di Jean-Claude Juncker e famoso per la sua capacità di mettere in riga i funzionari ribelli.
Dal 2020 la dirige la diplomatica lettone Ilze Juhansone, che ha uno stile più discreto. Dietro le quinte è rimasto comunque un tedesco a fare le veci di Selmayr, Bjoern Seibert, potente braccio destro di von der Leyen.
Ma l’Europa non è solo Italia, Francia e Germania. Nel 2020 l’Olanda ha assunto il comando della dg Economia con Maarten Verwey, tecnico che nel 2015 ha guidato la task force nominata dall’Unione per risanare i conti pubblici della Grecia.
È spagnolo invece il direttore dei servizi legali dell’Ue: si chiama Daniel Calleja Crespo, grande amico del vicepremier italiano Antonio Tajani. La vicinanza con la Russia può aver inciso sulla scelta del finlandese Timo Pesonen alla Difesa, strategica ora che saliranno gli investimenti nel settore.
La centralità delle direzioni generali è legata agli incarichi di cui si occupano. I funzionari scrivono le proposte di legge della Commissione e svolgono un lavoro di consulenza. In genere non limitano i commissari ed esercitano una moral suasion solo tecnica perché verificano se i provvedimenti hanno le coperture o una base nei Trattati. Alcuni dg, però, riescono ad accentrare su di sé un potere tale da frenare l’azione di chi sta sopra di loro.
La natura non prettamente politica fa in modo che questi funzionari non decadono quando viene nominata una nuova Commissione. Ma ogni cinque anni, col cambio dei vertici di Bruxelles, qualche faccia diversa compare anche tra i direttori generali. (riproduzione riservata)