Tra Stati Uniti, AI e Italia come jolly, il futuro degli investimenti in azioni si gioca sulla strategia di lungo termine e sulle coperture valutarie. «Oggi siamo abbastanza neutri-positivi sul mercato azionario, questo perché il nostro approccio è sempre stato quello di prendere le distanze rispetto alle notizie e alle paure del momento. Abbiamo, infatti, una strategia di lungo termine», sottolinea a Milano Finanza Alfredo Piacentini, co-fondatore di Decalia, società di gestione basata a Ginevra con 6 miliardi di euro di masse (è presente a Milano con Decalia Sim).
«Diversifichiamo molto il portafoglio, mantenendo un’asset allocation stabile che cambia solo in momenti chiave o eccezionali come è stato con il Covid. Inoltre, come protezione, spesso utilizziamo strumenti di copertura sui cambi e/o sui mercati finanziari con opzioni put e prodotti strutturati». Infatti, anche il rischio cambio deve essere attentamente monitorato. Il 2025 è l’anno horribilis del dollaro. Chi non si è coperto ha perso parecchio.
«Purtroppo in Italia non c'è una vera tradizione della copertura monetaria perché si parte sempre dal presupposto, sbagliato, che si possa recuperare la svalutazione della moneta. Non è così», osserva Piacentini. In media chi quest’anno non si è coperto sul dollaro ha perso il 13% solo sulla parte valutaria. «Per questo adottiamo sempre una politica di copertura passiva: un nostro cliente avrà circa il 20-25% del suo portafoglio in dollari e il 10% in altre valute».
Decalia è sempre stata più esposta agli Stati Uniti che all’Europa per svariate ragioni. In primo luogo, «non crediamo nel decoupling dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti. Abbiamo visto solo per brevi periodi l’Europa salire e l’America scendere, alla fine gli Usa performano sempre meglio. E le motivazioni», spiega Piacentini, «sono semplici: una moneta unica, un governo unico, una flessibilità straordinaria del mercato del lavoro e dell'economia. In secondo luogo, privilegiamo il growth rispetto al value, il che non vuol dire che non abbiamo azioni value, ma in proporzione ne abbiamo meno.
Detto questo, negli ultimi mesi abbiamo aumentato leggermente l’esposizione all'Europa perché le banche, il vero motore del mercato, stanno performando bene». Al contempo Decalia ha cavalcato l'onda sia delle Magnifiche Sette a Wall Street, «Apple e Alphabet non sono così care», sia dei titoli tecnologici legati all’AI, un mondo molto vasto perché l’ecosistema intorno all'intelligenza artificiale va dai chip, ai motori di ricerca, fino a internet. «Riteniamo che ci sia ancora molto potenziale e non vedo bolle», assicura Piacentini.
Lo scorso 16 settembre la società ha presentato a Milano agli investitori istituzionali il fondo Decalia Muse, lanciato a dicembre 2015, che mira alle azioni di qualità con solidi bilanci, con un'attenzione particolare al risk management; il focus è sulle tendenze di lungo periodo, ad esempio i veicoli a guida autonoma, difesa e aerospazio, transizione energetica, automazione e robotica, AI, beni di lusso con una particolare attenzione al posizionamento del brand.
Invece, il fondo IMGP Italian Opportunities (lanciato a settembre 1996) seleziona un portafoglio di 50-60 società italiane, basandosi sull'analisi fondamentale. Si tratta di società con un forte track record storico. Decalia guarda sia ad aziende del Ftse-Mib, come Prysmian, Unicredit, sia a un basket selezionato di mid-small cap: Sol, Brunello Cucinelli e Maire.
«La difesa è un settore che ha davanti a sé un futuro roseo perché, purtroppo, in Europa non andiamo verso una pace disarmata, ma armata. C’è ancora molta strada da fare per raggiungere questo obiettivo senza l’aiuto degli Stati Uniti. Mentre per l’energia rinnovabile ci vorrà più tempo del previsto anche se il trend continuerà nei prossimi anni. Anche il tema delle auto elettriche ultimamente ha sollevato molte perplessità. Diversamente», continua Piacentini, «l’intelligenza artificiale è una vera rivoluzione. Non credo che spariranno mestieri interi, ma diventeremo molto più efficienti grazie all’AI. Per cui tutto quello che riguarda questo mondo è un investimento molto interessante. Più difficile è identificare in questo ecosistema così ampio e variegato i vincitori dei prossimi cinque anni».
Un omaggio, infine, all’Italia che sta vivendo un momento un po’ magico dovuto per lo più al periodo terrificante che stanno attraversando i grandi Paesi europei come Germania, Gran Bretagna e Francia. «La promozione da parte di Fitch a BBB+ è sicuramente uno smacco per la Francia che è stata retrocessa. È il ritorno del pendolo: prima l’Italia era considerata una nazione deficitaria, inefficiente e politicamente instabile. Dopo la nomina a premier di Giorgia Meloni la situazione è cambiata. Senza operare grandi cambiamenti, gli investitori esteri hanno premiato la stabilità ritrovata», nota l’esperto.
È innegabile che in Italia c’è un problema di debito pubblico, ma è un problema compensato dalle famiglie ricche, che risparmiano, e da imprese che vantano fondamentali solidi e non sono così tanto indebitate. Dunque, il grosso del debito italiano rimane nel Bel Paese. Invece, in Francia più del 50% del debito pubblico è nelle mani degli stranieri, Giappone in primis. Per questo, chiosa Piacentini, i Btp sono meno a rischio, contribuendo alla percezione di stabilità del Paese, contrariamente alla Francia. (riproduzione riservata)