Mentre si definisce chiaramente l'operazione Montepaschi, si può intravedere qualche evoluzione nel rapporto tra Unicredit e il governo tedesco a proposito dell'operazione che questo giornale ha ribattezzato, per brevità,Unicommerz? Se si sta ai riflessi delle dichiarazioni rilasciate dall'ad di Unicredit, Andrea Orcel, e della pari-grado di Commerzbank Bettina Orlopp in occasione del recente convegno promosso da Handelsblatt, si dovrebbe concludere di no. La banca di Piazza Gae Aulenti ha il 26% di Commerz e si propone di raggiungere il 30% entro l'anno, dopodiché scatterebbe l'obbligo dell'opa obbligatoria.
Per ora Orcel considera il veto all'acquisizione, da parte del governo, un fattore non esclusivo e ritiene un "diversivo" il diniego della Orlopp a una presenza di un esponente di Unicredit nel consiglio di sorveglianza dell'istituto tedesco in quanto banca concorrente. Insomma, per ora non si può dire che i rapporti trai due manager siano migliorati. Non è da escludere, tuttavia, che negli "interna corporis", al di là delle apparenze, si stia lavorando per valutare qualche soluzione praticabile. Il fatto è che, da parte tedesca, l'autonomia della Commerz e forse un suo futuro stand alone sono diventati l'obiettivo di una strategia nazionale sul quale sono impegnati il governo, a partire dal cancelliere Friedrich Merz, la governance della banca, la rappresentanza del personale. Avere uno schieramento così autorevole e compattamente contrario non è un episodio ricorrente. Dall'altra parte, salvo che, come accennato, non si operi per linee interne, la posizione di Unicredit sembra non rendersi conto della forza del suddetto schieramento.
Si confida su di un presunto aiuto che può venire, per esempio, dalla Bce, magari in nome della non interferenza politica e del primato ed esclusività delle regole? Troppo poco perchè il governo tedesco può pur sempre rispondere attivando propri strumenti giuridici a tutela di asseriti interessi nazionali. Le situazioni sono diverse: ma cosa ha deciso il Governo italiano proprio nei confronti dell'ops di Unicredit sul Banco Bpm? E' immaginabile che comportamenti similari non possano, invece, essere tenuti dall'esecutivo tedesco qualora ritenesse di ricorrere a un tale atteggiamento difensivo, al limite o anche in connessione con l'eventuale lancio della stessa opa obbligatoria? Certo, il tema si allarga e, a poco a poco, tocca l'intervento pubblico in economia, con i suoi limiti, all'interno dell'Unione.
D'altro canto, nella situazione della Commerz, il governo era da tempo presente nell'azionariato dell'Istituto. E il pubblico, qualora sia in completa parità con il privato sotto il profilo delle opportunità e degli oneri rispondendo alle regole della concorrenza e del libero mercato, non può essere sicuramente contestato. Il fatto è che finora, pur in presenza di alcuni spiragli, l'Unicredit appare non aver voluto sfruttarli. Ma dovrebbe essere chiaro che con una posizione di forza non si conseguono successi, per di più in una banca, considerato l'interesse pubblico, dimostrato dalle regole e dai controlli, che si applicano agli istituti di credito. Insomma, non basta essere un grande esperto in materia bancaria, finanziaria e societaria in genere, riconosciuto anche a livello internazionale. Occorrono quell'esprit de finesse proprio dei grandi banchieri storici, quella disponibilità al confronto dialettico e alla maieutica, quella progettualità di soluzioni e mediazioni che sono in grado di arrivare un risultato positivo. Non si può rispondere solo con aggettivi anche se l'altra parte nell'impiego di questi eventualmente si eserciti. Occorre fino all'ultimo trattare e negoziare. (riproduzione riservata)