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Columbia Threadneedle: perchè l'inflazione non è un problema
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Columbia Threadneedle: perchè l'inflazione non è un problema

di Marco Vignali
30 marzo 2021, 16:55 Ultimo aggiornamento: 16:57

Gli stimoli fiscali e le politiche accomodanti creeranno un'inflazione "momentanea". Il focus per l'investitore non deve dunque cambiare: la sostenibilità resta l'aspetto cruciale e la crescente allocazione di capitali sosterrà ulteriormente il comparto Esg

Durante l’incontro “Faster recoveries and inflated inflation fears - should investors be worried?”, Colin Moore, global chief investment officer, e William Davies, chief investment officer e responsabile azionario di Columbia Threadneedle Investments, hanno offerto un’interessante panoramica per quanto riguarda la ripresa economica e i mercati finanziari, anche e sopratutto in merito a ciò che si sta verificando di recente relativamente a inflazione e tassi di interesse.
 
Gli esperti di Columbia Threadneedle si sono soffermati su diversi punti. In primis, come evidenziato da Moore, “grazie allo stimolo della Fed e all'efficacia dei vaccini, i tempi di recupero dell’economia si sono accorciati e hanno portato con sé un ottimismo che ha condotto i mercati a riflettere su questa ripresa accelerata”. Nonostante questo rinnovato senso di fiducia, la ripresa complessiva rimane decisamente disomogenea, con alcuni Paesi, Cina in primis, che godranno di uno slancio maggiore rispetto agli altri.

“La Cina ha chiuso l’anno 2020 in crescita, quindi non ha subito un vero e proprio shock economico, come invece i Paesi sviluppati. Il Paese asiatico si posiziona come quello in grado di offrire una crescita migliore, anche alla luce delle campagne di vaccinazione”, evidenzia Moore, ribadendo l’importanza del roll-out dei vaccini, che dovrà essere il più efficace e rapido possibile. Inoltre, “anche se si stima che per il 2022 si tornerà, negli Usa e a livello globale, agli stessi livelli di pil del 2019, non è detto che le risorse vengano impiegate allo stesso modo”, argomenta l’esperto.
 
Moore ha anche posto l’accento su come, mediante un’analisi approfondita condotta da un team di esperti di Columbia Threadneedle, si sia potuto costatare che in realtà i mercati azionari, eccezion fatta per le top 20 compagnie growth, non risultano assolutamente sopravvalutati. Questa considerazione, avvalorata dal contesto storico attuale con tassi ai minimi e un’elevata immissione di liquidità, dovrà esser tenuta ben presente dagli investitori che intendono puntare su settori come il value. Infatti, secondo Moore, “è vero che si è assistito ad una rotazione abbastanza decisa verso i settori value o ciclici, ma è altrettanto vero che il sentiment rimane costruttivo, motivo per cui tutto il mercato in generale è ben sostenuto”.
 
E’ anche vero che di recente un aumento dei tassi ha portato parte dei mercati azionari a soffrire più del previsto. Tuttavia, l'aumento dei rendimenti dei Treasury Usa e delle aspettative di inflazione è visto come qualcosa di carattere congiunturale. Riprendendo le stime dell’Oecd, William Davies ha evidenziato come gli stimoli fiscali da 1,9 trilioni dovrebbero contribuire per circa 3-4 punti percentuali alla crescita del pil statunitense nel 2021. Questo senza considerare le condizioni super accomodanti imposte dalla Fed, che agevoleranno ulteriormente la ripresa dei consumi e della domanda. Secondo Davies, sebbene le prospettive di inflazione siano crollate lo scorso anno e permangano comunque al di sotto di alcuni livelli eccessivamente elevati, si sta assistendo ora ad un’impennata nelle aspettative.
 
Cosa vuol dire per i mercati? Davies ha illustrato come l’azionario statunitense, preso come proxy, non solo abbia sofferto in periodi di elevata inflazione, ma abbia patito anche scenari eccessivamente deflazionistici. Fino a quando la situazione resta ad un livello intermedio, il tutto sembra poter essere accettato abbastanza positivamente dagli investitori, che si dovrebbero eventualmente preoccupare solo di alcuni eventi di natura temporanea, come il rialzo dei Treasury a cui si sta assistendo ora.
 
“Sicuramente l’inflazione salirà, per diverse ragioni: enormi stimoli, una politica monetaria “loose”, la ripresa economica. Può darsi che l’inflazione raggiunga il 2% nel 2021, ma gli investitori dovrebbero preoccuparsi di cosa questo comporterà nel medio-lungo termine, non solo da qui ad un anno, dove il risultato appare scontato. Infatti, analizzando le fondamenta e i motivi per cui vi sarà un aumento dei livelli di inflazione, si nota che i fattori che faranno da driver sono tutti elementi che non possono durare in eterno. La cosa importante è capire se l’inflazione resterà sostenuta a prescindere da questi, fattispecie che riteniamo improbabile. Tuttavia, la cosa principale è capire che stimoli e politiche accomodanti non potranno durare in eterno, quindi una volta appurato che nel 2021 questo porterà a un’elevata inflazione, ci si deve concentrare su ciò che avverrà dopo, per esempio nel 2022 o nel 2023”.
 
Come muoversi nel lungo termine appare dunque scontato. “Guardando oltre, ciò che notiamo è che la sostenibilità resta il tema su cui puntare. Molte aziende si stanno attrezzando per essere più sostenibili e perseguire obiettivi ambientali, sociali e di governance, portando una discreta allocazione del proprio capitale verso queste aree. Ciò imprimerà sicuramente una crescita importante a questo segmento di mercato”, sottolinea Davies. Nel breve periodo ci potranno essere diverse oscillazioni in questi settori, legate all’andamento dei tassi di interesse, anche se in ogni caso l’irripidimento della curva, con il conseguente aumento del costo del debito, non potrà durare a lungo. “Nel lungo termine verranno premiate le compagnie che hanno valori sostenibili e una crescita reale”, argomenta Davies, ricordando infine di sottopesare nei propri portafogli la componente obbligazionaria e prediligere, al più, quella con una duration ridotta. (riproduzione riservata)



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