La Commissione Ue ha ridotto in modo eccessivo i requisiti di reporting sul clima per le società europee nel recente pacchetto Omnibus, secondo la Bce. In un parere ufficiale, firmato dalla presidente Christine Lagarde, la banca centrale ha invitato i legislatori Ue a «valutare ulteriormente l’ambito della reportistica di sostenibilità, al fine di garantire che rimanga adeguatamente calibrata».
L’Ue è divisa tra la necessità di fare passi avanti sui rischi climatici e la spinta alla semplificazione delle regole per imprese e banche.
La direttiva Csrd impone a circa 50 mila aziende con oltre 250 dipendenti di divulgare informazioni sull’impatto ambientale e sociale per renderle più trasparenti agli investitori e ai consumatori.
Ma la Commissione Europea ha di recente varato il pacchetto Omnibus che modifica le direttive Csrd e Csddd riducendo i requisiti di reportistica dell’80%. In particolare le regole sarebbero applicabili solo a società oltre 1000 dipendenti.
Questa modifica, però secondo la Bce, «potrebbe limitare in modo significativo l’accesso degli stakeholder a informazioni importanti e portare a risultati indesiderati». Innanzitutto Francoforte ha osservato che oggi la Csrd copre soltanto il 37% delle emissioni di CO2 prodotte dalle società nell’Unione. Questa percentuale si ridurrebbe in modo significativo.
La Bce ha rilevato che «alcuni emettitori significativi, anche nel settore dei combustibili fossili, potrebbero non rientrare nell’ambito di applicazione dell’obbligo di rendicontazione. La conseguente mancanza di dati potrebbe mascherare i rischi finanziari legati al clima». Sarebbero esclusi anche alcuni gruppi che già oggi comunicano i dati.
In secondo luogo la Bce ha stimato che la riduzione dei requisiti comporterebbe l’esclusione di una banca significativa su otto e di quasi tutti gli istituti minori creando disparità tra gruppi e un «set incompleto» riguardo all’informativa Esg per il settore bancario. «Occorre ricordare che i rischi Esg non sono necessariamente proporzionati alle dimensioni di una banca», ha osservato la Bce.
La banca centrale ha così suggerito di considerare «ulteriori opzioni che potrebbero sostenere l’obiettivo di semplificazione della Commissione, conservando al contempo i vantaggi della rendicontazione di sostenibilità per la competitività e per la gestione dei rischi legati al clima».
In particolare «una possibilità» sarebbe quella di includere nelle modifiche proposte alla Csrd un obbligo di rendicontazione per le imprese con un numero medio di dipendenti superiore a 500 e inferiore a 1000. Queste imprese «medio-grandi» potrebbero essere soggette a un obbligo di rendicontazione semplificato e «proporzionato alle capacità e alle caratteristiche delle imprese, nonché alla portata e alla complessità delle loro attività».
Inoltre la Bce ha suggerito che, per evitare difformità nel settore finanziario, «almeno tutte le banche significative» siano soggette a requisiti di reportistica. Nella normativa sarebbero così compresi anche «gli istituti significativi con meno di 500 dipendenti, che dovrebbero essere soggetti agli stessi obblighi delle imprese medio-grandi».
Secondo la la banca centrale, «nel semplificare la legislazione in materia di sostenibilità, è importante trovare il giusto equilibrio per garantire che siano mantenuti i vantaggi della rendicontazione di sostenibilità per l’economia europea e per il sistema finanziario, assicurando al contempo che il quadro normativo sia proporzionato».
La Bce, che si occupa della materia perché incide su supervisione, politica monetaria e stabilità finanziaria, ha comunque invitato i legislatori Ue a raggiungere un accordo sulle proposte «il prima possibile e al più tardi entro la fine del 2025». (riproduzione riservata)