La Commissione Europea presenta il Clean Industrial Deal, l’insieme di provvedimenti per aggiornare il Grean Deal e aiutare i settori (come l’auto) più in difficoltà. Bruxelles crede che la transizione energetica sarà un motore di crescita per le aziende perché le renderà più competitive. I costi però non possono essere addossati su famiglie e imprese, quindi l’Ue lancerà una banca per la decarbonizzazione, che avrà 100 miliardi in dotazione.
Circa 20 miliardi arriveranno dal fondo per l’innovazione, gli Stati Membri contribuiranno invece con 30 miliardi, mentre dalle aste per le emissioni tra il 2028-32 giungeranno 33 miliardi. A queste somme si aggiungeranno 2,5 miliardi da InvestEu, che con l’effetto leva saliranno a 10 miliardi.
Così la nuova banca avrà a disposizione circa 100 miliardi, che con un secondo effetto leva arriveranno a mobilitare 400 miliardi in totale. A ciò si sommeranno i contributi della Bei e di altri fondi a disposizione dell’Ue, come quelli per la coesione. L’ultimo tassello arriverà dal privato, ad esempio dai fondi pensione, pronti a investire a lungo termine in Europa se gli saranno offerte le condizioni giuste.
Altre risorse saranno reperite semplificando e rendendo più rapidi gli aiuti di Stato legati al Clean Industrial Deal, cioè quelli per le rinnovabili, la decarbonizzazione e la produzione di tecnologie pulite. Inoltre, il regolamento InvestEu sarà modificato per smuovere fino a 50 miliardi di investimenti privati e pubblici aggiuntivi, mentre la Bei lancerà una serie di nuovi strumenti finanziari per fornire controgaranzie.
L’obiettivo della Commissione è aumentare la produzione, renderla più pulita e più europea. Per riuscirci sarà stimolata la domanda di beni decarbonizzati e negli appalti pubblici non si guarderà solo al prezzo, ma anche alla sostenibilità, oltre ad attribuire una corsia preferenziale agli attori europei.
L’Ue dovrà anche ridurre le dipendenze sulle materie prime necessarie per la transizione. Ecco perché potenzierà i progetti di estrazione e sfruttamento dei metalli già presenti nel suolo europeo e creerà una piattaforma per acquisti in comune di materie prime per le aziende interessate, in modo da creare economie di scala e negoziare prezzi e condizioni migliori.
L’Ue, insomma, non farà passi indietro sul Green Deal, ma rilancia sulla normativa green individuando le risorse necessarie e alleggerendo i costi per tutelare le imprese energivore e le famiglie in difficoltà. L’Europa paga prezzi due-tre volte superiori di Usa e Cina, e il 13% del suo fabbisogno di gas è soddisfatto ancora dalla Russia. L’obiettivo allora è diventare più indipendenti da Mosca sui combustibili fossili e diversificare i fornitori, concentrandosi su quelli più affidabili, in modo da non finanziare più la macchina bellica russa.
Per abbassare il costo delle bollette il prezzo dell’energia pulita sarà disaccoppiato da quello del gas nel lungo periodo. Nel breve si proverà a sottrarsi alla volatilità del mercato con contratti di fornitura a lungo termine e acquisti congiunti di gas sul modello giapponese. Anche gli Stati Membri dovranno fare la loro parte e sfruttare la normativa fiscale già esistente per ridurre le tasse sull’elettricità alle industrie ad alto consumo.
L’Ue è convinta inoltre di poter conseguire dei risparmi significativi. Già nel 2025 si punta a 45 miliardi, che saliranno a 130 miliardi l’anno entro il 2030 e poi raddoppieranno a 260 miliardi nel 2040. In totale fanno 2.500 miliardi, circa l’1,2% del pil dell’Unione. Come? Con uno sviluppo più rapido delle rinnovabili. Bruxelles ridurrà i tempi di autorizzazione a sei mesi per le procedure più semplici e a massimo due anni per quelle più complesse (ora possono superare dieci anni). In questo modo sarà più facile attrarre investimenti e allontanarsi dai combustibili fossili.
Il Clean Industrial Deal dovrebbe fare dell’Ue la destinazione mondiale degli investimenti per le energie pulite, da indirizzare anche su reti e infrastrutture per renderle più connesse. La Commissione ritiene che la prevedibilità e la stabilità del sistema giuridico europeo sia un vantaggio in un mondo dove prevale l’incertezza per colpa della geopolitica. Ma sa bene che in Europa esistono obblighi ridondanti e scollegati dalla vita quotidiana delle imprese.
Una normativa complessa erode la competitività delle aziende già esistenti e spinge i nuovi operatori, quelli che con nuove idee trainano l’evoluzione tecnologica, a fuggire fuori dall’Ue. Per questo motivo una parte del Clean Industrial Deal si concentra sulla semplificazione delle norme su sostenibilità e investimenti.
Sul primo fronte saranno tutelate soprattutto le pmi, che rappresentano il 99% delle imprese europee e corrono il maggior rischio di essere soffocate dalla burocrazia. L’obiettivo è ridurre almeno il 25% degli oneri amministrativi (per le pmi il 35%) entro la fine di questo mandato. Come? Rendendo la rendicontazione della sostenibilità più accessibile ed efficiente e semplificando la due diligence e il meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio.
Per sviluppare gli investimenti, invece, sarà ottimizzato l’uso dei fondi già esistenti, a partire da InvestEu. Se adottate tutte queste proposte dovrebbero garantire un risparmio complessivo sui costi amministrativi di circa 6,3 miliardi annui e mobiliteranno una capacità di investimento pubblico e privato aggiuntiva di 50 miliardi. (riproduzione riservata)