I prezzi del ferro hanno ancora spazio per correre, almeno nel breve periodo. Secondo lo scenario di base degli analisti di Citi, infatti, i prezzi del ferro potrebbero far segnare nuovi massimi intorno ai 200 dollari per tonnellata nelle prossime settimane, prima di ritracciare e consolidare intorno ad una media di 185 dollari durante il secondo e terzo trimestre e a 160 dollari nel quarto. Il metallo ha raggiunto il massimo storico di 194 dollari lo scorso 27 aprile e, nonostante un importante rialzo già messo a segno, gli analisti di Citi si dicono “rialzisti sui prezzi fino al terzo trimestre, a causa di una curva forward fortemente arretrata”. Tuttavia, “ci aspettiamo che i prezzi del ferro possano scendere sotto l'attuale curva forward dal quarto trimestre in poi, scambiando intorno ad una media di 125 dollari nel 2022”, evidenziano gli strategist.
In particolare, vi sono quattro driver per cui è lecito aspettarsi prezzi un po’ più alti. In primis, la produzione di acciaio in Cina è alquanto solida. “Nonostante le restrizioni a Tangshan e Handan, ci aspettiamo che la produzione totale di acciaio dalle fornaci cinesi rimanga solida nel corso dei prossimi due trimestri”, evidenziano gli analisti, secondo cui si dovrebbe assistere ad un aumento della velocità di produzione negli stabilimenti al di fuori delle regioni che subiranno delle restrizioni, similmente a quanto avvenne nel 2017-2018, quando la Cina per la prima volta ordinò di chiudere le fornaci a nord per combattere l'inquinamento atmosferico. Gli stessi stabilimenti, inoltre, stanno anticipando parte della loro produzione per evitare le potenziali chiusure che potrebbero venir imposte a livello nazionale verso la fine dell'anno.
Un secondo motivo potrebbe essere riconducibile al deficit di ferro proveniente via mare. “Prevediamo un deficit di 18 milioni di tonnellate nel mercato dei minerali di ferro trasportati via mare tra il primo e il terzo trimestre, specialmente a causa della domanda mondiale di acciaio più forte del previsto”, sottolineano da Citi. Questo farebbe seguito a tre anni di deficit importanti (15-30 milioni di tonnellate all'anno), avvenuti tra il 2018 e il 2020. Per tale motivo, gli strategist della banca hanno rivisto al ribasso le loro previsioni sulla domanda di ferro proveniente via mare, considerando l'aumento dei tassi di utilizzo negli altiforni di tutto il mondo. “Abbiamo rivisto al ribasso le stime per il primo trimestre del 2021 sulla fornitura di minerale di ferro via mare, dato che dopo aver analizzato le spedizioni combinate dei primi tre minatori il livello complessivo era comunque al di sotto delle nostre aspettative di ben 4 milioni di tonnellate”, affermano gli strategist.
Secondo Citi, inoltre, l'aumento dei prezzi dell'acciaio, causato della ripresa della domanda post-Covid, e i disavanzi pluriennali di ferro dal 2018 al terzo trimestre 2021, dovrebbero impedire che i prezzi del ferro ricadano immediatamente sotto 100 dollari per tonnellata, anche qualora il mercato del ferro dovesse mostrare delle eccedenze dal quarto trimestre 2021 in avanti. In particolare, i prezzi Hrc degli Stati Uniti sono ora sopra del 30% rispetto al picco del 2008, mentre quelli europei sono in gran parte in pari con il valore registrato 13 anni fa.
Infine, la crescita incrementale della produzione di acciaio fuori dalla Cina dovrebbe provenire in gran parte dagli altiforni e, di conseguenza, le riduzioni che verranno eventualmente imposte alla Cina non dovrebbero nuocere alla domanda globale di minerale di ferro. “La produzione di ghisa degli altiforni fuori dalla Cina è aumentata del l'1,7% su base annuale nel corso del primo trimestre del 2021, con la Corea del Sud e l'Europa in testa alla crescita. La maggior parte dei forni elettrici ad arco non cinesi che avevano chiuso durante la pandemia hanno già iniziato ad operare, ma ulteriori espansioni in tale segmento potrebbero incontrare difficoltà quali la disponibilità di energia e di rottami di acciaio”, concludono da Citi. (riproduzione riservata)