Durante queste ultime settimane dell’anno, diverse notizie positive hanno accompagnato i mercati finanziari, aumentando sensibilmente la propensione al rischio degli investitori e annullando almeno parzialmente le incertezze dei mesi scorsi. L’ultima novità in ordine temporale, nonché forse la più notevole in termini di importanza, è l'approvazione del Recovery Fund dell'Unione europea, che secondo gli analisti dei tassi di Citi “dovrebbe fornire un ulteriore e importante supporto agli spread di rendimento dei titoli di Stato della zona Euro”.
Gli strategist confermano il loro obiettivo di 100 punti base per lo spread di rendimento Btp/Bund a 10 anni entro il secondo trimestre del 2021, il che implicherebbe un abbassamento di circa 18 punti rispetto ai livelli attuali. Stamani lo spread Btp/Bund è stabile a circa 118,2 punti base, con il rendimento del Btp ad un valore attuale di circa lo 0,514%, in prossimità del minimo storico.
Secondo Citi, “l'offerta di bond degli 11 Paesi più grandi dell'Eurozona dovrebbe aumentare leggermente nel 2021, ma per gli spread è probabile che questo aumento sia più che compensato dalla posizione di controllo della curva dei rendimenti della Banca centrale europea. Anche se non assume più il nome di "controllo della curva dei rendimenti", l'obiettivo conta più della stessa definizione, e implica che i rendimenti non potranno salire fino a quando l'inflazione non sarà tornata sulla buona strada", argomentano gli strategist di Citi.
Le comunicazioni sui vaccini contro il coronavirus e i risultati positivi delle elezioni Usa si sono uniti alle rassicurazioni cinesi circa il mantenimento di un adeguato tasso di crescita economico, affiancato dal focus su innovazione e consumi interni. Tutto ciò ha fatto da acceleratore al percorso di miglioramento e salita dei mercati finanziari, i quali hanno chiaramente già iniziato a prezzare l’ipotetica luce alla fine del tunnel della pandemia. Il risultato si è tradotto non solo in una forte performance rialzista dei mercati azionari e creditizi, ma anche in una estrema rotazione settoriale all'interno del mondo azionario, nonché in un importante calo dei rendimenti.
Secondo Ambrosetti AM Sim, “il clima di risk-on si è esteso anche agli strumenti obbligazionari, in particolare alle tematiche a spread, premiando in modo incrementale il rischio del sottostante: il segmento corporate ha registrato un aumento del 3,3% e quello High yield del 4,8%, mentre i bond emergenti hanno registrato una variazione del 4,5%. Sul lato governativo l'Italia è stato il Paese maggiormente premiato, con una crescita dello 0,88% e un rientro dello spread al di sotto della quota di 120 punti”.
Gli analisti di Gam condividono e avvalorano anch'essi questo trend, portando nel contempo alla luce un duplice esempio molto significativo. “Il primo riguarda il titolo governativo decennale portoghese, il cui rendimento a scadenza è entrato in territorio negativo, circostanza inedita nella sua storia. Non ci meravigliamo più nel vedere la curva tedesca con il segno meno davanti su tutte le scadenze, però sorprende pensare che il Portogallo, a rischio di default meno di un decennio fa, oggi possa "guadagnare" finanziandosi”. Secondo gli analisti del gruppo, tutto ciò è stato reso possibile in primis dal percorso virtuoso intrapreso dal governo lusitano, le cui riforme strutturali hanno raddrizzato i conti e migliorato il potenziale di crescita dell'economia, in precedenza ancorata come l'Italia agli ultimi posti europei.
Tuttavia, questo è senza dubbio dovuto anche all'azione rapida ed efficace della Bce, che con i suoi piani d'acquisto di titoli ha dapprima sostenuto l'area euro e in seguito compresso i rendimenti. A tal proposito, secondo Gam “dovremo attendere ancora a lungo prima di parlare di normalizzazione dei tassi d'interesse. Con tutto quel che ne consegue in termini di posizionamento sui governativi europei, a nostro avviso mantengono ancora un proprio ruolo in portafoglio, non in termini di rendimento quanto di difesa nello scenario di deterioramento del quadro economico e epidemico”.
La seconda considerazione riguarda i tassi d'interesse americani: in questi ultimi giorni, i rendimenti reali sono tornati a scendere, toccando nuovamente la soglia del -1%. Il movimento in atto è dovuto alle aspettative di inflazione, cresciute fino a toccare il livello di 1,93%. “In un mondo dominato dalla deflazione, sorprende per certi aspetti il movimento cui abbiamo assistito in questi giorni”, sottolineano gli strategist del gruppo, “anche se le voci di un riavvicinamento tra democratici e repubblicani per far approvare dal Congresso un pacchetto fiscale prima dell'insediamento di Joe Biden potrebbero aver generato tale spinta”.
Con stimoli all'economia per 900 miliardi di dollari, propedeutici ad una successiva manovra incentrata sulle infrastrutture, mercati e tassi vivranno progressi e vuoti d'aria tipici di negoziazioni così complesse. A tal proposito, “ribadiamo in ogni caso la necessità di un accordo, innanzitutto per assicurare protezione all'economia e ai consumi, e in secondo luogo perché i mercati, come dimostrato nella seduta di mercoledì, iniziano ad acquisire una certa sensibilità sul punto”, concludono da Gam. (riproduzione riservata)