Con una delle mosse che più hanno segnato la settimana a Piazza Affari, Cir torna a puntare con forza sull’healthcare. La holding della famiglia De Benedetti ha deciso di riportare al 100% sotto il proprio controllo Kos, il gruppo da oltre 170 strutture tra Italia e Germania. Si tratta della riconquista della piena proprietà dopo otto anni di partnership con F2i, che cede il suo 40,23% per 220 milioni.
È un passaggio che non si limita a ritoccare un perimetro societario: per Cir è nuovo inizio in una parabola imprenditoriale che attraversa mezzo secolo della storia industriale italiana.
Fondata nel 1976 a Torino da Carlo De Benedetti, Cir è una delle più dinamiche holding diversificate del capitalismo italiano. Alla fine degli anni ’70 entra nel capitale di Olivetti, contribuendo alla stagione che avrebbe portato alla creazione di Omnitel e alla trasformazione dell’azienda in un player globale delle telecomunicazioni. Negli stessi anni compra Sogefi, oggi tra i principali produttori di componentistica per l’auto, e a metà degli anni ’80 rileva il gruppo Buitoni-Perugina, ceduto nel 1988 a Nestlé.
En passant, nel 1988, il gruppo tenta anche la scalata alla Société Générale de Belgique. La scalata non va in porto ma eleva l’Ingegnere alla ribalta della finanza europea di quegli anni
L'ingresso nei media, dopo il lodo Mondadori del 1990, portò Cir a controllare il quotidiano la Repubblica e l’intero polo editoriale poi diventato nel 2016 Gedi (oggi, almeno per il momento, ancora di proprietà della Exor di John Elkann). Un’epoca in cui De Benedetti si oppone sul terreno editoriale, industriale e politico a Silvio Berlusconi, in uno degli snodi più complessi della storia del capitalismo italiano.
Nel 2002 nasce la Holding Sanità e Servizi, poi evoluta in Kos: un investimento che nel tempo diventa un perno del gruppo. Il portafoglio della holding si assottiglia negli anni, complice anche il fallimentare investimento in Sorgenia, definito dallo stesso De Benedetti «un insuccesso» al momento dell’uscita nel 2015.
Nel 2020 una svolta: fusione tra Cir e Cofide, governance semplificata e passaggio del testimone ai figli, mentre De Benedetti si concentra sulla sua cassaforte personale, la Romed, che, a dimostrazione della continua versatilità degli investimenti dell’imprenditore, ha chiuso l’ultimo bilancio in utile grazie anche alle criptovalute. Oggi la holding Cir è controllata dai figli di Carlo, i fratelli Rodolfo, Marco ed Edoardo De Benedetti con il 41,7% del capitale e il 54,7% dei voti.
Tornando all’ultima operazione, l’acquisto della partecipazione di F2i - che include un earn-out fino a 30 milioni nel 2026-2027 - porta la valutazione di Kos a circa 550 milioni, multiplo in linea con quelli indicati dal mercato (ev/ebitda 2025-2026 pari a 7,7-6,7 volte). Ma soprattutto, come sottolinea Equita, permette a Cir di accelerare il riposizionamento «da holding diversificata a società pura della sanità», un processo già annunciato nel 2020 e rallentato dalla pandemia.Il mercato ha gradito: il titolo Cir è balzato del 6,5% a 0,701 euro il giorno successivo all’annuncio, mentre Sogefi ha guadagnato il 4,5%.
E con questa operazione il peso di Kos sul Nav di Cir passa dal 37% al 59%, confermando la centralità del settore socio-sanitario nella nuova identità del gruppo.
Ma come va valutata e cosa potrà fare questa «nuova Cir»? Gli esperti vedono in futuro una holding «mono-business» e più semplice da valutare. La scelta di internalizzare Kos al 100% chiarisce il perimetro e offre al mercato un profilo più leggibile. Equita ha già alzato il target price a 0,92 euro, stimando un Nav di 1 euro per azione e uno sconto holding del 7,5%. Una semplificazione che va a ridurre lo sconto strutturale sul titolo - fattore che gli investitori apprezzano.
L’attenzione si sposta ora sul futuro di Sogefi, la cui vendita, secondo gli analisti, non è immediata ma probabile. La controllata della componentistica continua a rappresentare il 24% del Nav e, dopo la vendita della divisione filtri e il rilancio delle sospensioni, gli esperti vedono in una futura dismissione un’opportunità plausibile. Non subito, ma una volta completata la ristrutturazione industriale: una potenziale exit che libererebbe ulteriore cassa e darebbe a Cir un profilo ancora più focalizzato e attrattivo.
L’operazione Kos lascia comunque alla holding 140 milioni di cassa netta: risorse che l’ad Monica Mondardini potrà utilizzare su più fronti. Per continuare il buy-back e valutare un ritorno al dividendo, oltre a sostenere eventuali aumenti di capitale di Kos per finanziare acquisizioni e rafforzare la presenza all’estero in un settore - quello delle residenze per anziani - che vive un boom demografico strutturale.
Per gli analisti il titolo Cir torna attrattivo grazie a una valutazione scontata rispetto al Nav di 1 euro per azione, a un modello di business più stabile dopo il rafforzamento in Kos - settore meno ciclico e più prevedibile dell’automotive - e alla presenza di potenziali catalizzatori come operazioni straordinarie su Sogefi e possibile ritorno al dividendo. La mossa su Kos è letta come l’inizio di una fase più coerente con la tradizionale impostazione da investitore industriale di lungo periodo. (riproduzione riservata)