Le caratteristiche dell’euro digitale «assicurano l’assenza di un impatto significativo o negativo sulla stabilità finanziaria». Lo ha evidenziato ieri Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce, ai banchieri dell’Abi. «Dopo aver discusso a lungo dei rischi, i tempi sono maturi per concentrarsi sul valore aggiunto e le opportunità commerciali innovative» della Cbdc (Central Bank Digital Currency), ha aggiunto Cipollone.
Il membro Bce ha osservato che le banche manterranno un ruolo importante nella distribuzione dell’euro digitale e nell’offerta di servizi aggiuntivi rispetto a quelli base, per esempio riguardo ai pagamenti condizionati. Per gli istituti di credito ci sarà anche il beneficio legato alla creazione di un’infrastruttura valida in tutta Europa. Al momento non esiste un sistema di pagamento utilizzabile in tutta l’area: come ha ricordato Cipollone, negli Usa sarebbe impensabile non poter utilizzare gli stessi strumenti a New York e Los Angeles.
Riguardo a eventuali rischi per la stabilità delle banche, Cipollone ha precisato alcuni aspetti della valuta digitale, rispondendo anche a una domanda del presidente di Unicredit Pier Carlo Padoan. La Cbdc non farà concorrenza agli istituti di credito e non pagherà un tasso di interesse (come non accade per i contanti). Non ci sarà necessità di prelievi in anticipo dai conti correnti (il cosiddetto prefunding). I commercianti e le società non potranno detenere euro digitali (le ultime crisi bancarie negli Usa sono partite da deflussi di depositi corporate).
Soprattutto ci saranno limiti massimi al possesso. Cipollone ha osservato che nel Regno Unito si ipotizza un massimo di 10-20 mila sterline per persona: si tratta di livelli ben superiori a quelli di cui si è parlato nell’Eurozona (attorno a 3 mila euro, ma un gruppo di lavoro è stato avviato per individuare la cifra definitiva). Peraltro sarebbe anche possibile detenere sterline digitali fuori dal Regno Unito.
Sul tema dei costi, su cui è intervenuto il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, il membro del board Bce ha rilevato che gli oneri sarebbero una tantum e recuperabili e che in ogni caso andrebbero confrontati con quelli di uno scenario controfattuale nel quale altri operatori sottrarrebbero alle banche il business dei pagamenti e di avere i dati delle transazioni.
Cipollone ha risposto anche a un rilievo del dg dell’Abi Giovanni Sabatini sull’app dell’Eurosistema sull’euro digitale, evidenziando che occorre la percezione dei cittadini di uno strumento unico, come avviene per i contanti. Quanto ai pagamenti offline, ha aggiunto, serviranno anche per chi ha difficoltà ad accedere al cash. In generale i banchieri non sono apparsi critici riguardo alle prospettive di un euro digitale: il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha parlato di «processo storico inevitabile».
Quanto ai prossimi passi della Cbdc, Cipollone ha rilevato che «la legislazione è ferma al Parlamento ma sta procedendo nel Consiglio dove si stanno analizzando tutti gli articoli del regolamento. C’è un consenso importante da parte dei ministri finanziari». Il membro Bce ha detto che in Europa «ci sono sensibilità diverse» e in particolare i Paesi con schemi nazionali significativi sono più attenti a preservare un’impronta nazionale. «Il livello di consapevolezza è cresciuto moltissimo dopo la pubblicazione del regolamento della Commissione», ha aggiunto Cipollone.
Intanto i vertici dell’Abi hanno inviato una lettera alla presidente della commissione economica del Parlamento Ue, Irene Tinagli, per chiedere che l’ok parlamentare alla garanzia comune sui depositi (che potrebbe arrivare oggi, anche se i governi sul punto sono ancora divisi) sia definito dopo quello sulla gestione delle crisi bancarie. (riproduzione riservata)